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Cronaca

Parrucchiera trans rifiutata dai saloni: “Non è giusto che il mio aspetto condizioni la mia professione”

Siamo a Torino, dove una hair stylist è stata rifiutata da tutti i saloni perché trans. “Discriminata per quel che sono, in Brasile il mio salone era il numero uno”. Maria si è trasferita in Italia per amore, e non si aspettava certo una situazione del genere.

hair stylist trans - meteoweek
hair stylist trans rifiutata nei saloni a Torino – foto di repertorio

Nonostante un curriculum eccellente, costruito in 25 anni di lavoro, è difficile per Maria riuscire a trovare un lavoro come parrucchiera, nei saloni di Torino. La preoccupazione e il sospetto, però, è che dietro questa difficoltà non ci sia la crisi economica o la sfortuna di avere in lista colleghi più competenti di lei: la preoccupazione e il sospetto, infatti, risiedono in un dettaglio della vita privata di Maria che ai datori di lavoro, nel 2020, non piace. “Credo che a chi mi caccia non piaccia quello che vede”, ha infatti spiegato la hair stylist e make up artist trans.

Hair stylist cacciata dai saloni perché trans

Maria, spiega ai giornalisti di Repubblica, è una transessuale che ha iniziato il suo percorso di transizione cinque anni fa, quando era ancora in Brasile. Nata a Belo Horizonte, per 15 anni ha gestito nella città brasiliana un salone di bellezza tutto suo, “il numero uno della città”. Per amore di suo marito, però, la hair stylist ha deciso di trasferirsi in Italia, di volare a Torino, con l’intento di continuare a lavorare come parrucchiera. Ma qualcosa sembra essere andato storto.

Maria ha infatti mandato tantissimi curriculum, e sebbene sia riuscita più volte a strappare un colloquio o un incontro conoscitivo nei rispettivi saloni, l’epilogo ha sempre offerto un responso negativo. “Succede quando mi presento al salone per una prova o semplicemente vado per un incontro. Credo che a chi mi caccia non piaccia quello che vede”, ha infatti spiegato ai giornalisti.

“Qualche mese fa a Milano ero stata chiamata per una prova, ho lavorato quasi tutto il giorno e stavo andando benissimo. Nessuno mi ha fatto domande, ma poi, nel pomeriggio, è arrivato il titolare. Rimasto un po’ al salone, quando ha capito che non ho sempre avuto l’aspetto di una donna mi ha messo alla porta senza complimenti”, ha poi raccontato l’hair stylist.

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Non che a Torino sia andata meglio. “Ho mandato decine di curriculum. Mi ha richiamato la titolare di un negozio e quando sono arrivata per il colloquio mi ha accolto con una copia del mio curriculum in mano. Mi ha chiesto se ero la stessa persona del curriculum e quando ho risposto di sì, mi ha sbattuto la porta in faccia. C’era mio marito con me, ma sono sicura che se non l’avesse visto con i suoi occhi non mi avrebbe mai creduto”, ha ricordato Maria.

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“Questo atteggiamento discriminatorio mi fa stare male”

“Questo atteggiamento discriminatorio mi fa stare male”, ha confessato, soprattutto perché in Brasile nulla di tutto questo è mai avvenuto. “Quando sono arrivata a Torino ero semplicemente una donna con il mio nome di oggi, anche sui documenti. Non pensavo di dover dare ancora delle spiegazioni“. Perché del resto si tratta, spiega ancora, di “un piccolo dettaglio della mia vita, non quello che mi definisce in tutto e per tutto”. “Eppure resta un problema”.

Nonostante, tutto, chiaramente, Maria non ha intenzione di gettare la spugna, e continuerà a cercare lavoro. “Voglio lavorare perché sono brava e merito di farlo e non è giusto che il mio aspetto o le mie scelte condizionino la mia professione”, conclude infatti l’hair stylist.