Coronavirus. Tradito dallo Stato e umiliato dalle banche: “ho 20 euro in tasca”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:09

Parla Marco Di Giovanni, 44 anni, proprietario con il padre e il fratello di tre negozi di abbigliamento non lontano dal centro di Palermo, l’emergenza coronavirus li ha messi in ginocchio e le banche gli hanno dato la botta finale.

Una storia di ‘ordinaria’ tragedia. Ordinaria perchè in tempo di coronavirus e restrizioni annesse, purtroppo di storie così saremo costretti a raccontarne altre ancora. Gli imprenditori sono in ginocchio e lo Stato tarda ad intervenire. Le banche, se possibile, fanno anche peggio. Marco Di Giovanni, 44 anni, proprietario con il padre e il fratello di tre negozi di abbigliamento non lontano dal centro di Palermo, a settembre ha festeggiato cinquant’anni di attività. Cinque mesi dopo si ritrova con 20 euro in tasca, debiti per 40mila euro e l’incubo di non sapere come dare da mangiare alle figlie, di 10 e 13 anni.

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“Mi sono ritrovato povero – racconta Marco – Ho un mutuo per il mio negozio, il terzo della nostra catena che dodici anni fa ho comprato per 300 mila euro. Sono andato in banca per chiedere la sospensione delle rate. Ma mentre parlavo al direttore, lui mi ha addebitato sul conto quella di marzo, mandandomi in scopertura”. Un ‘tempismo’ inquietante. “Sosteneva – continua l’imprenditore – che la rata, che scade il 15 di ogni mese, fosse in pagamento prima che il governo decidesse di fermare i mutui. Da anni, però, la stessa banca non addebita le somme se nel conto non ci sono tutti i soldi che servono: una volta, per esempio, mancavano 70 euro. Perché adesso hanno cambiato metodo?”. marco aveva 1800 euro sul conto, la rata è di 1.950. Ed è andato in rosso. “Ho chiesto al direttore di stornare subito il pagamento – spiega – mi ha detto di no. Gli ho spiegato che quei soldi mi servivano per resistere sino alla fine del periodo di chiusura. Mi ha detto ancora no. Alla fine dice di essersi umiliato. “Con la voce che mi tremava, per la rabbia e la vergogna, gli ho chiesto di farmi prelevare almeno 500 euro. Mi ha detto di no, anzi mi ha chiesto di rientrare dalla scopertura al più presto”.

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“Lunedì sono andato di nuovo in banca, ma il direttore non mi ha ricevuto. Ho chiamato il mio avvocato e abbiamo scritto una lettera per chiedere che i soldi vengano riaccreditati: altrimenti non posso fare la spesa». “Sabato avevo gli ultimi 20 euro in tasca e il frigo vuoto”. “Sono andato a fare la spesa da un mio amico che ha un supermercato e gli ho chiesto di farmi credito. Nemmeno nei miei peggiori incubi era mai successo. Aspetto 600 euro del governo per sopravvivere: ma quando arriveranno? Non può finire tutto così”.