Nel corso del discorso di fine anno, breve ed incisivo, il presidente Mattarella ha fatto riferimento, pur se in modo velato, all’attualità della politica italiana.
“E’ tempo di costruttori, basta personalismi”: una frase, estrapolata dal discorso di fine anno del presidente Mattarella, a cui potrebbero essere attribuiti diversi significati. Uno più generico, ampio, quasi ecumenico: durante e dopo una crisi come quella che stiamo vivendo, tutti i componenti della società civile dovrebbero mettere da parte gli obiettivi personali e dedicarsi, pur con sacrificio e compromessi, al bene pubblico. Un messaggio che ben figurerebbe in un discorso generico e dedicato “alle buone intenzioni” che il presidente della Repubblica pronuncia ogni fine anno in diretta televisiva. Ma Sergio Mattarella non ha preparato il suo discorso con l’obiettivo di diffondere buone parole e tranquillizzare gli italiani. Il suo intervento, breve ed incisivo, ha fatto riferimento a questioni assolutamente attuali ed urgenti dell’agenda politica del paese. La pandemia, i vaccini e la necessità di vaccinarci, la crisi economica, il Recovery Plan, l’Unione Europea: riferimenti molto reali, concreti e diretti. Ecco perchè anche il passaggio “È tempo di costruttori, basta personalismi” non può non essere indirizzato ad un preciso obiettivo.
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A chi? Secondo alcuni, il destinatario di quel messaggio potrebbe essere Matteo Renzi. Il presidente della Repubblica ha sempre mostrato molto rispetto istituzionale delle dinamiche parlamentari e dei rapporti interni alla maggioranza: è intervenuto nel dibattito politico solo quando strettamente necessario, o quando il suo ruolo e le sue funzioni glielo hanno imposto. Anche nel suo discorso di ieri Mattarella ha citato solo “di passaggio” l’attività di governo, esprimendo comunque un giudizio realistico e tutto sommato positivo: dire “si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti” significa dare atto al governo di aver fatto quel che poteva fare, anche al netto di errori ormai noti e visibili a tutti. La frase, certo, non è riferita solo al ruolo del governo, ma a tutti coloro i quali si sono spesi per gestire al meglio la pandemia. E quindi anche il governo.
Che, con il Recovery Plan ed una crisi da gestire, forse dovrebbe lavorare in maggior tranquillità. E qui entra in scena il leader di Italia Viva, che ogni giorno che passa sembra pronto a far cadere il governo. Un ruolo, quello di “distruttore”, o meglio di “rottamatore” che a Renzi è sempre piaciuto, e che ha provato ad interpretare con risultati in effetti non entusiasmanti. Dal primo momento, pur essendo tra i principali ideatori politici dell’alleanza “giallorossa” di governo, ha sempre mostrato insofferenza. Far parte di una maggioranza insieme al Movimento 5 Stelle, che lo ha attaccato duramente per anni, immaginiamo non sia facile per Renzi.
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Troppa distanza, troppa acredine accumulata negli anni, una visione troppo diversa: ma d’altronde questo è il governo del compromesso. Dopo l’assurdo harakiri di Salvini nell’estate del 2019, l’unico governo possibile poteva nascere solo dal compromesso tra il PD ed il Movimento 5 Stelle. Acerrimi rivali fino ad un minuto prima, e poi insieme in maggioranza. Con la presenza, necessaria numeri alla mano, anche del giovane e piccolo partito di Renzi (i sondaggi lo danno a fatica sopra il 3%), nato proprio durante la tempesta perfetta dell’agosto-settembre ’19. Italia Viva, che pure conta due ministri, ha da subito mostrato di stare in quella nuova maggioranza con insofferenza. La possibilità di dare il via ad una crisi, sia essa per la gestione del Recovery Fund o per le deleghe ai servizio segreti, non è dunque una novità. E’ già successo altre volte: rotture annunciate e poi rientrate che, in effetti, sanno un pò di personalismo ed egocentrismo. In una fase in cui sarebbe forse necessaria più calma. Ed allora, che non sia proprio Matteo Renzi l’oggetto del messaggio del presidente Mattarella?
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