Riccardo Nencini: perché sia Italia viva che governo dipendono anche da lui

All’interno dell’attuale crisi di governo, molto dipenderà anche dalle future mosse del senatore socialista Riccardo Nencini, detentore del simbolo prestato all’inizio del Conte II a Italia viva, con lo scopo di permettere la formazione del gruppo renziano non presentatosi alle elezioni. Ora Nencini lancia un appello ai costruttori, e se dovesse sottrarre il simbolo a Italia viva, il partito finirebbe nel gruppo misto.

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Nella conta dei senatori pronti a entrar a far parte della nuova maggioranza, molto dipende anche dalle future posizioni del socialista Riccardo Nencini. Socialista, scrittore, senatore del gruppi Iv-Psi, già segretario dello Psi, nel 2018 viene eletto al Senato grazie alla lista Insieme (che univa il Psi, i Verdi e i prodiani), e che aveva trovato accoglienza nel Pd. Ora Nencini si trova nuovamente al centro dell’attenzione politica: il senatore avrebbe lanciato un appello ai costruttori, affermando: “Chi ha maggiori responsabilità è chiamato ad esercitarle fuoriuscendo dalla logica dei duellanti e tenendo fermo il richiamo del Presidente della Repubblica. Noi siamo tra i costruttori. Avessimo un centro destra a trazione berlusconiana, l’ideale sarebbe un esecutivo di rinascita da oggi a fine legislatura. Gettare le fondamenta della nuova Italia, come avvenne tra il 1944 e il 1947, per affidarsi poi alla sfida elettorale. Non è così, non con Salvini e Meloni che inneggiano a Trump e ritengono l’Europa un pericoloso accidente”, scrive in una nota, firmata anche da Enzo Maraio, segretario Psi.

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Il problema è che Nencini aveva prestato il simbolo del partito a Matteo Renzi per la creazione di un gruppo di Italia viva al Senato: secondo le regole, al Senato è possibile comporre gruppi autonomi con almeno 10 senatori a patto che all’interno del gruppo ci siano rappresentanti di un partito che si è presentato alle elezioni, quindi dotato di un simbolo proprio. Italia viva – come sappiamo – si è formata staccandosi da una compagine del Pd a legislatura iniziata, a cavallo con la formazione del Conte II (era il settembre 2019). Viene da sé che il partito di Matteo Renzi non si era presentato alle elezioni, e che per avere un’esistenza autonoma al Senato aveva creato il gruppo Italia viva – Partito socialista italiano, prendendo a prestito il simbolo da Riccardo Nencini, appunto.

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Per questo l’appello ai costruttori di Nencini diventa tanto più problematico. In un’intervista su Repubblica mette le mani avanti: il sostegno a Conte è necessario, ma è necessaria anche una maggioranza larga. “Non è tempo per governi raffazzonati. Dico una cosa: l’Italia esce dalla fase dell’emergenza ed entra in quella della rinascita, ci sono il Ricovery e la campagna vaccinale da gestire. Chi lo fa? Fossimo in un Paese normale, con una destra alla Aznar, lo farebbe un governo di unità nazionale. Ma noi non siamo un Paese così“. Insomma, bene un governo di unità nazionale anche con la destra liberale e euopeista, ma con Salvini e Meloni è impossibile. Dunque “bisogna ripartire da questo governo, che è il più autorevole che abbiamo a disposizione per gestire la seconda fase“. Poi Nencini si affretta a ribadire: non si è venduto a Conte, a dispetto delle voci circolanti, crede però che sia necessario costruire. Restano dubbi su cosa voglia dire esattamente, se un sostegno a Conte o una disponibilità a formare un gruppo autonomo pronto a sostenere l’attuale premier. Intanto le telefonate tra Conte e Nencini proseguono, il simbolo di Insieme piace anche a Conte. In quel caso parte di Italia viva rischierebbe di andarsene via con Nencini, l’altra parte di fedeli, invece, finirebbe nel gruppo misto.