Home Cronaca Verona, batterio killer: coinvolti 100 soggetti in 5 anni, incremento dal 2018

Verona, batterio killer: coinvolti 100 soggetti in 5 anni, incremento dal 2018

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47
CONDIVIDI

Pubblicata la relazione ispettiva disposta dalla Regione Veneto: nell'”epidemia” provocata dal batterio killer di Verona, sono rimasti coinvolti 100 soggetti in 5 anni. Le analisi dimostrano che l’incremento maggiore è stato registrato nel 2018.

batterio killer verona
batterio killer Verona – foto di repertorio (via web)

Secondo quanto viene riportato dalla relazione ispettiva disposta dalla Regione Veneto, nell’infezione da Citrobacter sviluppatasi all’Ospedale della mamma e del bambino di Verona sono stati coinvolti 100 soggetti lungo un periodo che va dal 2015 al luglio scorso. Nello specifico, 9 casi sarebbero stati già riscontrati a partire da gennaio 2015 fino a marzo 2017, mentre ben 91 da aprile 2017 a luglio 2020. La maggiore frequenza dei soggetti positivi è però scattata a partire dal 2018, anno in cui è stato segnalata il primo caso di infezione invasiva certa. Dall’inizio del 2020 in poi l’incremento risulta essere maggiore, questo però in correlazione all’aumento dello screening.

Tale “epidemia batterica”, che ha fatto finire 49 bimbi in Terapia intensiva neonatale, 18 in Terapia neonatale pediatrica, e ne ha invece uccisi 4, sarebbe stata causata da un singolo ceppo di Citrobacter koseri. La trasmissione sarebbe avvenuta tra pazienti anche a causa di una contaminazione a livello ambientale.

L’inizio della ricerca sistematica del patogeno, è avvenuta nel recente periodo di gennaio-maggio 2020, e portato a un tasso di positività di 33,6 positivi ogni 100 ricoveri. Dati, questi, che come spiegato all’interno della relazione imputerebbero una “elevata circolazione del patogeno”. Numeri del genere, però, potrebbero essere persino sottostimati, “se si considera che le sorveglianza è stata ridotta dalla nona settimana alla 19/a settimana del 2020”.

Batterio killer annidato nei rubinetti e biberon

A incrementare la diffusione del “batterio killer” sarebbe stata dunque una contaminazione di livello ambientale. E proprio nell’ambito delle analisi disposte a giugno in seguito alle infezioni segnalate, sarebbero stati confermati come contaminati – e quindi positivi al positivi al Citrobacter – sia i filtri rompigetto dei rubinetti d’acqua, che i biberon.

Ospedale della mamma e del bambino di Verona
foto via Aovr Veneto

Come riporta la relazione della Commissione ispettiva della Regione Veneto, le analisi di caratterizzazione molecolare sono state effettuate allo University Medical Center di Groningen (in Olanda). Dei cinque ceppi analizzati, 2 provenienti dai rompigetto e 3 dai biberon, è stato confermato come questi “presentino correlazione con il cluster epidemico dei pazienti ricoverati”.


PUÒ INTERESSARTI ANCHE

In merito a ciò, pare che ad oggi i campioni ambientali danno esito negativo fino al 4 giugno 2020, se non per qualche caso isolato di Pseudomonas sui filtri rompigetto. Ma come viene analizzato dai verbali del Comitato infezioni ospedaliere della struttura, però, continuerebbero ad essere perpetrati comportamenti non adeguati ai protocolli anti infezione.

Tra questi, si segnala l’utilizzo del cellulare da parte del genitore, l’uso di prodotti senza data di apertura e senza tappo, il “dimenticare” la porta aperta, la mancata igiene delle mani, la distanza dei contenitori rifiuti dall’Unità di vita del paziente e la mancanza dei registri di accesso nelle cosiddette zone “gialle” e “rosse”.