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Birmania, sanzioni dopo il colpo di stato: tensione e disobbedienza

C’è grande preoccupazione per la situazione politica nello stato di Myanmar dove da ieri, dopo un colpo di stato, c’è regime militare al governo

Mezzi militari per le strade della Birmania dopo il colpo di stato di ieri (Getty Images)

Autoblindo per le strade, posti di blocco, coprifuoco, legge marziale.c’è moltissima attenzione in Birmania, lo Stato riconosciuto dall’ONU come Myanmar, dove da ieri un governo militare ha preso il comando del paese arrestando la premier Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace.

Birmania militarizzata

Le immagini che arrivano dalla capitale e dalle principali città del paese, in qualche modo filtrate da quella che è la nuova autorità governativa e militare, vorrebbero tradurre una certa normalità. Si lavora, anche se il paese, di fatto, è militarizzato.

Ma le notizie che arrivano, soprattutto dei social network, sono completamente diverse. Il partito della lega nazionale per la democrazia del Myanmar, che anche quello del presidente del consiglio arrestato ieri, chiede l’immediata liberazione di tutti i detenuti, non solo il premier Aun San Suu Kyi ma anche il presidente della repubblica Win Myint e il consigliere di stato.

Nel paese ci sono segnali di tensione e di ‘disobbedienza civile’ che hanno raccolto una forte adesione si social network sia in patria che all’estero.

LEGGI ANCHE > Birmania, arrestata il premier Aung San Suu Kyi : colpo di stato

Tanti posti di blocco nella capitale birmana Naypyidaw (Getty Images)

Sanzioni internazionali

Nel frattempo si registrano anche le prime reazioni internazionali al golpe militare di ieri. Dagli Stati Uniti si chiedono ‘sanzioni’ e il dipartimento di Stato americano si è dichiarato pronto a tagliare in modo drastico tutti gli aiuti al paese.

Da parte del nuovo governo militare una breve nota ufficiale, diffusa anche questa sui social network. “Questa via era inevitabile per il Paese ed è per questo che abbiamo dovuto sceglierla”, ha affermato il generale Min Aung Hlaing. Il riferimento è alla destituzione della premier Aung San Suu Kyi, accusata di avere commesso gravi brogli nel corso delle elezioni che a novembre avevano rinnovayo il suo mandato dopo dieci anni di governo.

Stefano Benzi

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