Il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno (Photo by CARLOS COSTA/AFP via Getty Images)
Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno non vede mezzi termini nella gestione della crisi che seguirà il coronavirus e i cui effetti sono già evidenti.
George Marshall era il segretario di stato americano incaricato dopo la II Guerra Mondiale di verificare le condizioni dell’Europa, uscita devastata dal conflitto e di trovare una ricetta per la ripartenza. Agli Stati Uniti non interessava aver sconfitto la Germania e il Giappone. Occorrevano anche dei mercati con cui interagire e che avessero una potenzialità economica. Il Piano Marshall citato così spesso in questi giorni consisteva in un immenso gettito di denaro sull’Europa per consentire alle fabbriche di riaprire e tornare al lavoro. All’epoca si parlò di dodici miliardi di dollari, una cifra che oggi è persino difficilmente immaginabile.
Gli storici sostengono che il Piano Marshall consentì una rapida ripresa non solo dei paesi che la Guerra l’avevano vinta, ma erano in ginocchio, come la Francia e la Gran Bretagna ma anche di chi il conflitto lo perse, Germania e Italia che in qualche anno riuscirono a poco a poco a ricostruire sulle macerie un paese e la sua industria. Di Piano Marshall per il coronavirus ha parlato Mario Centeno, ex ministro portoghese delle finanze, deputato europeo e presidente dell’Eurogruppo da oltre due anni.
La crisi è senza precedenti: “I numeri sono del tutto sconvolgenti, stiamo vivendo la peggior recessione da 70 anni. Negli Stati Uniti in 15 giorni sono stati chiesti 10 milioni di sussidi alla disoccupazione: senza un piano di ripresa coraggioso non possiamo escludere dati simili anche da noi”. Da sottolineare che lo scorso anno la disoccupazione negli Stati Uniti era intorno al 2,5%, al minimo storico.
Che l’Europa sia divisa su come questi aiuti debbano essere generati e divisi è noto: Germania, Finlandia e Olanda vogliono il MES. L’Italia, la Francia e la Spagna vogliono un sistema di debito comune che possa essere sostenuto da tutta l’Unione Europea e che non faccia figli e figliastri. Centeno sottolinea quelli che sono i valori del MES: “All’Eurogruppo proporremo un pacchetto di difesa della zona euro con tre misure: protezione dei debiti sovrani, sostegno alle imprese e ai lavoratori – dice l’ex ministro portoghese delle Finanze – si tratta delle linee di credito del Mes aperte a tutti fino a 240 miliardi, la proposta che permetterà alla Bei di raccogliere fino a 200 miliardi e i 100 miliardi della Commissione per gli ammortizzatori sociali. Una rete di salvataggio da oltre 500 miliardi che si somma alle misure già prese dai governi e agli 870 miliardi della Bce”.
I cosiddetti coronabond sono un’altra soluzione, magari non l’unica: “Non dobbiamo essere diffidenti nei confronti dei coronabond senza una discussione adeguata. Voglio una discussione aperta e all’altezza – dichiara Centeno – c’è sostegno al nuovo pacchetto di misure immediate e dobbiamo proseguire su questa strada con la mente aperta: dopo la crisi servirà denaro fresco per finanziare un piano di ripresa”.
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