(Foto di Alberto Pizzoli, da Getty Images)
Campania: arrestate 69 persone per corruzione, peculato, falso, contrabbando e traffico internazionale di rifiuti nelle province di Salerno, Avellino, Caserta e Napoli.
In Campania il Gip di Salerno ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare estesa a 69 persone accusate di corruzione, peculato, falso, contrabbando e traffico internazionale di rifiuti. L’ordinanza è stata poi eseguita da ben 250 militari della Guardia di Finanza fin dalle prime ore della mattina, coadiuvati da 17 funzionari doganali, su disposizione della locale Procura della Repubblica. I militari sono, infatti, andati a coprire diverse province campane coinvolte nella vicenda. Oltre a Salerno, sembrano coinvolte le province di Avellino, Caserta e Napoli.
Più in particolare al centro degli illeciti ci sarebbero i funzionari doganali, personale sanitario, spedizionieri, dipendenti di società del porto di Salerno. Ognuno con un ruolo diverso nella gestione di una corposa quantità di reati. Oltre a quelli già nominati, anche favoreggiamento personale, traffico di influenze illecite, accesso abusivo a sistemi informatici, ricettazione e contrabbando.
E non si tratta dell’unica operazione in Campania avvenuta nelle ultime ore. Proprio nella giornata di ieri 4 maggio la polizia di Caserta e la Dda di Napoli (sostituto procuratore Luigi Landolfi, procuratore aggiunto Luigi Frunzio) hanno smantellato un’organizzazione camorristica grazie all’intervento degli agenti della squadra mobile. In questo caso si tratta di riscossione del pizzo. Più in particolare gli illeciti venivano compiuti a Maddaloni, alle porte di Caserta. L’arresto non sarebbe che l’atto finale di indagini che proseguono ormai da due anni, e che spesso si sono focalizzate sulle infiltrazioni camorristiche a Maddaloni.
Indagini condotte in passato hanno coinvolto esponenti politici, tra cui l’attuale sindaco maddalonese Andrea De Filippo, sotto processo per voto di scambio con l’aggravante mafiosa. Ora il blitz alle porte della fase 2 dell’emergenza coronavirus. Al centro dell’operazione il boss 49enne Salvatore D’Albenzio, appartenente a una famosa famiglia di camorristi. Anche durante l’emergenza coronavirus il clan ha saputo adattarsi alla situazione: il clan avrebbe imposto a uffici e altre aziende l’installazione di apparecchi automatici, forniti da imprese colluse, per la distribuzione di caffè, snack e bevande. Una decina, le estorsioni in tutto. A denunciare è stato un solo titolare di una delle ditte colluse.
A commentare gli arresti anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che ha affermato: “È un altro duro colpo inferto grazie al costante impegno di magistratura e forze di polizia la risposta più efficace dello Stato per liberare i territori dalla pressione camorristica e ripristinare la legalità”. Per Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, si tratta di “arresti importanti che dimostrano come lo Stato, anche se in piena emergenza, non abbassa la guardia”.
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