Ponte Morandi, intercettazioni responsabile rischi Autostrade: «Papà, io a Genova non ero mai andato»

Ponte Morandi, intercettazioni responsabile rischi Autostrade: «Papà, io a Genova non ero mai andato». Così Roberto Salvi, membro del risk management

Ponte Morandi Genova-Meteoweek.com

«Papà, ma io non ero manco mai andato a Genova… a vedere questo ponte». È il 28 marzo 2019 e il responsabile dei rischi di Autostrade Roberto Salvi, chiama suo padre Luciano per confidargli quanto il giorno prima ha detto agli inquirenti della Guardia di Finanza di Genova. I due non sono a conoscenza del fatto di essere intercettati.

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Leggendo questo contenuto, (svelato, tra gli altri, nell’edizione del Fatto Quotidiano di venerdì in un pezzo di Marco Grasso) sembra abbastanza inverosimile. Si tratta dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi che il 14 agosto 2018 causò la morte di 43 persone. Roberto Salvi, che va precisato, non è indagato, ha lavorato per Atlantia tra gli estensori dei cataloghi in cui sono classificati i pericoli per tutte le infrastrutture gestite da Aspi. Tra questi, c’era anche il suddetto Ponte Morandi. Ma lui, come emerge dalle intercettazioni, quel ponte non l’ha mai visto. Ciò, nonostante nel monitoraggio trovato dalla Guardia di Finanza nel registro elettronico di Atlantia, si citasse il «rischio crollo per ritardate manutenzioni» già nel 2013.

Ponte Morandi-Meteoweek.com

Al padre, Salvi ha detto:«Io non ero manco mai andato a Genova…». Quando qualcuno gli ha richiesto di svolgere «un’analisi sui rischi catastrofali… ho detto ok… ma lì mi son posto il problema… quali possono essere eh… non lo so…». Ragionando tra sé e sé, Salvi aggiunge: «Per esempio potrebbe essere quello della caduta di un aereo sull’autostrada… che scavando scoppia una conduttura e tutti i lavoratori muoiono eh… magari un ponte che cade…». Per chiarirsi meglio le idee,  Salvi si recò «da quello che si occupa dei ponti» e domandò:«ma secondo te, c’è qualche ponte… potrebbe esserci una catastrofe?».

Al padre, Salvi racconta che gli fu risposto: «’Ma sì, vabbé i ponti sì, ma catastrofe, cose eccetera… l’unica catastrofe è questa qua… guarda…’ mi apre il computer, mi fa vedere… ‘vedi questo qua…’». L’uomo si riferiva al ponte Morandi, ponte che «“passa sopra la ferrovia, sopra i palazzi e ti rendi conto da solo che se cadesse qualcosa…” e beh, allora questo lo posso mettere come controlli … cioè è nata così».

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In poche parole, come spiegano gli inquirenti, il documento di rischio è nato così, con Salvi che a «vedere il ponte Morandi non c’è mai stato». Ma i finanzieri sottolineano anche che «per quanto riguarda i documenti presi e il discorso del rischio» il dirigente ha asserito «che in base a quanto scritto era poi l’azienda che doveva fare le valutazioni in merito». Al padre, Salvi fa i nomi di tre colleghi: «Ragazzi… questi potevano fare le verifiche, perché non le hanno fatte? Perché non hanno scelto quel tema nel piano di audit? Diranno perché ho avuto altre priorità… perfetto! Chi te le ha date le altre priorità?».

Poi, dopo aver detto a suo padre che i superiori hanno avuto una certa «negligenza metodologica», aggiunge:«Questi vogliono fare i direttori, pigliarsi la macchina tremila di cilindrata, pigliarsi i soldi e poi dopo non vogliono pigliarsi le… ma rispondessero pure loro».

Dai documenti emerge anche che il «rischio crollo del Polcevera in caso di ritardata manutenzione» scritto nel catalogo parlava del 2013 si trasforma in un generico «rischio crollo» una volta aggiornato nel 2015. Attenuazione che Salvi giustifica come risultato di un «ragionamento metodologico»: la prima opzione era «limitativa», nella seconda «ci comprendi tutte le possibilità». Dal maresciallo viene a sapere che i sensori che avrebbero dovuto tenere sotto controllo i cedimenti del ponte,  «erano spariti». Si trattava di sensori dal costo irrisorio che probabilmente furono strappati via per sbaglio da operai di un cantiere. Lui stupito dice: «Non lo sapevo… non avevo il compito di verifiche sul campo… Altrimenti avrei cambiato le mie valutazioni».