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Bancomat, arriva stangata sul costo dei prelievi? Cosa potrebbe succedere

Bancomat, arriva stangata sul costo dei prelievi? Cosa potrebbe succedere. La nuova tassa per i non clienti potrebbe arrivare già nel 2021

 

Prelievi conto corrente-Meteoweek.com

 

Nuova possibile stangata per risparmiatori e possessori di carta di credito o bancomat. Bancomat Spa, sta valutando l’introduzione di una riforma sui prelievi di contanti agli sportelli, soltanto per alcuni individui. Nello specifico, tale stangata interesserebbe i prelievi eseguiti in una banca diversa da quella in cui si è clienti.

Sul sito dell’Autorità garante è riportato che la riforma vedrebbe “la sostituzione delle commissioni interbancarie con l’applicazione al titolare della carta di una eventuale commissione definita in via autonoma da ciascuna banca proprietaria dell’ATM e che eroga, dunque, il servizio di prelievo attraverso le proprie apparecchiature“.

Dunque ci si vedrebbe attuata una piccola tassa sui prelievi agli sportelli che andrebbe a scoraggiare gli italiani dal prelevare da banche diverse da quella in cui sono clienti, usando quindi direttamente la moneta elettronica per pagare.

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La richiesta di una nuova riforma sui prelievi da parte di Bancomat Spa il 22 ottobre 2020, vedrebbe “la sostituzione delle commissioni interbancarie con l’applicazione al titolare della carta di una eventuale commissione definita in via autonoma da ciascuna banca proprietaria dell’ATM e che eroga, dunque, il servizio di prelievo attraverso le proprie apparecchiature“. Il titolare della carta, ergo, verrebbe a conoscenza di tale commissione prima dell’autorizzazione all’operazione di prelievo.

Secondo Il Giornale, in breve, tale nuova riforma farebbe sì che non fosse più la propria banca a stabilire le commissioni, ma l’istituto proprietario dell’Atm. Se fosse approvata la suddetta nuova riforma,  i risparmiatori potrebbero vedere un aumento delle commissioni di pagamento di circa 0,50 centesimi. Affinché questa misura venga approvata c’è però bisogno del via libera dell’Antitrust.

Secondo Bancomat Spa, tale aumento sarebbe dovuto a un “aumento dei costi sostenuti dalle banche nella gestione degli ATM, legati all’evoluzione tecnologica di tali apparecchiature e ai maggiori rischi collegati ad iniziative fraudolente più sofisticate. Costi che, in molti casi, sarebbero maggiori rispetto all’ammontare della commissione interbancaria”. 

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L’ultima parola su questa possibile riforma spetterà all’Antitrust che ha chiesto delucidazioni in merito. Solo quest’organo potrebbe fermare questa nuova tassa sul prelievo dei contanti agli sportelli delle banche in cui non si è clienti. L’Antitrust ha comunicato che”valuterà se le nuove regole di circuito possano configurare un’intesa suscettibile di restringere o falsare la concorrenza nel mercato comune ai sensi dell’articolo 101 del TFUE”.

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Bancomat: costerà di più prelevare? Ecco cosa potrebbe cambiare

Potrebbero esserci delle novità in merito ai prelievi allo sportello Bancomat. Il 13 gennaio sono scaduti i termini per presentare istanza di audizione davanti all’AGCM per discutere la proposta avanzata da Bancomat Spa. La proposta consiste nel voler cambiare le modalità di remunerazione del prelievo di contate a sportelli automatici, Atm, delle varie banche.

Ad oggi si paga la commissione interbancaria pari a 0.50 euro circa per ogni singolo prelievo che la banca che ha emesso la carta riconosce alla banca cosiddetta «acquirer», quindi proprietaria dell’Atm perché è stato utilizzato l’impianto. La banca emittente è libera, però, di scegliere se far pagare o meno all’utente finale la commissione al prelievo. Attualmente quasi tutte le banche permettono di eseguire questo tipo di operazione gratuitamente permettendo dunque il prelievo anche in istituti bancari diverso dal proprio. Le cose, però, potrebbero cambiare. E questo potrebbe succedere se l’Antitrust approva il nuovo modello di remunerazione del servizio di prelievo.

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I possibili cambiamenti

Ma quali potrebbero essere i cambiamenti? Questa la proposta di Bancomat Spa: ogni banca proprietaria dell’Atm potrà decidere liberamente quale deve essere il costo per i clienti delle altre banche che preleveranno al proprio sportello. Questa decisione sarà decisa unilateralmente da ogni banca. All’utente, titolare della carta, sarà notificato sul display dell’Atm solo al momento del prelievo. Questo, però, non vale solo per le grandi città. La proposta, infatti riguarda anche quei piccoli Comuni in cui è presente un solo sportello bancomat e non si ha quindi possibilità di scelta.

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Numerose polemiche sono sorte dopo l’ipotesi avanzata e a mobilitarsi non sono state solo le associazioni dei consumatori, ma anche le banche online e le medio-piccole realtà bancarie che hanno una disponibilità minore di sportelli Atm sul territorio nazionale. L’ultima parola, ora, spetta all’Antitrust.

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Cartelle: cosa farà lo Stato con la montagna di mille miliardi ancora non riscossi?

La quinta sospensione generalizzata delle cartelle è diventata una necessità. Di fronte alla prospettiva che la macchina della riscossione si mettesse in moto da oggi per tornare a recapitare a casa di cittadini, imprese e autonomi ben 34 milioni di atti (che salgono a 50 milioni se si aggiungono anche gli accertamenti e le liquidazioni delle dichiarazioni), il Governo è intervenuto giovedì sera approvando un decreto legge (Dl 3/2021), nonostante la crisi politica. Lo sguardo si spinge fino alla riforma fiscale. Lì, finalmente, potrebbe essere fatta una pulizia del cosiddetto magazzino di Agenzia delle Entrate Riscossione (Ader), che conta quasi un miliardo di crediti (debiti per i contribuenti) accumulatisi dal 2000 e ancora da incassare. Un’operazione finalizzata a dare un rating agli importi ancora da recuperare. Di fatto, ciò accadrebbe con un downgrade di quelli per cui è difficile o impossibile la riscossione e un punteggio alto per quelli su cui conviene concentrare sforzi, misure cautelari (fermi o ipoteche) ed eventualmente esecutive (pignoramenti).

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La situazione presente

Tuttavia, la situazione presente è difficile da affrontare. La mini-proroga della moratoria delle cartelle servirà a delineare la strategia da seguire. Il problema non è solo la ricalibratura dell’arretrato di consegne e pagamenti datato 2020 ma anche l’attività ordinaria 2021. Per poter gestire entrambi i fronti servono interventi che vengano incontro ai contribuenti e consentano ad Agenzia Riscossione di spostare in avanti il calendario e diluire il ritorno alla “normalità” nel tempo. Allo studio c’è l’ipotesi di riaprire il dossier rottamazione. Con una declinazione destinata ad aprire le porte a un pagamento scontato (ossia senza sanzioni e interessi) per chi non si è ancora avvalso di nessuna delle tre precedenti definizioni agevolate. Ma allo stesso tempo con la chance di rimettere in carreggiata chi fosse decaduto dalla sanatoria perché ha saltato qualche rata. Il coefficiente di difficoltà, però, è aumentato dalla necessità di non vanificare l’appuntamento del 1° marzo quando scadranno le quattro rate della rottamazione rinviate nel 2020 e la prima del 2021 e non compromettere così il gettito. L’altro fronte è, invece, rappresentato dalla possibilità di allungare i termini di invio delle cartelle 2021.

La riforma

Bisogna arrivare ad avere risorse necessarie per attuare la riforma. I tre assi portanti su cui scrivere la delega e poi la sua attuazione sono stati indicati dal numero uno di Entrate e Ader, Ernesto Maria Ruffini, in audizione in commissione Finanze alla Camera. Il problema principale è ripulire i 986,7 miliardi in “pancia” da tutti i crediti non più esigibili. Ciò consentirebbe, come ha affermato Ruffini, “di puntare ai crediti più recenti e concretamente riscuotibili“. L’altra direttrice è la revisione del sistema di remunerazione della macchina esattoriale: ora poggia sull’aggio del 6% che, trascorsi i 60 giorni dalla scadenza di pagamento, grava tutto sul contribuente facendo così ulteriormente lievitare il conto. Ruffini ha proposto di far ricadere il costo a carico della fiscalità generale, ossia finanziandolo con le tasse pagate da tutti, così come avviene in Francia, Germania e Regno Unito. Infine, un quadro più razionale sugli interessi e sulle rateizzazioni. Sul primo fronte va superata la giungla di percentuali diverse tra tributi e momenti in cui avviene il pagamento ma anche l’asimmetria tra quando versa il contribuente e quando è lo Stato a dover restituire. Sulle dilazioni bisognerà trovare un filo conduttore per dare un messaggio univoco a cittadini e imprese che vogliono avvalersene.

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Le scadenze

C’è tempo fino al 28 febbraio (in realtà, il 1° marzo, essendo il 28 di domenica) per pagare le somme sospese dovute all’agente della riscossione, anche se non sempre ciò è obbligatorio. Il datore di lavoro deve interrompere il pignoramento dello stipendio fino a fine gennaio. Le trattenute riprenderanno a febbraio. E inoltre, sempre fino a fine mese non si effettuano le verifiche degli enti pubblici su eventuali morosità del debitore, per pagamenti maggiori di 5mila euro. Sono alcune delle precisazioni contenute nelle prime Faq dell’Agenzia delle Entrate pubblicate dopo l’emanazione del Dl 3/2021. Tuttavia, in forza dell’articolo 1 del Dl 3/2021, il periodo di sospensione disposto nell’articolo 68 del Dl 18/2020, originariamente in scadenza a dicembre scorso, è stato ampliato di un mese. Tanto, a quanto si apprende, in attesa di un provvedimento più “stabile” che dovrebbe allungare ulteriormente il medesimo periodo. Per effetto di questa modifica, tutte le somme non versate dovrebbero essere pagate, in un’unica soluzione, entro il primo marzo prossimo.

Eccezioni

Ci sono tuttavia diverse eccezioni che consentono di proporre una nuova domanda di rateazione. La prima riguarda il caso del debitore che ha ricevuto una cartella di pagamento per la quale, all’8 marzo scorso, non era ancora scaduti i 60 giorni dalla notifica. L’interessato potrà certamente trasmettere l’istanza di dilazione nel mese di febbraio. Ma la stessa possibilità è concessa a chi, sempre all’8 marzo scorso, aveva cartelle o atti di accertamento scaduti e mai dilazionati nonché ai contribuenti con dilazioni già decadute. In tutti questi casi, se si presenta la domanda entro la fine del 2021, si beneficia anche dell’allungamento a 10 rate non pagate della condizione di decadenza dal beneficio del termine. Inoltre, con domanda trasmessa sempre entro la fine dell’anno in corso, i soggetti che avevano piani di rientro decaduti a marzo 2020 possono accedere ad una nuova rateazione, senza pagare le rate scadute. Tali nuove opportunità, previste dalla legislazione emergenziale, permettono di prevenire le azioni di recupero coattivo dell’agente della riscossione, una volta che la sospensione è terminata. Si ricorda ancora che, fino al 31 dicembre 2021, per debiti non superiori a 100mila euro (in luogo degli ordinari 60mila euro) non si deve documentare lo stato di difficoltà e dunque si può scegliere liberamente il numero delle rate del piano di rientro.

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Attenzione alle rate in corso all’8 marzo 2020

Particolare attenzione, però, a chi aveva dilazioni in corso all’8 marzo 2020. Se questi non ha pagato nessuna delle rate in scadenza nel periodo di sospensione, a febbraio si ritrova a dover versare tutto lo scaduto se non vuole decadere dalla dilazione. In tale ipotesi, conviene pagare comunque due o più delle quote sospese, in modo da rientrare nella soglia delle 10 rate non pagate. Da ultimo, si segnala che nelle Faq è scomparsa la precisazione secondo cui i decaduti dalle rottamazioni a fine 2019 che avessero avuto dilazioni scadute alla data di proposizione della domanda di condono, devono pagare le rate pregresse per accedere ad una nuova rateazione. Anche per questi soggetti, infatti, vale la regola che se si presenta la domanda entro la fine di quest’anno si è ammessi al piano di rientro senza dover versare nulla a tal fine.

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Versamenti rinviati: cartelle, rate ed eccezioni, le novità

In un momento di grandi difficoltà per le aziende e gli imprenditori, torna l’incubo di versamenti e cartelle esattoriali

Versamenti agenzia entrate

Ci sarà tempo fino al primo marzo per versare in un’unica soluzione i contributi non versati, ma in questo momento di grande difficoltà generale a causa della pandemia ci sono opportunità di ulteriori rinvii e forse anche di rateizzazioni.

Versamenti dovuti e cartelle esattoriali

Le somme dovute all’agenzia dell’entrate e non ancora versate dovrebbero essere versate entro l’ultimo giorno di febbraio, una domenica. Il termine viene dunque esteso fino a lunedì primo marzo. Ma sono diverse le precisazioni inserite nelle prime FAQ dell’Agenzia delle Entrate che sono state pubblicate dopo l’emanazione del disegno di legge 3/2021.

Tra le tante eccezioni la prima riguarda il caso di debitore che abbia ricevuto una cartella di pagamento per la quale, all’8 marzo scorso, non erano ancora scaduti i 60 giorni dalla notifica. In questo caso sarà ammessa una istanza di rateizzazione.

Dilazione anche per chi, sempre all’8 marzo 2020 (la giornata che ha decretato l’inizio del lockdown) aveva cartelle o atti di accertamento scaduti e mai dilazionati o dilazioni già decadute. Se si presenta la domanda entro la fine del 2021 ci sarà un estensione delle dilazioni, senza pagare le rate scadute.

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Chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Per quanto riguarda invece le dilazioni già in corso all’8 marzo 2020. I contribuenti non in regola potranno pagare entro il primo marzo. Pagando almeno due rateizzazioni si rienra nel range delle dieci rate non pagate. E dunque si avrebbe diritto ai benefici inseriti nel nuovo disegno di legge destinato ai contribuenti in grave crisi a causa del Covid.

Tra le note dell’Agenzia delle Entrate eliminata la precisazione secondo cui i decaduti dalle rottamazioni a fine 2019 che avessero avuto delle  dilazioni scadute alla data della domanda di condono, avrebbero dovuto pagare le rate pregresse per potere accedere ad una nuova rateazione. Anche in questio caso basterà presentare una domanda entro la fine di quest’anno per essere ammessi a un piano di rientro senza ulteriori aggravi.

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Riforma Irpef, ecco come potrebbe incentivare lavoro e aziende

Riforma Irpef, ecco come potrebbe incentivare lavoro e aziende. Obiettivo è la riduzione del carico fiscale per incentivare la crescita

Irpef-Meteoweek.com

 

Se come riporta Il Sole 24 Ore e come ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini durante il suo intervento  alle commissioni Finanze di Camera e Senato dell’11 gennaio, l’Irpef attualmente è strutturata in un modo che “disincentiva l’offerta di lavoro”, come si può intervenire e quali sono le cause?

Secondo la Banca d’Italia,  è essenziale diminuire il carico fiscale sui fattori produttivi per favorire offerta di lavoro e investimenti, in poche parole, incentivare la crescita. Tra le cause, come ha osservato più volte  l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, la causa va cercata nella base imponibile su cui si applica l’Irpef. Tale imposta assicura un gettito di circa 194 miliardi: “Fino agli anni 80 del secolo scorso la quota dei redditi di lavoro rispetto al Pil si aggirava intorno al 65%. Oggi è scesa in molti Paesi, Italia inclusa, sotto il 50% (e i redditi di lavoro dipendente non superano il 40% del totale)”.

Attualmente la struttura di prelievo fiscale è molto sbilanciata e quindi incide in maniera negativa sulla produttività del nostro Paese, non aiutando a recuperare competitività sui mercati mondiali.

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La struttura attuale vede l’Irpef  andare verso il basso, ossia con un reddito dichiarato da parte di metà contribuenti che non oltrepassa i 16.795 euro e con solo lo 0,1%  che dichiara oltre 300mila euro. Su 41,4 milioni di contribuenti Irpef, l’84,1% ha un reddito da lavoro dipendente o pensione, mentre  il 6,3% ha un reddito che deriva soprattutto da impresa o lavoro autonomo.

Sul fatto che la struttura dell’Irpef al momento presenti molte criticità a livello di efficienza ed equità della tassazione, c’è un’unanimità di pareri dal punto di vista tecnico e politico.  Tra le maggiori criticità vi sono il livello di evasione d’imposta, “il livello e l’andamento delle aliquote marginali effettive e la capacità redistributiva dell’imposta”.

Sono molte le proposte di riforma, e anche molto diverse. Quel che invece è certo è che bisognerà eseguire interventi su aliquote e scaglioni, sfoltire l’elenco di detrazioni, deduzioni e sconti fiscali. Secondo Ruffini, il sistema di detrazioni e deduzioni ha inciso nel corso del tempo portando a “una deformazione della progressività dell’imposta effettiva rispetto alle aliquote nominali, determinando un potente disincentivo a lavorare e guadagnare di più”. Ruffini sostiene che un’idea potrebbe essere quella di intervenire sulla base imponibile Irpef, colpita attualmente da imposte sostitutive che portano via 80 miliardi di entrate l’anno. Sarebbe quindi un modo per introdurre un reddito minimo esente, da connettere alla composizione familiare tramite il meccanismo assegno unico. Si potrebbero inserire trasferimenti monetari, sotto forma di imposta negativa, per assicurare aiuti fiscali a famiglie con basso reddito.

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Nel nostro Paese il prelievo sul lavoro è  tra i più alti in Europa, in particolare per ciò che concerne l’ “aliquota implicita”. Nel 2018 si è toccato il 42,7%, su una media del 38,6% in tutta Europa. Secondo Ricotti, per un lavoratore single che percepisce una retribuzione media, il cuneo fiscale è pari al 48% del costo del lavoro. Ora, secondo la Banca d’Italia un aumento del prelievo fiscale sul possesso di immobili potrebbe favorire la riduzione dell’imposta sui fattori produttivi.

Secondo il Rapporto “Paying taxes 2020” di Banca mondiale e Pwc, il carico fiscale totale sulle imprese è del 59,1% dei profitti commerciali a fronte di un ‘peso’ a livello internazionale del 40,5% ed europeo del 38,9%. Ergo è importante spostare la pressione fiscale dal lavoro, diminuendo le agevolazioni fiscali e facendo una riforma dei valori catastali non aggiornati, come afferma Confindustria citando quanto Bruxelles sostiene nelle sue “raccomandazioni”.

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Il gruppo Stellantis, il debutto esplosivo in borsa: in aumento del 7,57%

Boom in borsa per Stellantis, il titolo del gruppo nato dalla fusione di Fca e Psa. A Milano ha chiuso la sua prima seduta, contraddistinta da un progressivo rialzo, in aumento del 7,57% a 13,52 euro.

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In scia Exor, che ha segnato una crescita finale del 2,6% a 66,8 euro. Stellantis ha debuttato sulla stessa linea anche sul listino di Parigi, mentre sarà domani la sua prima giornata a Wall Street, oggi chiusa per il Martin Luther King Day.

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Stellantis sbarca in Borsa, Elkann: “Traguardo storico, grande opportunità”

Nasce oggi Stellantis, quarto gigante mondiale del settore automobilistico che debutta in Borsa a Milano e Parigi. Grandissima soddisfazione espressa dal CEO e dal presidente Elkann: “Traguardo storico, grande opportunità”.

Stellantis - meteoweek
Stellantis debutta in borsa – foto via La Stampa

Doppia quotazione a Milano e Parigi, per Stellantis. Quarto gruppo automobilistico mondiale nato dalla fusione fra Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot Citroen, oggi il titolo corre sulla Borsa Italiana a Milano ed Euronext a Parigi – ma da domani verrà quotato anche sul New York Stock Exchange (NYSE). Stellantis farà parte dell’indice FTSE MIB a partire dall’inizio delle negoziazioni. Debuttando in Borsa a 12,76 euro, immediato il balzo al +2,78% (12,92 euro), e ottima la crescita fino al 6%, portandosi in cima al Ftse Mib con superata la soglia dei 13 euro.

La promettente quotazione delle azioni Stellantis

Stellantis muove i suoi primi passi nei mercati. Il quarto gigante auto del mondo ha debuttato oggi a Milano e Parigi, mentre nella giornata di domani sbarcherà anche a Wall Street. Inaugurazione partita a gonfie vele, tanto che a Piazza Affari ha già concluso un +6% di crescita. A celebrare l’evento in videoconferenza il presidente John Elkann (in diretta da Milano) e l’amministratore delegato Carlos Tavares (in collegamento da Parigi), che hanno suonato (come da tradizione) la campanella d’avvio delle contrattazioni.

Siamo molto orgogliosi di essere qui oggi per il primo giorno di quotazione di Stellantis, una nuova società, un nuovo inizio, un vero traguardo storico. Il titolo rappresenta un’opportunità straordinaria in questa era di sfide e tuttavia molto emozionante, di profondo cambiamento per la nostra industria. La sua velocita, la sua intensità e la sua energia è equivalente a quanto accadde alle sue origini, alla fine del diciannovesimo secolo”, ha spiegato il presidente Elkann nel suo discorso inaugurale.

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E ha proseguito: “Stellantis inizia oggi il proprio cammino essendo già uno dei principali protagonisti nel campo della mobilità: un gruppo capace di vantare un ricco patrimonio industriale, che affonda le proprie radici in oltre 200 anni di attività e che comprende molti dei marchi più prestigiosi del nostro settore. Un patrimonio straordinario. E, al tempo stesso, una rampa di lancio”. Come sottolineato dal presidente, aspirazione di Stellantis è quella di “costruire qualcosa di unico e di grande”, che possa offrire ai clienti “veicoli e servizi per la mobilità originali, sicuri, pratici, innovativi e sostenibili”.

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Carlos Tavares, CEO della compagnia, ha poi ribadito il suo “orgoglio”, soprattutto oggi “in cui Stellantis è nata”. “Questa fusione rappresenta 25 miliardi di euro di creazione di valore che sono la conseguenza dell’accumulazione delle sinergie che abbiamo elencato, e vorrei dirvi che potete credere al nostro management nella nostra capacità di esecuzione”, ha spiegato Tavares, che si è definito anche molto soddisfatto della quotazione delle azioni Stellantis, e che ringrazia “calorosamente i nostri oltre 99% di azionisti e investitori istituzionali che hanno reso possibile questo importante momento”.

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Immobiliare.it lancia la startup Mutuiamo per aiutare gli utenti all’accesso al credito

La startup Mutuiamo è nata nel 2019 dall’idea del co-fondatore di Immobiliare.it, Silvio Pagliani, e da Donato Ruberto, ex manager di Amazon 

immobiliare.it lancia startup mutuiamo per accesso al credito

Immobiliare.it lancia la sua nuova startup proptech Mutuiamo (www.mutuiamo.it), con l’obiettivo di aiutare gli utenti in cerca di un immobile da acquistare a ottenere anche l’accesso al credito. Lo annuncia una nota, che ricorda come l’idea sia nata nel 2019 dal co-fondatore di Immobiliare.it, Silvio Pagliani, e da Donato Ruberto, ex manager di Amazon e co-fondatore della startup.

Consulenze gratis e Credit Advisor

Su Mutuiamo è possibile compilare in pochi passaggi un semplice questionario. Successivamente si riceve una consulenza gratuita a distanza da parte di un Credit Advisor, che analizza le esigenze di ogni utente e lo supporta nella scelta del finanziamento più adatto alla sua situazione. Questo fornisce anche la stima della rata del mutuo dopo aver verificato la sostenibilità dell’operazione.

Mutuiamo ha già definito accordi con importanti istituti di credito operanti in Italia. Può infatti contare sulla collaborazione con Intesa San Paolo, Bnl Bnp Paribas e Crédit Agricole. Nel corso del 2020 i Credit Advisor di Mutuiamo hanno effettuato oltre 25.000 consulenze di mutuo gratuite a distanza.

La startup fa parte del gruppo di Immobiliare.it. Quest’ultima ha contribuito sin dall’inizio allo sviluppo sia in termini economici sia creando una sezione dedicata sul portale, dando visibilità a questo servizio di consulenza anche nelle pagine degli annunci immobiliari.

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Il logo di Mutuiamo

Mutuiamo, le parole di Ruberto e Pagliani

“Nel 2021 abbiamo l’obiettivo di offrire la nostra consulenza a oltre 50.000 utenti – dichiara Ruberto – e siamo molto orgogliosi della collaborazione già in essere con Intesa San Paolo, Bnl Bnp Paribas e Crédit Agricole, ai quali siamo grati per avere creduto in noi e in quest’idea innovativa. Stiamo attivando convenzioni con altri istituti di credito per poter offrire un servizio ancora più puntuale ai nostri utenti, grazie a prodotti specifici e ad una presenza territoriale ancora più capillare”.

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Conclude Ruberto: “Ci troviamo in una fase di grande crescita e quest’anno abbiamo in programma l’assunzione di 50 Credit Advisor. Lo faremo attraverso un processo di recruiting in collaborazione con diversi atenei: i neolaureati selezionati arriveranno a un contratto a tempo indeterminato dopo 6-12 mesi dalla loro assunzione”.

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“Con Immobiliare.it da 15 anni aiutiamo milioni di utenti a trovare online la casa dei loro sogni – racconta Pagliani -. E da altrettanto tempo ne ascoltiamo attentamente i bisogni e cerchiamo di rispondere fornendo loro i migliori strumenti tecnologici. Gran parte degli acquisti immobiliari viene finanziata attraverso l’accensione di un mutuo“. Per questo “abbiamo deciso di investire in questa direzione, per aiutare i nostri utenti a raggiungere il loro obiettivo in modo agile e veloce”.

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Amazon: due nuovi centri in Italia nel 2021

Nel 2021 due nuovi centri Amazon in Italia, 1.100 posti di lavoro entro 3 anni. Investimento di 230 mln a Novara e Spilamberto (Mo), saranno operativi entro autunno prossimo

centri amazon

Amazon ha annunciato l’apertura di due nuovi centri in Italia entro il 2021, operativi entro il prossimo autunno. Con il centro di distribuzione di Novara e il centro di smistamento di Spilamberto (MO), Amazon creerà 1.100 posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni. Questi si andranno ad aggiungere agli 8.500 già creati dall’azienda nel Paese. Lo annuncia l’azienda in una nota. “Il lancio di questi due nuovi siti comporterà un ulteriore investimento di oltre 230 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 5,8 miliardi di euro già investiti in Italia negli ultimi dieci anni”.

“Siamo orgogliosi ed entusiasti di espandere la nostra rete logistica con due nuovi centri in Piemonte ed Emilia-Romagna”, ha dichiarato Stefano Perego, vicepresidente Amazon Eu Operations. “Negli ultimi dieci anni abbiamo investito in modo significativo nel Paese e abbiamo assunto migliaia di lavoratori di talento che ricevono salari competitivi e numerosi benefit sin dal primo giorno in Amazon.

Questo nuovo investimento rappresenta un’ulteriore prova del nostro impegno nei confronti delle persone e delle comunità in Italia. Ci consentirà di creare 1.100 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato e di potenziare la nostra rete di consegne per raggiungere ancora più clienti in tutto il Paese. Voglio inoltre sottolineare che per fronteggiare l’emergenza Covid-19 abbiamo implementato oltre 150 misure in modo da continuare ad offrire i nostri servizi alla comunità e a tutelare la salute dei nostri dipendenti”, ha concluso Perego.

centri amazon italia

Le nuove aperture Amazon in Italia creerà 1.1oo posti di lavoro

Più in dettaglio, il centro di distribuzione situato ad Agognate, frazione di Novara, creerà 900 posti di lavoro entro tre anni dall’apertura. Il sito, la cui costruzione è realizzata da Vailog srl (Gruppo Segro) sarà dotato dell’avanzata tecnologia Amazon Robotics. Inoltre, sarà data un’attenzione particolare alla salute e al benessere dei dipendenti. Il centro di smistamento di Spilamberto (MO) sarà il secondo sito di questa tipologia aperto da Amazon in Emilia Romagna. Dopo quello di Castel San Giovanni, e il terzo a livello nazionale.

Sempre Vailog srl (Gruppo Segro) è responsabile della costruzione del nuovo magazzino in cui saranno creati oltre 200 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2023. L’energia prodotta grazie a pannelli fotovoltaici posti sulla copertura del magazzino alimenterà entrambi i centri: Spilamberto sarà dotato di circa 720 kW mentre Novara di 1000 kW. Gli immobili avranno la certificazione Breeam (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) con la valutazione ‘Very Good’.

Quando e dove apriranno i nuovi centri Amazon

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“L’apertura entro il prossimo autunno del nuovo centro Amazon a Novara, presso il polo logistico di Agognate – ha commentato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli – costituisce un avvenimento assolutamente positivo per la città e per il nostro territorio. Lo è innanzitutto perché la presenza di Amazon porterà 900 nuovi posti di lavoro (tra cui figure professionali altamente specializzate). Ciò avviene in un momento in cui la necessità di nuova occupazione è più che mai sentita, soprattutto come conseguenza della pandemia che sta fortemente penalizzando il tessuto economico del nostro Paese e del territorio in cui viviamo”, ha concluso Canelli.

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Il sindaco di Spilamberto, Umberto Costantini, invece dice che “quando nel 2018 abbiamo scelto di ospitare il nuovo stabilimento sapevamo che l’occupazione generata sarebbe stata una vera e propria boccata d’ossigeno per la nostra comunità e per un territorio, quello modenese. Allora non aveva ancora recuperato i livelli di occupazione pre-crisi 2008. Questo discorso è valido a maggior ragione oggi che viviamo un momento storico imprevedibile- Nei prossimi mesi ci vedrà far fronte alla disoccupazione post-covid. In questo tempo di incertezza poter contare su questi posti di lavoro certi farà star meglio tante nostre famiglie e di questo sono soddisfatto”, ha concluso.

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Ristori, pronti 12-15 miliardi di euro nel decreto sui nuovi aiuti per il Covid

Nel decreto del governo per i sostegni è pronto un intervento denominato “Ristori Quater” destinati a numerosi settori colpiti dalla pandemia

Ristori
Il Governo avvalla nuovi ristori per i settori in difficoltà dopo la pandemia (Getty Images)

Una cifra importante, tra i 12 e i 15 miliardi che saranno erogati nel corso del prossimo biennio, sono i ristori destinati alle attività più colpite dalla pandemia. Pronti 5.5 miliardi per il lavoro, circa 2.5 miliardi per il fisco e un altro miliardo per il trasporto locale.

Ristori Quater

La manovra è stata ribattezzata “Ristori Quater” e rientra nel capitolo dei sostegni diretti alle attività colpite dalle misure anti-pandemia. La cifra più consistente, cinque miliardi e mezzo, sono destinati al lavoro e in modo particolare al sostegno della cosiddetta CIG, la cassa integrazione Covid che riguarda ancora centinaia di migliaia di dipendenti coinvolti in modo più o meno grave dalla crisi.

Due miliardi toccheranno agli enti territoriali, un miliardo andrebbe invece al trasporto locale e alle ferrovie soprattutto nella logica di creare nuove garanzie di sicurezza.

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Indebitamento e ammortizzatori

Un ulteriore finanziamento straordinario toccherà alle forze dell’ordine, chiamate a un impegno straordinario in termini di sorveglianza, controllo e sicurezza. Il meccanismo parte da un concetto fondamentale: il Parlamento dovrà accettare un nuovo indebitamento per complessivi 50 miliardi, tra questi e altri interventi in programma. L’aumento dell’impegno finanziario, inizialmente di circa 24 miliardi, pari a un punto e mezzo di prodotto interno lordo, è determinato dalle nuove restrizioni anti-contagio. Servono altri aiuti e altri provvedimenti, in Italia come nel resto dell’Europa. Con particolare peso per gli ammortizzatori sociali.

Mercoledì è previsto il primo voto: subito dopo un nuovo consiglio dei ministri previsto per mercoledì sera che potrebbe avvallare nuovi provvedimenti.

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Auto, fusione Fca-Psa: tutti i numeri del colosso Stellantis

Scatta ufficialmente la fusione tra Fca e Groupe Psa: nasce Stellantis. Il colosso avrà 400mila dipendenti, 15 marchi e un fatturato che sfiora i 200 miliardi. Gli Agnelli, con Exor, primi azionisti. Settimana prossima la quotazione in Borsa

i numeri del colosso stellantis
Stellantis nasce dalla fusione tra l’italo-americana Fca e il gruppo francese Psa

Oggi, sabato 16 gennaio, nasce ufficialmente Stellantis. Quello nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e da Groupe Psa sarà il quarto gruppo automobilistico del mondo. La casa automobilistica avrà 400mila dipendenti, 15 marchi e un fatturato che sfiora i 200 miliardi grazie alle 8,7 milioni di auto vendute.

La quotazione in Borsa

Stellantis sarà quotata a Milano e Parigi a partire dal 18 gennaio e a Wall Street dal 19. Avrà sede in Olanda e sarà presieduta da John Elkann, mentre la guida verrà affidata all’amministratore delegato di Psa, Carlos Tavares. Al Ceo di Fca, Mike Manley, sarà invece affidata la gestione delle attività statunitensi del neonato gruppo.

Nella gestione di Stellantis sarà particolarmente importante l’equilibrio e l’armonia tra i soci. Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli, resterà la prima azionista con il 14,4%, seguita dalla famiglia Peugeot con il 7,2%. Quindi lo Stato francese con il 6,2% e, infine, i cinesi di Dongfeng con il 5,6%.

La prossima tappa è la presentazione del piano industriale dell’azienda da parte di Tavares, prevista nel giro di qualche mese. Sicuramente prima dell’estate. Un piano industriale particolarmente atteso anche dalle cinque fabbriche italiane del gruppo: Mirafiori, Melfi, Pomigliano, Cassino e Grugliasco. Queste attendono di conoscere il proprio futuro.

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Il rating positivo di S&P’s

Nel frattempo, l’operazione di fusione tra Fca e Psa ha già incassato il giudizio positivo di Standard & Poor’s. La società di rating ha infatti migliorato la raccomandazione su Fca a BBB- con outlook stabile. “Riteniamo che il nuovo gruppo beneficerà dell’aumento dimensionale, della diversificazione geografica e industriale, nonché di una struttura di capitale più solida, con un una posizione di cassa netta superiore ai 10 miliardi al momento del closing e con una solida prospettiva di generazione di cassa”, si legge in un report di S&P’s dell’8 gennaio.

“Avrà un bilancio solido, buone prospettive di cash flow e un ampio cuscinetto di liquidità” affermano gli analisti, convinti che la società sarà in grado di distribuire dividendi già dal 2021. “Stellantis entrerà nel novero dei più grandi produttori in termini di volume dopo Toyota e Volkswagen (non consideriamo Renault-Nissan-Mitsubishi come un’unica realtà). Riteniamo che la nuova dimensione sarà un vantaggio chiave per la monetizzazione di massicci investimenti in elettrificazione, digitalizzazione e nuove tecnologie per lo sviluppo di vetture a guida autonoma”.

Anche se, secondo gli esperti di S&P’s, i vantaggi della fusione si vedranno soltanto quando i brand del gruppo convergeranno su un numero ridotto di piattaforme produttive. Un fatto che porterà inevitabilmente a delle ricadute in termini di occupazione negli impianti di Fca e Psa sparsi per il mondo.

i numeri del colosso stellantis
Il logo del neonato colosso automobilistico

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Tutti i marchi di Stellantis

I brand franco-tedeschi di Group Psa si uniscono dunque a quelli italo-americani prodotti da Fca. I marchi del gruppo Stellantis lievitano così a quota 15. Di seguito tutti i nomi:

Citroën

DS Automobiles

Peugeot

Opel

Abarth

Alfa Romeo

Chrysler

Dodge

Fiat

Fiat Professional

Jeep

Lancia

Maserati

Ram

Mopar

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Affitto, inquilini morosi in epoca di Covid tra rischi e aiuti economici

Il coronavirus ha messo in crisi molte famiglie che vivono in affitto e come loro anche i piccoli proprietari: ma ci sono aiuti…

Affitto
La pandemia ha messo in crisi il mercato dell’affitto – meteoweek

La pandemia ha messo in grande difficoltà non soltanto un esercito di inquilini, che non riescono più a pagare l’affitto. Ma anche i proprietari che dipendono da quella piccola vendita per la propria economia quotidiana.

Affitto, tante difficoltà

Capita sempre più spesso che molte famiglie si trovino in grande difficoltà a causa della cassa integrazione, che riduce la capacità di acquisto di una famiglia. Ma ci sono anche tante persone che hanno perso il lavoro e che non riescono più a pagare regolarmente il proprio affitto. Si era parlato in passato di un possibile ‘blocco’ al pagamento degli affitti per gli inquilini in difficoltà, cos’ come a una proroga della moratoria per chi si trova a dovere affrontare le spese di un mutuo.

L’ultimo decreto ristori prevede un contributo per i proprietari che abbiano abbassato il canone per andare incontro a inquilini in difficoltà. L’intervento statale è del 50% della diminuzione del canone, calcolato su un tetto di 2.400 euro annue. Ma il provvedimento non va incontro agli inquilini che spesso non sono nemmeno in grado una parte del canone.

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Tra affitto e mutuo

Gli sfratti per morosità nel frattempo sono considerevolmente aumentati, con conseguenti tempi più sia per liberare l’immobile e senza che l’inquilino recuperi i suoi soldi. In definitiva ci rimettono tutti. Gli affitti stanno diventando sempre più problematici per chi cerca una casa per un periodo medio-lungo: cinque anni a canone concordato, otto a canone libero.

D’altronde comprare non è per tutti. Occorrono un piccolo capitale, delle garanzie, anche se in questo momento il costo del denaro è al minimo storico e la rata di un mutuo fisso a trent’anni per l’80% del valore di una casa è pur sempre meno del canone che sarebbe applicato per quella stessa casa.

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Social Housing

Si moltiplicano altre esperienze, come quelle del social housing, appartamenti in condivisione che consentono a soggetti più deboli di avere un tetto sopra la testa condividendo le spese. Una sorta di piccola ‘comune’ che spesso coinvolte lavoratori saltuari, persone divorziate o che si ritrovano improvvisamente a dovere ricominciare da capo. Il mercato immobiliare offre un certo numero di appartamenti che hanno un valore commerciale relativo e che possono essere condivisi: perché troppo cari per un’unica persona o perché in zone di scarso interesse commerciale.

Ma la pandemia, di fatto, ha messo in crisi sia gli inquilini che i proprietari paralizzando l’intero settore degli affitti.