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Tensione altissima tra i confini di Grecia e Turchia per fermare i migranti

Il governo greco ha deciso di usare l’esercito e i troni per bloccare non meno di 10.000 persone che stanno cercando di mettersi in salvo in Europa dopo essere riusciti a scappare dal confine siriano.

Alcuni migranti in viaggio verso nord al confine tra Turchia e Grecia (Photo by Burak Kara/Getty Images)

Emergenza nell’emergenza

In un’Europa che con tanta difficoltà sta cercando di far fronte all’assalto del coronavirus tra contagi sempre più estesi e vittime sempre più numerose, si registra il clima di altissima tensione a confine tra Grecia e Turchia. In particolare al valico di Kastanies.

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La Turchia lascia passare

La Turchia, come noto, da alcuni giorni ha deciso di aprire i propri valichi e di lasciar transitare i profughi siriani che cercano scampo verso nord. Il presidente turco Erdogan lo ha ribadito nuovamente ieri, con toni quasi minacciosi nei confronti dell’Unione Europea: “É  un’emergenza umanitaria che non ci riguarda, per noi possono passare anche tutti”. La Grecia non è dello stesso avviso e ha deciso di impiegare l’esercito.

Il valico di Kastanies

Il confine è rappresentato da qualche area coltivata e colline brulle. In mezzo scorre il fiume Evros, ed è proprio attraversando queste acque gelide che la stragrande maggioranza dei profughi vorrebbe cercare di arrivare entro il confine greco. In volo diversi elicotteri e numerosi droni equipaggiati con telecamere che trasmettono in tempo reale la situazione ai posti di controllo a terra. Dove possibile i frontalieri greci hanno srotolato metri e metri di quella che gli americani chiamano barbed wire, il filo spinato militare che nasconde anche piccole lamine affilatissime come lamette. Sembra la scena di un film di guerra. I profughi viaggiano a piedi con poche cose accatastate su carretti e minuscole carriole. Ma non sono sicuramente equipaggiati per l’inverno e le loro scorte alimentari sono al minimo.

A consigliare il valico di Kastanies sarebbero stati proprio i passeur turchi che sanno che questa è la zona meno problematica da affrontare a piedi e meno presidiata. Perlomeno lo era fino a due settimane fa, prima dell’inizio dell’emergenza.

Quanti sono i migranti in transito

Secondo il governo turco i profughi in transito sarebbero 10mila: siriani, afghani, pakistani ma anche africani. Stando invece agli osservatori delle ONG si parla di non meno di 15mila persone in condizioni quasi disperate. Di giorno i profughi restano fermi, accampati dove trovano spazio. Di notte, soprattutto i più giovani, cercano di affrontare il confine nuotando al di là delle acque gelate dell’Evros o scavalcando il filo spinato dove sembrano esserci meno controlli. I droni volano sempre, anche di notte, equipaggiati con telecamere a raggi infrarossi. Da parte del governo di Atene non c’è nessuna apertura: sorveglianza armata, i fucili dei militari sono caricati con proiettili di gomma.

Sorvegliate anche le coste

Sorveglianza estrema anche sulle coste dove a cercare lo sbarco sono soprattutto i gommoni. Notizie non confermate parlano di un bambino siriano che ieri sarebbe annegato proprio di fronte a Lesbo. Le domande di visto, anche temporaneo, sono state del tutto sospese dal governo di Atene. Chi viene sorpreso senza documenti all’interno dei confini greci viene fermato e accompagnato al confine dai militari armati.

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Migranti siriani davanti alle acque dell’Evros (Photo by Burak Kara/Getty Images)

Le ultime trattative

I rapporti tra Erdogan e la Grecia se possibile sono ancora più tesi del solito: “Ci hanno lasciato da soli ad affrontare questa emergenza ma presto la questione riguarderà tutta l’Europa”. L’unico che potrebbe porre fine a un dialogo che di fatto non ha alcuna apertura, è Vladimir Putin che incontrerà dopodomani Erdogan nella speranza di convincerlo a una maggiore cooperazione. Nel frattempo anche la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen ha chiesto un incontro urgente al presidente turco.

Stefano Benzi

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