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Durant vuol mettersi l’infortunio alle spalle | “Ora penso solo a giocare”

Il giocatore dei Brooklyn Nets è tornato in campo dopo il lunghissimo stop. L’infortunio al tendine d’Achille ha segnato l’animo di Durant. Che però dimostra grande maturità: “Mi sento bene, ma devo affrontare una partita alla volta”.

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Il volo a canestro nel giorno del suo ritorno – meteoweek.com (Photo by Sarah Stier/Getty Images)

Il 2020 di Kevin Durant è stato veramente un anno pessimo, ma con una incoraggiante appendice finale. Il fuoriclasse del basket americano e mondiale, considerato uno dei migliori giocatori nella metà campo offensiva mai visto su un campo, ha voluto tracciare un bilancio. E mai cosa fu così tanto difficile, considerando che in tutto il 2020 KD non ha mai giocato neanche una partita ufficiale. Il grave infortunio al tendine d’Achille, che Durant si è procurato durante la finale tra i suoi Golden State Warriors e i Toronto Raptors, si è ricucito solo dopo un anno.

Durante, intervistato dai colleghi della Gazzetta dello Sport dopo il debutto stagionale, ha raccontato le sue sensazioni al rientro sul parquet. “Personalmente – ha detto – , non vedevo l’ora di scendere in campo per provare a vincere. Sono contento di aver finito il lavoro“. Al momento Kevin non può crearsi troppe aspettative, visto uno stop che è sembrato eterno: “Penso di dover semplicemente giocare. In campo so fare tante cose: non devo dimostrare quello che valgo, ma fare quello che il coach mi chiede per aiutare la squadra ed essere pronto a farlo per vincere. Il resto viene da sé“.

La forza d’animo dell’ex giocatore dei Warriors emerge proprio dalle parole spese durante l’intervista. Soprattutto quando risponde alla domanda sull’eventuale paura di farsi male un’altra volta: “No, mi sono preoccupato solo di vincere la partita. Ho ricevuto tanti sms prima della gara, tanti in bocca al lupo. Io però ho provato a concentrarmi su ogni possesso, ricordandomi che in fondo questo è sempre basket e lo faccio da quando ho 8 anni. Si tratta solo di riprendere a farlo. E poi, se pensi solo a non farti male, probabilmente finisce che ti infortuni di nuovo“.

Per un giocatore abituato da sempre a stare ai vertici, un obiettivo potrebbe essere quello di tornare a essere il più forte di tutti. Kevin Durant, però, dimostra grande maturità quando fa capire che il suo unico obiettivo, al momento, è mettere sulle gambe quante più partite possibili. “Mi sento bene – dice – , non penso ai premi individuali, ma ad affrontare un giorno alla volta. Sento di essere migliorato durante il training camp, ma so di dover affrontare un passo alla volta, una partita alla volta. Ho sempre alte aspettative per me stesso, per questo penso di dover migliorare ancora molto“.

Duello al debutto con Steph Curry – meteoweek.com (Photo by Sarah Stier/Getty Images)

Durant non ha fretta

Tra le altre cose, Durant dà ragione al suo nuovo coach Steve Nash. Soprattutto quando si parla di pazienza circa le sue prestazioni: “Ha ragione: non ho giocato per 18 mesi, mi ci vorrà del tempo per ritrovare le sensazioni fisiche e mentali che un giocatore ha durante la stagione. Credo arriveranno col tempo, ma ho attorno dei compagni che mi supportano e mi aiuteranno“. Naturalmente il minutaggio delle prime gare non sarà quello abituale. Ma la cosa non sembra preoccuparlo: “Adoro giocare e sono sicuro che reagirò male quando il coach vorrà togliermi dal campo senza che io me lo aspetti. Sia lui sia i medici avranno i miei interessi in mente. Ma sarà comunque dura accettare di dover uscire“.

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In molti hanno sottolineato la gravità dell’infortunio occorso a KD. Lui stesso ha voluto darne una conferma: “Mai provato niente del genere, credo non ci sia niente di paragonabile. Ho dovuto imparare a camminare di nuovo e per i primi 3 o 4 mesi ho avuto bisogno di aiuto per fare qualsiasi cosa: è stata davvero dura”. Ma forse è stato ancora peggio dover affrontare la riabilitazione. Soprattutto al tempo di una pandemia: “Le riabilitazioni che ho fatto duravano al massimo tre mesi. Per questo infortunio, dopo tre mesi non riuscivo nemmeno a camminare, potevo solo muovermi con un mini scooter“.

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In ogni caso, Durant ha fatto capire di non aver mai avuto paura di dover smettere: “In passato ho avuto crisi d’ansia su come avrei giocato il giorno dopo, o la serie playoff successiva. Mi facevano impazzire, stavo proprio male. Ora è tutto diverso: ho lavorato tanto per rientrare e mi fido del lavoro che ho fatto“. E poi ci sono i suoi Brooklyn Nets, una squadra che ha tutto da dimostrare: “Il nostro obiettivo sarà essere la miglior versione possibile di noi stessi ogni singolo giorno, e lavorare insieme per essere una squadra. Non ci interessa quello che dice chi vuole vederci fallire“.