Coronavirus, la virologa Maria Rita Gismondo insiste: “E’ come una febbre”

La direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica e Diagnostica bioemergenze del Sacco, Maria Rita Gismondo, torna a parlare del coronavirus. “C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura. E c’è stato un lavaggio del cervello collettivo davvero eccessivo”

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L’ospedale di Codogno

Maria Rita Gismondo è nel pieno del suo lavoro sul coronavirus all’interno del laboratorio di cui è direttore – Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica bioemergenze del Sacco. Lavora senza pause da due settimane. Nel suo ufficio al terzo piano tiene una riproduzione del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Cioè la gente, cioè noi, alle prese con il Covid-19, la paura, e anche la psicosi. Da Fontana, governatore lombardo, la prima ammissione. “Il coronavirus è poco più di una febbre”. La Gismondo conferma. “Vuol dire che mi stanno ascoltando – spiega – lo avevo detto in tempi non sospetti. Burioni? Lasciamolo pure alla sua gloria. I fatti dicono altro”.

E ricorda quando è iniziato il tam tam mediatico e presso gli ospedali. “Sì, possiamo ricostruirlo. Quindici giorni fa, con poche richieste di analisi. Si è partiti da lì. Poi è scoppiato il caso Codogno. Tutto è cambiato in quella circostanza. E sono arrivati centinaia di campioni”. Odissee vere e proprie. “Sei medici, ora saliti a otto, costantemente attivi. E 15 tecnici. Turni estenuanti, ma non chiudiamo mai, neanche la notte”.

Cosa dobbiamo fare? Secondo La Gismondo il quadro è chiaro. “Aspettare. No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro da parte nostra. Spiegare le cose alla gente, informare, dicendo onestamente che le cose possono cambiare in bene o in peggio. Ma dire le cose vere con molta obiettività. C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra“.

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“Questione troppo strumentalizzata anche a livello politico”

“Chi si interessa di salute ha il dovere di spiegare. Così tutti i papà e le mamme si tranquillizzano. Se invece li invadi con video di città deserte, ambulanze a sirene spiegate eccetera, crei il panico. E’inevitabile. Tutte le misure adottate possono sembrare un’esagerazione, dal punto di vista scientifico. Ma bisogna dare risposte alla gente. Poi, spesso la salute viene strumentalizzata a livello politico. E qui mi fermo. Ma è inaccettabile”.

Sulla durata del coronavirus in Italia, la Gismondo non mostra preoccupazione. E’ nel versante che predica calma. “Non penso che la settimana prossima si possa non parlare di coronavirus. Tra l’altro, a me non piacciono i virus, preferisco i batteri. Però, quando tutto questo sarà finito, mi farò fare un ciondolo d’oro a forma di coronavirus, che è bellissimo. Poi me lo metto al collo. Sarà il mio trofeo. Credo si sia esagerato con gli allarmismi e con un’informazione che è andata oltre ciò che effettivamente è questo virus”.