Coronavirus, nella bozza del Decreto misure d’intesa con le Regioni, valide almeno 15 giorni

Le misure di contenimento del contagio nelle Regioni entrano in vigore d’intesa con il presidente della Regione interessata. Questo è quanto prevede la bozza del nuovo Dpcm, in vigore da giovedi. 

Le misure di contenimento del contagio nelle Regioni con scenario di rischio 3 o 4 entrano in vigore “d’intesa con il presidente della Regione interessata”. Questo è quanto prevede la bozza del Dpcm che il governo si appresta a discutere e che entrerà in vigore quasi certamente giovedi. Sarà il Ministero della Salute a valutare, secondo criteri, i presupposti che pongono una Regione nello scenario 3 o 4 e lo farà con “frequenza almeno settimanale”. Le ordinanze sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni.

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“Si chiude dove serve”

Proprio qualche giorno fa, in diretta streaming a Digithon, il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia aveva fatto notare che l’Rt non è uguale dappertutto, optando per misure restrittive differenziate. “Se ci vorrà, se c’è la necessità di una, due, tre settimane di stop in alcuni territori, perché l’Rt non è uguale dappertutto, questa cosa evidentemente in questo momento va spiegata bene e va rafforzata anche attraverso gli strumenti tecnologici di cui ci siamo dotati”. Infatti, come evidenziato anche dagli esperti, ci sono aree interne che non sono nella condizione delle aree metropolitane, dove invece c’è una maggior difficoltà legata alla densità di popolazione.

Ci sono insomma Regioni meno gravi di altre, altre in cui la situazione è davvero problematica. Si prenda, ad esempio, la Lombardia o la Campania, ma anche la Calabria. Sono questi i territori che potrebbero ben presto diventare zona rossa, rientrando in quelle zone ad alto rischio e subendo, di conseguenza, i danni più pesanti in termini di restrizioni.