Nove pazienti gravi sono già stati trattati con il plasma di ex contagiati e i risultati sono sorprendenti. I primi donatori sono stati due medici guariti. Succede al San Matteo di Pavia.
In sordina, senza troppi clamori, come nel loro stile. Pavia lancia un forte segnale di speranza per i malati di coronavirus. Anzi, una certezza perchè il metodo sperimentale del San Matteo ha già dato i suoi frutti. Cinque malati gravi da Covid-19 a Pavia e quattro a Mantova sono già stati trattati con il plasma ricco di anticorpi dei pazienti guariti. Tra i donatori, la coppia di medici pavesi di Pieve Porto Morone, i primi due casi positivi registrati nella provincia di Pavia, che si sono resi subito disponibili. Il protocollo sperimentale avviato dal Policlinico San Matteo è entrato nel vivo dopo il nulla osta dall’Istituto Superiore di Sanità. Gli anticorpi monoclonali e una procedura semplice: la somministrazione al paziente malato di anticorpi prodotti da chi è già guarito, anticorpi in grado di inattivare il virus. I riscontri sono buoni. Oltre al cocktail di farmaci, il plasma può dare forza alla terapia nei casi di grave insufficienza respiratoria.
Nella maggior parte dei casi ad essere trattati sono pazienti sottoposti a ventilazione meccanica, per i quali scongiurare il peggioramento delle condizioni e l’intubazione. «Una procedura già collaudata che può essere utilizzata per combattere un virus nuovo ma anche per salvare i pazienti più seri – spiega Cesare Perotti, responsabile del servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del San Matteo di Pavia -. Il plasma iperimmune è già stato utilizzato anche in passato per curare Sars ed Ebola. I medici di Whuan, che hanno coadiuvato le terapie per un migliaio di pazienti con il plasma dei guariti, ne hanno confermato l’efficacia, e caldeggiato l’utilizzo». Ora la macchina del centro trasfusionale è super attiva, il plasma raccolto viene sottoposto a rigidi test, tra cui quello di neutralizzazione virale: una parte di plasma viene messo a contatto con il coronavirus e si vede se e come sia in grado di debellarlo. Il plasma più potente, dunque, sarà quello utilizzato per le infusioni. Per ora i risultati sarebbero incoraggianti, ma è prematuro trarre conclusioni perché servono numeri significativi. Venti pazienti si sono già sottoposti al prelievo. Il San Matteo nei giorni scorsi ha lanciato un appello ai potenziali donatori, guariti e dimessi dall’ospedale, nelle province di Pavia, Mantova, Cremona e Lodi. I requisiti per poter donare: due tamponi negativi effettuati nell’arco di 24 ore consecutive, così si ha la certezza di aver sconfitto il virus e di aver sviluppato gli anticorpi in grado di combatterlo.
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