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Revenge porn, apre sportello online primo soccorso psicologico gratis

Da un recente report di Permesso Negato, il 16% delle vittime di revenge porn, ha pensato di uccidersi o si è autolesionato. In gran parte si tratta di donne

Oggi, 10 ottobre, è la giornata mondiale della Salute mentale, e in questo giorno è stato inaugurato Primo soccorso psicologico, il nuovo sportello online che consente di fornire supporto psicologico a chi subisce revenge porn.

revenge porn-meteoweek.com

Lo sportello è aperto a tutti, non c’è alcuna distinzione di genere. Non è un caso che sia così, perché il revenge porn, ovvero il condividere materiale pornografico senza consenso, cosa di cui sono vittime almeno 2 milioni di persone solo nel nostro Paese, è in grado di provocare isolamento, da un punto di vista familiare e sul lavoro, senso di vergogna, depressioni, autolesionismo, istinti suicidi.

Questo nuovo sportello online ha origine da una partnership tra PermessoNegato e Tconsulta. La prima è un grande ente europeo che si occupa di combattere il revenge porn, e altre forme di violenza digitale.

L’altra, invece, è una piattaforma online di sostegno psicologico sorta nel corso dell’emergenza Covid per facilitare l’accesso all’assistenza psicologica.

Sportello online contro revenge porn, come funziona

Ma come funziona questo sportello? Si tratta di un servizio che avviene tramite audio/video online. È possibile prenotarsi 24 ore su 24, tutti i giorni, nella linea di aiuto di PermessoNegato. Chi è vittima di questo orribile fenomeno, può usufruire di tre incontri online di consulenza psicologica in modo gratuito, per riuscire ad andare incontro alle persone che non sono vicine al servizio di supporto.

Se dovesse essere utile, le vittime potranno anche ottenere una consulenza aggiuntiva. Nel report annuale di PermessoNegato, su un campione di duemila persone intervistate, è emerso che il 4% degli italiani ha subìto revenge porn, mentre il 9% conosce una persona che ne è stata vittima.

Generalmente, l’età media si aggira intorno ai 27 anni. Il 70% delle vittime di questo terribile fenomeno sono donne, e il 30% uomini. Di questi, il 13% è  membro della comunità Lgbtq+. Si tratta di un fenomeno che il 75% degli italiani conosce, anche solo per sentito dire, ma il 17% pensa che non sia reato nel nostro Paese.

In parte ciò spiegherebbe perché in molti, tra le vittime, affermano di non aver sporto denuncia. Tra le conseguenze più gravi per le vittime di revenge porn ci sono depressione, cambiamenti nel modus vivendi, autolesionismo e istinto suicida.

Anna Di Donato

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