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Ue, in Italia Pil -11,2%. Per l’Itast oltre un’azienda su tre rischia chiusura

Arrivano le nuove stime della Commissione europea sul 2020 e le aspettative peggiorano: il Pil italiano nel 2020 subirà un crollo dell’11,2%, il calo più pesante in tutta l’Ue. Nel 2021 è prevista una risalita al 6,1%. Intanto l’Istat lancia una previsione drammatica: il 38,8% delle aziende italiane rischia di non sopravvivere alla crisi.

Arrivano le nuove stime della Commissione Ue sul bilancio dei Paesi Ue e spazzano via ogni ottimismo. Se a maggio Bruxelles prevedeva per l’Italia un crollo del Pil del 9,5%, ora il Pil 2020 registrerà un -11,2% secondo le stime. Anche la ripresa 2021 viene ridimensionata: a maggio si attestava intorno al 6,5%, ora al 6,1%. A commentare il commissario all’economia Paolo Gentiloni che afferma: “Le previsioni economiche d’estate ci mostrano che la strada per la ripresa è ancora lastricata di incertezza”, anche perché “la pandemia ha colpito l’economia europea più forte dell’atteso, anche se un cauto rimbalzo sta cominciando”. Poi Gentiloni spiega: nel 2020 “contrazioni relativamente forti sono attese in Italia, Francia e Spagna, mentre contrazioni più ridotte si attendono in Germania, Olanda e Polonia”. L’eterogeneità della risposta economica nei diversi Paesi è dovuta a diversi fattori: “Le divergenze tra Paesi, sia nella recessione, sia nella ripresa, sono legate alla diversa tempistica e rigore dei lockdown, e dalla diversa struttura economica”. In tutta la zona Ue, invece, il Pil scenderà a -8,7% nel 2020. I Paesi maggiormente colpiti saranno Italia (in testa), Spagna (-10,9%), Francia (-10,6%). Una recessione “ancora più profonda” rispetto alle aspettative e, tra l’altro, “con divergenze più ampie”. Come riportato dalla Repubblica, i dati sono stati commentati anche dal vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: “L’impatto economico del confinamento è più grave di quanto avevamo inizialmente previsto. Continuiamo a navigare in acque agitate e siamo esposti a molti rischi, tra i quali un’altra massiccia ondata di contagi. Al di là di qualsiasi altra considerazione, le previsioni sono un esempio eloquente della necessità di concludere un accordo sul nostro ambizioso pacchetto per la ripresa, NextGenerationEU, per aiutare l’economia. Per quanto riguarda i prossimi mesi di quest’anno e il 2021 è lecito attendersi una ripresa, ma dovremo sorvegliare da vicino il rischio che avvenga a ritmi diversi. È nostro dovere continuare a proteggere i lavoratori e le imprese e a coordinare scrupolosamente le politiche a livello dell’Ue, per poter uscire dalla crisi più forti e più uniti”.

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SEDE ISTAT ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA

A confermare le previsioni negative anche gli ultimi dati Istat, che prevedono un forte rischio chiusura per il 38,8% delle aziende“L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno”. In questo caso, il pericolo di chiusura si distribuisce a intensità diverse, ma resta tangibile per tutti: il pericolo di chiudere coinvolge maggiormente le micro imprese (40,6%) e le piccole (33,5%), ma tremano anche le medie e le grandi imprese, rispettivamente 22,4% e 18,8%. In genere, i settori più colpiti saranno e sono tutt’ora la ristorazione e l’accoglienza. Tornando ai numeri: 6 alberghi e ristoranti su 10 rischiano di chiudere entro un anno, in pericolo 800mila posti di lavoro. Migliora, in compenso, la vendita al dettaglio. Insieme ad una serie di timidi segnali di ripresa, questi dati consentono all’Istat di inserire una nota positiva nelle previsioni: l’Istituto segnala per maggio “i primi segni di ripresa dei ritmi produttivi dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile. I dati su redditi, consumi e mercato del lavoro sembrano riflettere gli effetti delle politiche di contrasto alla crisi segnando, nel primo trimestre, un calo del reddito disponibile delle famiglie nettamente meno ampio rispetto a quello del Pil nominale e un deciso aumento della propensione al risparmio”.

Alice De Gregoriis

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