A general view shows the Vatican's Saint Peter's Square and its main basilica on March 11, 2020 a day after they were closed to tourists as part of a broader clampdown aimed at curbing the coronavirus outbreak. (Photo by ANDREAS SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)
Vaticano. Arrestato il broker Gianluigi Torzi per estorsione alla Segreteria di Stato per 15 milioni in un affare da 300 milioni di euro
Scandalo al Vaticano. Un monsignore particolarmente vicino al papa, il banchiere del Vaticano, il funzionario della Segreteria di Stato e due finanzieri dell’affare del palazzo di Londra. Questi sono coloro dietro i conti milionari svizzeri sequestrati a seguito dell’inchiesta di Oltretevere e intestati a monsignor Alberto Perlasca.
Il sequestro è avvenuto nei giorni scorsi dopo l’indagine della magistratura svizzera su richiesta del Promotore di giustizia Vaticano che indaga sullo scandalo da 300 milioni di euro dell’acquisto del palazzo Sloane Avenue a Londra.
Sotto sequestro anche i conti intestati al finanziere Raffaele Mincione, al gestore dell’Obolo di San Pietro e del patrimonio della Segreteria di Stato, Enrico Crasso, da poco dirigente del Credit Suisse e responsabile del fondo maltese Centurion che ha in mano 50 milioni di euro del Vaticano e investiti in Italia Indipendent di Lapo Elkann e nel film di Elton John. Inoltre, a questi si aggiungono i conti gestiti da Fabrizio Tirabassi, funzionario dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Per finire, i conti correnti del broker che vive a Londra, GianLuigi Torzi, arrestato dentro il Vaticano lo scorso venerdì.
Di quest’ultimo l’accusa è di estorsione, appropriazione indebita, truffa aggravata e autoriciclaggio, reati per quali la Legge vaticana prevede pene fino a dodici anni di reclusione. Il broker aveva fatto da intermediario nella vendita dell’immobile di lusso acquistato dalla Segreteria di stato sottoscrivendo le quote del fondo Athena Capital Global Opportunities del finanziere Mincione. Dall’operazione Torzi è riuscito ad intascare 15 milioni di euro. L’indagine era partita lo scorso ottobre su richiesta di Papa Francesco e aveva portato a perquisizioni negli uffici della Segreteria di Stato e dell’Aif (Autorità di informazione finanziaria) l’organismo del Vaticano per la lotta al riciclaggio.
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