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Caso Yara, l’avvocato di Bossetti “Chiederemo il riesame dei reperti”

L’avvocato di Bossetti ha dichiarato in un programma televisivo che sono intenzionati a chiedere il riesame dei reperti: “La verità verrà a galla”

Si torna a parlare del caso Yara. L’arresto dell’unico indagato dell’omicidio, Massimo Bossetti, è avvenuto il 16 giugno 2014, ma a distanza di anni e dopo essere stato condannato all’ergastolo, torna a parlare il suo avvocato, Claudio Salvagni.

“La Corte rigetta la nostra domanda di ricognizione dei reperti. Ciò è inammissibile. In questo periodo attaccare la magistratura sarebbe come sparare sulla Croce rossa. Io non voglio farlo, io rispetto questo potere dello Stato. Però dico che sono rimasto basito da questo provvedimento”.

Queste sono le parole rivolte alla Corte d’Assise di Bergamo dal legale di Bossetti durante la trasmissione “Iceberg Lombardia” su Telelombardia. Continua l’uomo: “Qualcuno ha il terrore che si vada ad indagare su questi reperti. Perché lì dentro c’è un clamoroso errore. Prima o poi riusciremo a fare queste analisi sui reperti e la verità verrà a galla”.

L’avvocato è pronto a rivolgersi a tutti i tribunali d’Italia per capire come riuscire a fare le analisi sui reperti e dimostrare la verità. Ammette che “Bossetti è tranquillo perché sa che questa cosa prima o poi dovremmo farla. Lo ribadisco, il provvedimento autorizzativo di fine novembre 2019 è un provvedimento che nessuno ha impugnato, quindi la ricognizione si deve fare”.

Quando ci fu l’arresto di Bossetti ad incastrarlo furono le prove del dna, riconducibile proprio al muratore di Mapello. L’uomo ha sempre respinto l’accusa e proprio nei giorni scorsi, la Corte d’Assise di Bergamo ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai difensori per conoscere tempi e modalità per la ricognizione dei reperti, autorizzata ai tempi.

La lettera di Bossetti

Pochi mesi fa dal carcere Bossetti ha scritto una lettera per chiedere che vengano effettuate le analisi sui reperti autorizzati dalla Corte lo scorso novembre. “A fine novembre mi sono illuso che le cose stessero andando per il verso giusto, avendo la Corte autorizzato i miei avvocati ad effettuare gli esami sui reperti che anche io ho sempre richiesto. Purtroppo sono passati oltre tre mesi e non ho ancora avuto riscontro. La paura è che tutto possa andare distrutto come già avvenuto nel caso di Erba. Purtroppo questa è la mia unica speranza, l’unica per dimostrare la mia innocenza. Fatemi fare questi esami soprattutto per il rispetto della verità sulla morte della piccola Yara. Vi supplico concedetemi questa opportunità”.

Isabella Bellitto

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