Terremoto Marche dovuto a trivellazioni nell’Adriatico? Il parere dei geologi

Ecco che cosa ha detto, in merito, il presidente dell’Ordine dei Geologi marchigiani, Piero Farabollini. 

In molti si domandano se esista una correlazione tra il terremoto nelle Marche (e in generale le scosse di terremoto occorse negli ultimi anni) e le trivellazioni nel Mare Adriatico.

Trivelle-meteoweek.com

Questa mattina c’è stato un sisma di magnitudo 5.7, e anche in questo caso l’ipotesi che sia colpa di trivellazioni è stata smentita. A negare tale ipotesi è il presidente dell’Ordine dei Geologi Marche, Piero Farabollini, che spiega che l’«ipotesi che il sisma sia stato causato dalle trivellazioni in mare alla ricerca di gas e idrocarburi è da escludere».

Farabollini asserisce, infatti, che il sisma occorso in mare oggi, 9 novembre, verso le ore 7 del mattino, a circa 30 km da Fano e Pesaro, «è uno dei più forti avvenuti in quest’area dal Novecento. Ma è anche un evento che possiamo considerare normale per la nostra regione: la fascia costiera e marina è infatti una delle tre zone sismo-tettoniche delle Marche».

Tali faglie, a detta dell’esperto, sarebbero in grado di generare «terremoti di magnitudo massima stimata di 6 a differenza delle faglie appenniniche dove si possono produrre sismi fino a magnitudo 7. Questi fatti ci dicono, quindi, che considerata la zona in cui si è prodotto, è stato un terremoto molto forte».

L’ipotesi delle trivellazioni

L’esperto prosegue il suo discorso spiegando che l’ipotesi che il terremoto sia stato provocato dalle trivellazioni in mare è da scartare. Questo perché, a detta del geologo, «la trivellazione di per sé non comporta alcuno scuotimento sismico, sono semmai le attività di estrazione e stoccaggio che possono farlo. A ogni modo, i terremoti legati a queste attività sono di magnitudo più contenuta, generalmente mai oltre 4,5-5 e profondità massime di 3-4 chilometri».

Farabollini, tra l’altro, precisa che «lo scuotimento, in questa zona sismotettonica, porta a un accorciamento delle due falde che si trovano sul sistema di faglia, mentre nell’area appenninica si produce l’effetto opposto: essendo faglie di tipo distensivo, la scossa porta un allontanamento delle due parti. L’effetto ė comunque lo stesso, come i cittadini della nostra regione hanno, purtroppo, potuto sperimentare stamattina», chiosa il presidente.

Anna Di Donato

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