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Cronaca

Le palestre si adeguano al Dpcm: lezioni online o all’aperto

Le palestre avevano riaperto lo scorso 25 maggio dopo tre mesi di stop. Ora stanno vivendo lo stesso incubo, che durerà almeno per un altro mese. Ma questa volta ci si è riorganizzati per tempo.

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Gli istruttori si attrezzano per far allenare i clienti all’aperto – meteoweek.com

Non ci sono solo i ristoratori e i gestori dei locali pubblici a soffrire per il nuovo Dpcm, applicato a partire da questa settimana. Ci sono anche altre attività che resteranno chiuse per almeno un mese, fino al prossimo 24 novembre. Tra queste spiccano senza dubbio le palestre, che già durante la primavera hanno vissuto un periodo nero. La chiusura di queste attività era stata imposta al momento in cui è scattato il lockdown nazionale a inizio marzo. Da allora è partito un vero e proprio calvario, interrotto il 25 maggio con la possibilità di far allenare nuovamente la gente.

Il tutto dopo aver applicato una serie di correttivi, sul piano della sicurezza e della salute sul piano sanitario. Non sono partiti i corsi che prevedevano assembramenti o contatti diretti tra gli iscritti, e solo in un secondo momento è stato possibile aprire i bagni e le docce. Ma cinque mesi dopo la tanto sospirata riapertura, le palestre sono state costrette a chiudere ancora una volta i battenti. Ma questa volta i gestori e gli istruttori non si sono lasciati prendere dallo scoramento e si sono organizzati, in modo da poter continuare a lavorare.

Il tutto mentre proprio i gestori delle palestre fanno notare la propria rabbia per un provvedimento considerato restrittivo. In particolare, il gestore di una struttura che a Roma consente di allenarsi e di avviarsi alla danza, dimostra di non gradire l’operato del Governo nazionale. “Abbiamo lavorato e speso tanto per garantire l’igienizzazione – ha detto – . Lo abbiamo fatto dopo tre mesi pesanti di lockdown con clienti comunque dimezzati. Ora questa nuova chiusura rischia di mandare al tappeto tutto il settore. Le grandi palestre forse ce la faranno, ma se il periodo di lockdown si prolungherà i piccoli e medi impianti come il nostro saranno i primi a fallire“.

Questo è lo scenario di tutte le palestre italiane fino al 24 novembre – meteoweek.com

Le palestre non si fermano

Non mancano, come detto, i correttivi e le soluzioni alternative all’allenamento sul posto. C’è chi ha deciso di sospendere il pagamento delle quote mensili da parte degli iscritti, ma c’è anche chi non vuole perdere tempo e far proseguire le attività. Come nel caso delle palestre del circuito Virgin, che hanno proposto un nuovo piano di abbonamento. Non avverrà il pagamento delle mensilità in cui le strutture resteranno chiuse, ma con un piccolo contributo mensile verrà inviato il piano di allenamento Virgin Active. Un modo per collegarsi con gli istruttori e non fermare l’attività.

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Anche le scuole di danza non fermano il proprio lavoro, tanto da garantire lezioni online attraverso la piattaforma Zoom, tristemente divenuta nota in Italia proprio durante il lockdown. Ma tornando alla questione relativa ai rimborsi e alla sospensione degli abbonamenti, sorge un nodo non di poco conto. In particolare, non mancano le persone che non si adegueranno al piano di allenamento online e che chiederanno il rimborso o la sospensione del piano. Al termine del lockdown primaverile, il decreto rilancio aveva previsto voucher per indennizzare chi non aveva potuto utilizzare il suo abbonamento. Vedremo se ci sarà lo stesso trattamento.

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Questi voucher, di pari valore rispetto al prezzo mensile dell’abbonamento in palestra, dovevano essere “incondizionatamente utilizzabili presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva“. Ma c’è chi, come il Codacons, si è già mosso chiedendo rimborsi in denaro degli abbonamenti in atto presso palestre, piscine e centri sportivi. Ci si prepara a “iniziative legali a tutela degli utenti se non ci saranno rimborsi in denaro per abbonamenti a palestre e piscine, proporzionali al periodo di chiusura degli impianti“.