Silver sulla ripartenza NBA | “Dovevamo tornare, i tifosi torneranno”

Il commissioner della NBA ha parlato alla vigilia della prima giornata di partite valide per l’anello. Silver ha sottolineato l’importanza del pubblico: “Riavere gente nelle arene è la priorità, ma dobbiamo anche essere realisti”.

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L’ottimismo del commissioner – meteoweek.com (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)

Adam Silver appare assai soddisfatto per la ripartenza della stagione in NBA. Il commissioner della lega cestistica più importante al mondo ne ha parlato durante una conference call convocata alla vigilia delle prime due partite. Nella notte i Los Angeles Clippers hanno vinto il derby con i campioni in carica dei Lakers, mentre i Brooklyn Nets hanno spazzato via i Golden State Warriors. Ma la ripartenza in generale fa stare bene Silver: “Era inevitabile che succedesse, e il primo motivo è che ci sentiamo a nostro agio coi protocolli sanitari stabiliti coi giocatori e d’intesa coi nostri esperti medici. Non cominceremmo la stagione se non pensassimo che sia responsabile farlo”.

Una ripartenza che serve anche a restituire normalità a tutte le persone che lavorano e campano grazie all’NBA: “Sentiamo una responsabilità verso quelle decine di migliaia di persone che si guadagnano da vivere attraverso l’Nba. E sentiamo una responsabilità importante vestro i nostri tifosi, che guardano allo sport come un momento di pausa dai problemi della pandemia, un piccolo promemoria di quello che era la vita prima del Covid“. E poi ci sono le difficoltà economiche, che non sono mancate neanche in una lega ricca come quella americana: “Come tante compagnie, anche noi dobbiamo affrontare dei problemi mentre continuiamo a portare avanti i nostri affari nel mezzo della pandemia. Ma non vediamo comunque l’ora di riprendere a lavorare“.

Si teme ovviamente che, dopo l’uscita dalla bolla di Orlando, possano venire fuori casi di positività. Silver ne è a conoscenza, ma in questo momento non vuole esternare le eventuali preoccupazioni della lega e dei suoi vertici. In ogni caso l’NBA non si farà cogliere impreparata in questo caso: “Non c’è un numero fissato di casi oltre i quali la stagione verrà fermata: se scoprissimo che i protocolli non stanno funzionando, o che le squadre si contagiano tra loro, allora prenderemo in considerazione l’idea di fermarci. Siamo preparati comunque a casi isolati, pensiamo sia inevitabile”.

Silver aspetta i tifosi

Silver durante le ultime Finals – meteoweek.com (Photo by Douglas P. DeFelice/Getty Images)

Tra le altre cose, uno degli obiettivi di Silver è quello di poter vedere la gente sugli spalti in tutte le arene. Anche perchè non tutti possono ancora farlo: “Per noi è riavere i tifosi nelle arene è una priorità, ma dobbiamo essere realistici su questo punto. Affrontiamo problemi nuovi sulla loro presenza nei nostri impianti, sui protocolli sanitari a cui ci dobbiamo attenere per averli: useremo l’esperienza delle sei squadre che li avranno per provare ad averne ancora“. In ogni caso, emerge grande realismo da parte del commissioner: “Ma fino a quando il vaccino non verrà distribuito alla stragrande maggioranza della popolazione, è improbabile riavere arene piene di tifosi. Mancano a tutti, a cominciare dai giocatori. Siamo ansiosi di trovare un modo sicuro di riaverli con noi“.

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A proposito di vaccino, Adam Silver fa capire chiaramente che l’NBA aspetterà con enorme e dovuto rispetto il proprio turno. Gli atleti non rappresentano la priorità per le cure negli Stati Uniti, considerando anche le tante categorie decisamente più deboli rispetto ai giocatori di basket. “Non salteremo la fila per avere il vaccino– sottolinea – , lo faremo quando sarà il nostro turno. E mi aspetto che quando toccherà a noi verremo vaccinati, e che se il governo lo vorrà faremo parte della comunicazione ai cittadini dei venefici che il vaccino può portare”.

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Una lega allargata?

Infine, il tema è quello di un eventuale allargamento della lega. Attualmente vi trovano posto 30squadre, ma Silver non nega una possibile espansione: “La nostra posizione non è cambiata, nel senso che pensiamo che sia inevitabile per ogni lega di successo espandersi prima o poi, ma che allo stesso tempo non sia una priorità in questo momento. È un problema prima di tutto di competitività: in questo momento non ci sono 30 squadre che possono vincere il titolo, e quello che noi vogliamo è creare competizione migliore, punto da tenere bene in mente quando si parla di espansione. Per noi è un problema sia economico che competitivo: continueremo a studiarlo, ma lo stiamo studiando un po’ più che prima della pandemia“.