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Il telefono squilla, la dottoressa Beltrame non risponde: la drammatica verità

I colleghi la chiamano ma lei non risponde: la dottoressa Antonella Beltrame è stata trovata morta in casa dai carabinieri.

Antonella Beltrame

Il telefono squilla a vuoto: erano i colleghi che la cercavano. Ma la dottoressa Antonella Beltrame, 62 anni non poteva più rispondere: è stata ritrovata poco dopo senza vita nella sua abitazione di Preganziol, in provincia di Treviso. Gli altri medici avevano provato a contattarla per questioni di lavoro, ma nonostante il suo cellulare fosse acceso, continuava a suonare a vuoto. A quel punto è scattato l’allarme, e sono stati allertate le forze dell’ordine ed il soccorso sanitario.  Ed infatti la donna è stata trovata priva di vita dai carabinieri e dal 118 a casa sua. Le cause del decesso sono tutt’ora al vaglio degli inquirenti.

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L’Oras Motta di Livenza, dove la dottoressa Beltrame lavorava come chirurga

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Antonella Beltrame lavorava da molti anni all’ Oras, ospedale riabilitativo di Motta di Livenza, sempre in provincia di Treviso. Era specializzata in chirurgia generale e in chirurgia plastica ricostruttiva, allieva del celebre chirurgo plastico brasiliano Ivo Pitanguy, deceduto nel 2016 a 90 anni e particolarmente famoso nell’ambiente della chirurgia internazionale. Prima dell’esperienza all’Oras, la dottoressa Beltrame aveva lavorato per diversi anni al pronto soccorso di Oderzo come chirurgo: una professionista con parecchi anni di esperienza alle spalle. Nell’ospedale dove la Beltrame lavorava la notizia ha destato, com’è ovvio, sentimenti di profondo dolore. Antonella infatti era attesa nel suo ambulatorio per tornare a lavorare come tutti i giorni insieme ai suoi pazienti. Incredulo il direttore sanitario Guido Sattin: «Si tratta di una notizia che ci ha lasciati sgomenti – ha commentato – Tutti qui in ospedale conoscevamo Antonella, era presente da molti anni come esperta chirurga. Seguiva anche le medicazioni di molti pazienti che seguono il proprio percorso riabilitativo. Era sempre disponibile ed estremamente professionale. Era a casa, se non ricordo male, dallo scorso 3 novembre per malattia. In pratica ogni tanto aveva un po’ di mal di schiena e una certa difficoltà di deambulazione. Niente però che avrebbe fatto pensare a un epilogo di questo tipo. Ho ricevuto la telefonata del Suem e ho saputo della tragedia. Sono rimasto senza parole. Per il nostro ospedale questo è stato un anno particolarmente duro e complicato». 

Alessio Ramaccioni

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