Il primo ministro giapponese Shinzo Abe interviene in parlamento (Photo by Tomohiro Ohsumi/Getty Images)
I contagi sono aumentati e anche il numero dei decessi comincia a diventare preoccupante. Sotto pressione la leadership del presidente del consiglio Shinzo Abe.
Fino a questo momento il Giappone è stato uno dei paesi che ha atteso di più prima di prendere in considerazione la quarantena e l’isolamento per risolvere il problema del contagio da coronavirus. In parte questa è stata una scelta politica, dettata dal fatto che il Giappone, a luglio, avrebbe dovuto ospitare le Olimpiadi di Tokyo 2020. Dopo una lunga attesa si è presa l’unica decisione possibile: rinviare le Olimpiadi di un anno per consentire al paese di difendersi dall’attacco del virus e riorganizzarsi.
In tutto questo, però, il Giappone tarda ancora a prendere una posizione molto chiara nei confronti del coronavirus. Le grandi aziende lavorano regolarmente il paese va avanti, quasi come se niente fosse nonostante i contagi, nelle ultime ore, siano aumentati in modo esponenziale. A Tokyo, nelle ultime ventiquattr’ore ci sono stati 100 contagi, in totale in città sono quasi un migliaio. Non sono numeri alti, non certo rispetto ai nostri, ma si tratta comunque del nuovo record in termini di persone contagiate per il paese del Sol Levante.
Il Giappone, poi, ha un problema gigantesco rispetto a molti altri paesi, che è quello della densità. Le città giapponesi sono un agglomerato di case, uffici, abitazioni ipermercati e scuole: in pochi chilometri vivono milioni di persone che condividono tutto in convulse giornate di lavoro che possono durare anche dalle dodici alle quattordici ore al giorno. Insomma…. Tenere il paese in piena attività è un rischio davvero gigantesco.
Rischio che tuttavia il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha deciso di correre con grande convinzione nel tentativo di mantenere la produttività del Giappone competitiva ed evitare che il paese andasse in lockdown. In questo momento però questa soluzione non sembra convincere, non più di tanto, l’opinione pubblica che comincia ad avere seriamente paura. Tokyo, ieri sera, faceva impressione: nella serata del divertimento per eccellenza, quella del venerdì, non si erano mai viste le strade della capitale nipponica così deserte. Da una parte funziona il messaggio che passa alla nazione: “Lavorate ma tornate subito a casa e cercate di rispettare il isolamento all’interno delle vostre abitazioni quando non siete fuori per lavoro”. Ma questo potrebbe non bastare.
Un altro dato che preoccupa è quello che riguarda i posti in ospedale. A Tokyo i posti letto riservati ai pazienti di coronavirus sono, al momento, 750, 704 dei quali sono già occupati. Si sta cercando di fare una corsa contro il tempo, grazie anche alle colossali potenzialità industriali del paese per cercare di allestire nuove sale di rianimazione e soccorrere quante più persone si trovino a dover affrontare lo stato acuto della malattia, quello della polmonite e della difficoltà respiratoria.
Al momento l’unica presa di posizione ufficiale è stata quella della governatrice di Tokyo, Yuriko Koike che ha chiesto a tutti i cittadini di evitare festeggiamenti, riunioni, assembramenti cancellando gli impegni ufficiali e limitando al massimo quella che è l’attività della città per motivi di carattere non soltanto pratico ma soprattutto sanitario.
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