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Covid, Trento “occulta” la gravità della sua pandemia: tamponi e dati fantasma

Secondo quanto emerso, pare che la Provincia di Trento occulti i dati reali registrati dalla pandemia di Covid. “Non è nascondendo sotto il tappeto i veri dati dei contagiati che si risolve il problema”, accusa il professor Bassi. 

foto di repertorio – pandemia di Covid occultata a Trento – meteoweek

Mentre in Italia alcune Regioni continuano a combattere gli altissimi numeri di contagi quotidiani, pare che alcune aree del nostro Paese siano quasi “immuni” al Covid-19. Questo, almeno, sulla carta. Come nel caso della Provincia di Trento, abitata da 540 mila persone e con pochissimi casi dichiarati di positività. Secondo quanto emerso dai dati del ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, infatti, gli “attualmente positivi” in Trentino sarebbero pochissime – ieri se ne contavano circa 2.439. Dati, questi, paragonabili ai cosiddetti Stati Covid-free, tra cui la Corea del Sud o la Nuova Zelanda.

Chiaramente c’è qualcosa che non torna. Nella Provincia di Bolzano (520 mila abitanti) sono stati registrati 10.651 infetti, con una media di un positivo ogni 50 persone. Mentre anche in Veneto si parla di 85.093 casi (anche qui con una media di un positivo ogni 50 abitanti), numeri che al momento la rendono la Regione con più contagi in Italia. La spiegazione di questa “bolla di vetro”, che rende i cittadini “immuni” al Covid-19, allora, è una – e abbastanza intuitiva: la Provincia non comunica i dati completi al Ministero.

Covid, a Trento “uno scandalo indegno di una società europea”

“Non è nascondendo sotto il tappeto i veri dati dei contagiati che si risolve il problema. Qui rischiamo che gli ospedali vadano in tilt e che l’economia venga sommersa. Molto meglio che la Provincia comunichi tutti i numeri dei contagiati, compresi quelli dei tamponi rapidi”. Queste parole le aveva pronunciate qualche settimana sul Giornale Trentino fa l’ex rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi.

Il professore di fisica sperimentale, infatti, ha spiegato che Trento sia impegnata ad “occultare” la gravità della sua pandemia attraverso uno stratagemma ben preciso. I contagiati nascosti a Roma, infatti, sarebbero quelli individuati con il tampone rapido, messi però subito in isolamento e rifatti controllare con il molecolare a distanza di 10 giorni. Al secondo test, allora, la maggioranza di questi risulterebbe guarita, ed è per questo ce la Provincia collezionerebbe agli occhi del Ministero dei numeri così bassi.

Da Trento non sono arrivate smentite in merito alla vicenda, ma la Provincia ribadisce non si tratti di trucchi o irregolarità, dato che lo stesso ministero non richiede di sommare i positivi dei due tamponi. Somma che viene invece fatta da molte altre Regioni (Veneto in primis), mentre il Trentino è scampato alla zona rossa nonostante l’occupazione al 70% delle terapie intensive.


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D’altro canto, Davide Bassi (interpellato dai giornalisti del Il Messaggero) attacca: “È uno scandalo indegno di una società europea, come quella trentina, con la trasparenza nel Dna”. E incalza: “A questo punto tre domande chiedono una risposta: chi deve pagare per la maggiore mortalità provocata dal basso allarme diffuso nel Trentino? Quali danni sono stati fatti a Regioni limitrofe che si sono comportate correttamente chiudendo scuole o attività economiche? E perché il ministero e l’Istituto Superiore di Sanità si fanno prendere per il naso?”.

Valeria Girardi

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