Si fa donare casa da ottantaquattrenne malata. Commercialista condannato.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:30

Una donna si è vista costretta a firmare un atto di donazione di un suo immobile non essendo in grado di comprendere la portata della situazione.

Secondo l’accusa, una donna, che all’epoca dei fatti presi in considerazione aveva ottantaquattro anni,ricoverata presso una residenza sanitaria , e affetta da infermità psichica, è stata costretta a firmare nel 2015 un atto pubblico di donazione in favore di una seconda persona , riguardante la proprietà di una casa a Varazze (Savona), di proprietà dell’anziana.

La persona in causa, è Massimo Rizza, segretario dell’Ordine dei commercialisti di Milano, per i fatti citati, condannato a tre anni per circonvenzione di incapace. La condanna anticipata da un servizio del Tg3, è stata emessa dal giudice della nona sezione pensale di Milano, Fabio Processo.

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Il giudice ha stabilito una provvisionale di risarciment di centomila euro, in favore della pare civile (la donna, ex insegnante è morta negli anni scorsi) e ha dichiarato la nullità della donazione. Rizza , all’epoca dei fatti era commercialista di fiducia della donna. Come si legge nell’imputazione, il professionista avrebbe fatto firmare l’atto all’anziana (difesa dal legale Lara Rigamonti) nel cortile della struttura dove l’anziana era ricoverata.

Un caso simile era successo nei mesi scorsi a Capannori, dove una operatrice socio sanitaria, fu tratta in arresto dai Carabinieri con la stessa accusa, circonvenzione di incapace, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice delle Indagini preliminari presso il Tribunale di Lucca. La madre della donna, una sessantenne fu a sua volta colpita dalla misura di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati  dalla persona offesa.

La vittima in questione, era una pensionata lucchese di settant’anni, invalida civile perchè affetta da un grave deficit neuro cognitivo, che la rendeva particolarmente sensibile all’abuso di terzi e di cui la quarantenne era stata da tempo nominata amministratrice di sostegno. La donna, attingeva tranquillamente al patrimonio della settantenne, derubandola invece che accudirla.

Colpita dapprima  nel corso del procedimento dalla misura di divieto di avvicinamento alla vittima e conseguentemente fatta decadere dall’incarico, l’ex amministratrice non resisteva alla tentazione di continuare a fare ricorso al denaro della pensionata, a cui continuava telefonicamente a chiedere somme di denaro di vario importo, che non potendo provvedere a ritirare personalmente, faceva consegnare nelle mani della madre con cui successivamente si incontrava. Il tutto approfittando dello stato di dipendenza psicologica della vittima nei suoi confronti, che ovviamente continuava a manipolare anche per raggirare le prescrizioni della misura cautelare.

Le attività di intercettazione hanno documentato sia lo stato di forte sudditanza psicologica della pensionata, sia gli artifizi e raggiri posti in essere da madre e figlia per convincere l’anziana ad assecondare le loro richieste e su cui, per alimentare il senso di colpa, si cercava di riversare anche la responsabilità per il procedimento penale in atto, chiedendo il denaro necessario per sostenere le spese legali.

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