TOPSHOT - A Lebanese protester waves a national flag amid clashes with security forces in central Beirut on August 10, 2020. - Lebanese Prime Minister Hassan Diab will announce his government's resignation imminently over the backlash from the deadly Beirut port explosion. (Photo by JOSEPH EID / AFP) (Photo by JOSEPH EID/AFP via Getty Images)
Le proteste in Libano hanno ottenuto ciò che volevano: il governo di Hassan Diab si è dimesso. Ora è scontro tra i diversi partiti
Il ministro della Salute Hamad Hasan ha annunciato la decisione presa durante la riunione di gabinetto. Il governo del Libano si è dimesso. I ministri hanno cominciato ad abbandonare l’esecutivo che contestavano nelle proteste di piazza. Tra i primi nomi: Manal Abdal Samad, ministra dell’informazione e Damianos Kattar, ministro dell’Ambiente. Quest’ultimo fa parte della setta cristiano-maronita del presidente della Repubblica Michel Aoun , alleato di Hezbollah e che ha garantito la sua maggioranza governando negli ultimi mesi.
Tra le motivazioni si parla di dimissioni nel “rispetto dei martiri” e “volontà pubblica di cambiamento”. In questo momento la polizia sta cercando di tenere sotto controllo i giovani alle prese con lanci di sassi nella zona del Parlamento di Beirut. Dopo l’esplosione al porto di martedì 4 agosto che ha causato la morte di centinaia di persona e migliaia di feriti, la società libanese ha mostrato la necessità di cambiamenti e non solo, anche Bashara al Rai, patriarca maronita, ha chiesto al governo di dimettersi. Il premier Hassan Diab recentemente ha parlato di elezioni anticipate: “Non possiamo far uscire il Paese da questa crisi senza un nuovo mandato popolare”.
Il problema che può sorgere è che ogni capo della comunità è in grado di influenzare il proprio elettore e questo comporta che sciiti, sunniti, drusi e le altre 17 confessioni non hanno libertà di manovra. Potranno soltanto eleggere i propri capi-famiglia che nel corso del tempo sono diventati anche capi-mafia che hanno lo scopo di privare delle proprie ricchezze il Libano.
Il potere del Paese si muove, in modo anche pericoloso, tra i partiti legati all’Iran, Hezbollah e il movimento cristiano Aoun, e dall’altra parte quelli dell’Occidente, Francia e Stati Uniti, ovvero sunniti e cristiani di Geagea e Gemayel. La conseguenza? Lo scoppio di contrasti mai arrestati.
In merito a questa situazione, come si sta muovendo l’Italia? Lo stivale da parte sua sembra non interessarsi molto al Libano dopo l’esplosione da poco avvenuta. Il premier Conte si è limitato a partecipare alla video conferenza con Macron e poi, dopo le proteste scoppiate, non si è più espresso.
Un ex diplomatico italiano ha dichiarato: “”Il Libano è stato un successo della politica italiana nel 2006, quando il governo Prodi/D’Alema riuscì a lavorare con Stati Uniti e Paesi arabi ad accelerare la fine della guerra fra Israele ed Hezbollah. Adesso l’attuale classe politica, fra i mille problemi di politica interna, deve fare uno sforzo immediato: non per recuperare posizioni in una guerra stupida con la Francia, ma perché il Libano è vitale per il Medio Oriente, per il Mediterraneo e quindi per l’Italia”. Alle teste politiche questo dettaglio sembra essere sfuggito.
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