Diffamata da video hard e suicida, svolta nelle indagini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:25

Si muovono in maniera inattesa le indagini per il procedimento penale sul suicidio della barista di Porto Torres, Michela Deriu, morta il 5 novembre del 2017 nell’appartamento di un’amica a La Maddalena. Ma i due imputati sono prosciolti dall’accusa più pesante

Michela Deriu video hard indagini

Un video hard e poi il suicidio, un universo parallelo secondo le indagini sulla morte di Michela Deriu, morta a novembre del 2017. La ragazza in diversi messaggi acquisiti dai Carabinieri parlava di un video hard che la ritraeva durante un rapporto sessuale e che venne mostrato a diverse persone. Il pubblico ministero, però, ha chiesto al gup di Tempio, Caterina Interlandi, il proscioglimento di Mirko Campus e Roberto Costantino Perantoni, 24 e 29 anni, anche loro di Porto Torres, per quanto riguarda il suicidio della giovane.

Diverso è il capo d’accusa sul video in questione: secondo il pm ci sono gli elementi per procedere nei confronti degli indagati per la diffamazione aggravata (sono accusati di avere fatto circolare le immagini della vittima), ma lo stesso pm esclude che sia dimostrabile un nesso di causalità tra la diffusione del video e il suicidio della barista. Quindi la Procura di Tempio ha chiesto il proscioglimento degli indagati per la morte della barista come conseguenza della diffamazione.

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Familiari presenti, non si sono espressi sulle richieste del pm

I familiari della vittima, presenti in aula, hanno ascoltato in silenzio le richieste del pm. Nessuna dichiarazione e nessun intervento a margine. L’avvocato di parte civile, Arianna Denule, ha dichiarato: “Posso solo dire che non ci aspettavamo queste richieste. Per il resto, faremo le nostre valutazioni in vista dell’udienza di febbraio. Nella prossima udienza parleranno i difensori degli indagati (Agostinangelo Marras, Letizia Forma e Sabina Piga, ndr), quindi il gup deciderà sul rinvio a giudizio”.

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Michela Deriu si è tolta la vita il 5 novembre del 2017 nell’appartamento di un’amica a La Maddalena perché, secondo la tesi dell’accusa, era vittima di un ricatto per un video hard. Aveva 22 anni. In diversi messaggi successivamente acquisiti dai carabinieri parlava di immagini che la ritraevano in un rapporto sessuale che erano state mostrate a più persone. Secondo il Pm, però, i due giovani accusati non sono colpevoli di istigazione al suicidio.