Mose di Venezia, le tangenti costano 7 milioni di euro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:38

I giudici della Corte dei Conti ritengono queste tangenti un danno erariale. I debitori su cui si rivarrà la Procura sono gli eredi di Mazzacurati e il Consorzio che ha fatto costruire il Mose.

Arriva una novità importante per quanto riguarda la gestione e la manutenzione del Mose di Venezia. I giudici della Corte dei Conti hanno ritenuto che le tangenti versate per i lavori all’opera sono in realtà un danno erariale. Inoltre, questi hanno quantificato in circa sette milioni di euro la quantità di denaro estorta dall’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati.

La sentenza della Corte dei Conti ridimensiona dunque quanto era stato contestato dalla Procura di Venezia. Secondo i magistrati lagunari, infatti, le tangenti ammontavano a oltre 21 milioni di euro. In ogni caso, resta il problema relativo al malfunzionamento di un’opera che non è stata costruita in base agli accordi. E il fatto che siano venute fuori le tangenti è una ulteriore dimostrazione della pessima gestione del Mose.

Giovanni Mazzacurati – meteoweek.com

Mose di Venezia – Chi sono i debitori

Dunque i giudici possono ora procedere con la detrazione del denaro, pari a quello che è stato estorto. Gli eredi di Mazzacurati saranno i primi ai quali verrà reclamata la somma estorta dal loro predecessore, morto negli Stati Uniti nel settembre scorso. Inoltre, alla lista dei debitori si aggiunge anche il suo braccio destro del tempo, Alessandro Mazzi, imprenditore veronese ma romano d’adozione. Ovviamente, il Consorzio Nuova Venezia sarà uno dei principali debitori nei confronti della Procura. In totale, il denaro da recuperare ammonta a 6,9 milioni di euro.

La associazione è considerata la principale colpevole della costruzione fallace del Mose di Venezia. Ovviamente alla base di tutto c’è la pessima condotta tenute da Mazzacurati. Dopo la morte del suo ex presidente, il Consorzio Nuova Venezia ha cambiato il proprio intestatario. La Prefettura di Roma ha infatti nominato un pool di commissari di comune accordo con l’Anac.

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