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Con il Decreto Rilancio è stata approvata la proroga alle concessioni balneari al 2033, con emendamento firmato da Forza Italia: forti le Critiche di Calenda, che si uniscono a quelle di Angelo Bonelli e alla richiesta di revisione del testo della Rgs.
La questione delle concessioni balneari scatena la reazione del leader di Azione, Carlo Calenda, così come anche quella del coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. Sotto i riflettori è finito un emendamento al decreto Rilancio, firmato dalla parlamentare Deborah Bergamini di Forza Italia e approvato in Commissione Bilancio della Camera, che proroga al 2033 le concessioni balneari.
E proprio la stessa Bergamini si era dichiarata estremamente soddisfatta a seguito dell’approvazione dell’emendamento. Sui suoi social network, infatti, parlava di un “risultato importante”, ottenuto dal partito di Forza Italia che è “al fianco di una categoria fondamentale per la ripartenza dell’Italia e che da mesi combatte contro le incognite di questa crisi”.
Nello specifico, tale modifica congela “i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, per il rilascio o l’assegnazione, con pubblica evidenza, delle aree oggetto di concessione demaniale marittima salvo il caso di revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario diverso dal mancato pagamento dei canoni”. Ma estende anche alle concessioni del demanio fluviale e lacuale il termine di durata di quindici anni delle concessioni demaniali, e proroga le concessioni “per la realizzazione e la gestione, a cura di società sportive, di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti di ormeggio”.
Una modifica che il leader di Azione, Carlo Calenda, non condivide – e di questo ne ha chiarito i punti nell’ultimo video pubblicato su Twitter. Del resto, “ora l’Italia riceve da tutte le concessioni balneari, da tutte le spiagge italiane, 100 milioni di euro, praticamente zero”, sottolinea il Calenda.
E attacca, ancora: “Funziona che queste concessioni, che si perpetuano sostanzialmente nelle famiglie, non vanno mai a gara e pagano dei canoni irrisori. Per esempio – spiega Calenda – lo stabilimento più Vip di Capalbio paga 4 mila 500 euro l’anno di canone. Credo che un ombrellone per la stagione ne costi circa 3 mila. Più o meno con un ombrellone si rifà perciò di tutto il costo della concessione annuale. Chiaramente questo non è affatto giusto”.
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Ma oltre a Calenda, anche la Ragioneria dello Stato (Rgs) è risultata scettica a tale modifica. E infatti, in una lettera oltre a manifestare “fortissime perplessità”, chiede anche alla Commissione Bilancio di Montecitorio di rivedere il testo. Mentre il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, muove una pesante critica sulla proroga “al 2033 senza gara e adeguamento canoni”, poiché punta a salvaguardare “un inaccettabile concentrato di privilegi che ha portato alla svendita e alla privatizzazione delle spiagge italiane” e perché “tutela privilegi e rendite inaccettabili”.
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