Vaccini, i ritardi Pfizer pesano: si valutano anche azioni legali

Il ministro degli affari regionali Francesco Boccia, al termine della riunione con le regioni, non esclude azioni legali sui vaccini in ritardo

Vaccini
Un carico della Pfizer con i vaccini anti Covid (Getty Images)

La questione delle forniture dei vaccini Pfizer in ritardo ha tenuto banco anche nel corso della giornata di ieri, con la riunione tra le regioni, il ministero della sanità e quello per gli affari regionali.

Vaccini, il ritardo Pfizer preoccupa

Le consegne fortemente in ritardo di questa settimana, con un certo quantitativo di dosi che la settimana scorsa non sono state consegnate, sta cominciando a pesare sull’organizzazione delle vaccinazioni. L’Italia prosegue spedita con una media piuttosto alta rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea. Ma non c’è dubbio che il ritardo nelle consegne da parte del colosso farmaceutico statunitense peserà.

Il ministro degli affari regionali Francesco Boccia è entrato nel merito della questione in modo molto deciso ipotizzando anche un’azione legale nei confronti della Pfizer: “Pretendiamo chiarezza e rispetto per il nostro paese sulla base degli accordi europei presi”.

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Si prepara un’azione legale

Governo, Regioni e Commissario per l’Emergenza avrebbero già concordato un’azione legale congiunta nei confronti della casa farmaceutica americana. Già oggi un’ipotesi di contenzioso potrebbe essere presentato attraverso l’Avvocatura dello Stato.

D’altronde la Pfizer avrebbe informato il commissario per l’emergenza Covid del ritardo all’ultimo istante, e senza garantire alcun piano alternativo. Il colosso farmaceutico americano si sarebbe giustificato con una riorganizzazione del piano di produzione e di distribuzione internazionale dei vaccini.

Il ritardo rischia adesso di pesare sia sul primo ciclo di vaccinazioni che sui richiami che sono già iniziati in diverse regioni. Questo potrebbe portare a uno slittamento di alcuni programmio che prevedono la vaccinazione immediata pe tutti i soggetti più a rischio. Gli anziani ultraottantenni e una prima quota di 400mila pazienti oncologici, ematologici e cardiologici.