Il presidente del Parlamento Europeo parla del Recovery Fund e indica le priorità dell’Europa in questa delicata fase.
Giorni passati a studiarsi carte e documenti relativi al Recovery Fund, in attesa di un confronto delicato con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il rappresentante del Consiglio Europeo Charles Michel e la cancelliera tedesca Angela Merkel. David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, è perfettamente consapevole che le scelte che l’Unione Europea farà in questi mesi – che coincidono con il semestre di presidenza della Germania – incideranno enormemente sul futuro dell’Europa stessa. Il timore è che, per sbrigarsi a presentare una bozza entro il vertice Ue del 17 e 18 luglio, si vada a limare qualcosa in termini di ampiezza dell’intervento: «Credo che l’interesse sia soprattutto volto a capire se ci saranno tagli rispetto alla proposta della Commissione e dove. Di quanto e dove, lui non lo ha indicato» spiega Sassoli, riferendosi a Michel. «C’è convergenza sul riuscire ad avere un accordo che sia utile alla ripresa, tenendo insieme il piano di ripresa e i programmi tradizionali a lungo termine dell’Unione. Un buon vento accompagna anche l’idea di inserire nuove risorse proprie dell’Unione europea: è una priorità del Parlamento, utile a creare una capacità di autofinanziamento dell’Unione». Non è possibile però non considerare la spinta che arriva dai “paesi frugali”, quelli che chiedono un controllo sulle erogazioni e sulle riforme che i beneficiari del Recovery Fund faranno. Su questo aspetto Sassoli è netto: «Questa è una stagione di investimenti e riforme, e vale per tutti. Abbiamo bisogno di rilanciare l’economia e di un impegno dei governi con riforme che irrobustiscano e rilancino il mercato europeo».
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Ma le riforme non riguardano solo le disponibilità economiche: tutti gli aspetti della vita amministrativa e politica degli Stati Membri dovranno essere armonizzati per essere più funzionali e competitivi:«Tutte le riforme che consentano ai 27 mercati di integrarsi di più: giustizia, istruzione, ricerca, mercato del lavoro. Grandi riforme strutturali, nessuno può esimersi». Un cambiamento che parta anche da una diversa rappresentatività delle istituzioni europee: «C’è stata ieri da parte di Merkel, Michel e von der Leyen una chiara apertura per un coinvolgimento maggiore del Parlamento. Un accordo interistituzionale sulla governance di tutto questo pacchetto è la strada da seguire». L’ultima battuta è proprio sull’Italia, e su come sia considerata in Europa: «In questo momento, devo dire, in Europa c’è grande fiducia verso l’Italia, perché l’Italia è davvero il termometro di ogni sforzo di ripresa dell’economia europea. Il governo riscuote fiducia. Quel che ci si aspetta è anche una velocità di interventi. E su questo forse una concentrazione maggiore servirebbe».
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