La vita offshore di Flavio Briatore: “Un nome che non si dimentica”

Flavio Bratore: “Un nome che non si dimentica”: questa è l’immagine che il Sole 24 ore riporta, quella di un uomo che con il volto abbronzato, le braccia conserte, le gambe leggermente divaricate, sfodera il suo sorriso migliore. L’inchiesta del giornale cerca di portare alla luce una girandola di nomi, incroci, Paesi e società da far girare la testa. Si racconta il mondo di Briatore partito negli anni 70 da Verzuolo. Un mondo fatto di Formula 1, di affari, di soci,  di bilanci spesso in rosso delle sue società. Secondo quanto descritto, Briatore indossa una maglietta a girocollo nera e sul viso porta gli inconfondibili occhiali da sole con le lenti blu. Due modelle posano le mani sulle sue spalle in segno di ammirazione. La stessa immagine che rimbalza dal sito del Billionaire, il tempio del lusso del Briatore-pensiero e simbolo di un mondo costruito a sua immagine. Un ritratto che trasuda potere, successo, lusso, soldi e champagne. Flavio Briatore, il “Boss” del talent show “The Apprentice” definiva se stesso “l’uomo che ha sempre ragione, anche quando ha torto”. Un uomo che ha tutto nella vita, ma che non è immune agli imprevisti.

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Nessun lusso per Briatore

Briatore lo puoi incontrare dappertutto anche al numero 8 di Rue de Beggen, Dommeldange, quartiere semiperiferico della città di Lussemburgo. Una palazzina color rosso scuro accanto a una pompa di benzina della Shell. Non è il posto dove ti aspetteresti di incontrarlo. L’edificio ospita un ristorante italo-francese che sembra chiuso da un pezzo: Villa Graziosa. Ma di grazioso c’è ben poco qui attorno. È una zona semi popolare della città, a ridosso della ferrovia. Prima ci abitavano molti italiani e portoghesi. Adesso hanno poco alla volta buttato giù le vecchie case unifamiliari e costruito palazzi per appartamenti. Alcuni hanno anche fatto buoni affari ristrutturando le vecchie abitazioni. Ma non è una zona di lusso, soprattutto non nel paese con il più alto Pil pro capite del mondo. Sul lato sinistro della costruzione, superato il cancello, un ingresso quasi nascosto è protetto da un piccolo porticato con un’insegna in alto: «Fcs Services, comptabilité, fiscalité, secrétariat social». Sul muro, chiuso in una vetrinetta, si scorge a fatica un grande foglio con centinaia di righe stampate suddivise in tre colonne. Non è il menu del ristorante, ma un elenco molto più consono al Principato del Lussemburgo, paradiso fiscale nel cuore dell’Unione europea. Si tratta di 190 società che hanno la loro sede legale in questa palazzina, una villetta che a stento potrebbe contenerne una decina, anche dopo essere stata ristrutturata e ampliata diventando una costruzione moderna in vetro e cemento e una panoramica scala a chiocciola esterna. Inoltre, tra le 190 società domiciliate nell’edificio, ce ne sono almeno undici che appartengono o sono partecipate da Briatore. Sono la Laridel Participations, la Laridel Immobilier, la Billionaire Lifestyle, la Force Dea, la Leviosa, la Starfly, la Sun One, la Sun Two, la Tm Limited, la Unop e la Splendor Investments. Nessuno si aspetterebbe che un uomo come Briatore, abituato allo champagne e al lusso sfrenato, scelga una palazzina. Quest’ultima, inoltre, è in vendita per 420mila euro sul sito di una immobiliare lussemburghese. Ci sono molti libri su Briatore, ma è proprio davanti questa palazzina lussemburghese che comincia la sua vita.Gli incroci societari, i bilanci e le partecipate delle undici società formano un labirinto che è possibile ricostruire parzialmente soltanto attraverso carte lussemburghesi non sempre aggiornate. Oppure seguendo il filo dei nomi degli amministratori e degli indirizzi delle stesse società.

Le società

Prendiamo, per esempio, la Billionaire Lifestyle. L’ultimo bilancio depositato, il 10 febbraio 2021, è quello relativo al 2019. Quell’anno la società registrava una perdita di 355mila euro e attivi per 51,4 milioni di euro (in forte aumento rispetto ai 15 milioni del 2018) e circa 54 milioni di debiti (erano 18,8 milioni nel 2018) «costituiti tra l’altro – come si legge nel rendiconto – da finanziamenti degli azionisti e dai relativi interessi». La società è un tassello importante nella galassia imprenditoriale di Briatore perché controlla i brand attorno ai quali ruota l’immagine dei suoi locali e delle sue linee di abbigliamento. Se ne trova traccia nel bilancio del 2016, dove è scritto che Billionaire Lifestyle posside i marchi “Billionaire”, “The Billionaire Club”, “The Billionaire Club BC” e “Twiga”, valutati quell’anno circa 890mila euro contro gli 1,5 milioni iscritti al momento della costituzione della società, vale a dire nel 2015. Stando a quanto si ricava dai bilanci, il loro valore si è ridotto ulteriormente a 291mila euro nel 2018 mentre nel bilancio 2019 la voce “asset intangibili” riporta la cifra di 844,28 euro, anche se non è chiaro se alcuni dei marchi siano stati nel frattempo ceduti ad altre società. Sembrerebbe di no, visto che nel 2019 Billionaire Lifestyle ha incassato circa 1,1 milioni di euro di royalties per l’utilizzo dei brand controllati, soldi che vengono versati dalle società partecipate nei vari paesi, Italia compresa.

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Briatore e le alleanze

Dai documenti lussemburghesi, inoltre, risulta che la holding è controllata con una quota del 50% ciascuno da Briatore e da Francesco Costa, 49enne finanziere romano residente in Svizzera, fondatore e Ceo di Spring, definita una brand company nel settore del lusso. Lo stesso Costa ha dichiarato: “Ci occupiamo di produzione, post produzione e digitale per agenzie creative; abbiamo studi, abbiamo spazi per eventi, abbiamo spazi di co-lavoro e tutto questo insieme significa che i nostri clienti o membri o anche i nostri azionisti ci vedono non come un’opportunità di transizione, ma come un’opportunità a lungo termine“. Costa controlla anche la metà di Billionaire Lifestyle attraverso la società lussemburghese Far East Leisure, a sua volta controllata dalla Primavera Investments. Entrambe sono domiciliate nella palazzina di Rue de Beggen. Billionaire Lifestyle possedeva nel 2019 diverse società, quattro delle quali italiane: il 100% di Billionaire Srl; il 48,3% di Mammamia (oggi Twiga Srl) che gestisce il Twiga Beach Club, stabilimento balneare a Marina di Pietrasanta; l’80% di Go Kart, una Srl di Arzachena Sassari), liquidata nel 2018; e il 90% della Beach Club Srl, anch’essa di Arzachena, oggi in liquidazione. Oltre alle italiane, in portafoglio figuravano anche il 25,6% della B.M. Investments di Dubai (2,2 milioni di euro a valore di bilancio) e due società nelle quali Briatore è socio con Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo, i finanzieri che fino al novembre 2020 controllavano formalmente la maggioranza della squadra di calcio del Milan e che poi hanno ceduto quasi tutte le loro quote al fondo Elliott, già (formalmente) azionista di minoranza. Le società si chiamano Luxury Brands (Lux) e Hospitality Trademark Uk. Il 22 dicembre 2020 la Luxury Brands (Lux) è stata posta in liquidazione volontaria a poco più di due anni dalla sua costituzione e a gennaio 2021 è stata cancellata. Cerchione e D’Avanzo possedevano il 50% delle azioni (salite poi al 75%) tramite la Blue Skye Financial Partners, la stessa società azionista di Project Redblack, entità lussemburghese che controlla il Milan. Briatore, invece, nella fase finale possedeva il 25% delle quote azionarie. Fondata da Cerchione e D’Avanzo nel 2018, invece, Hospitality Trademarks Uk ha sede a Londra e ha visto l’ingresso di Briatore nell’azionariato (con il 50% tramite Billionaire Lifestyle) nel 2019. La società è attiva nel settore della ristorazione e non vive (anche a causa del covid-19) un momento brillante. Già nel 2019 perdeva circa un milione di sterline.

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Briatore e i tre fratelli Marzocco, invece, sono soci nella Splendor Investment, di cui Mr. Billionaire detiene il 23,64% tramite la Unop Sarl. La società ha attivi per 8,4 milioni di euro e nel 2018 ha registrato una perdita di 1,5 milioni. Nel dicembre 2020 con un aumento di capitale è stata rafforzata patrimonialmente. Azionisti forti della Splendor Investments sono i sauditi della Yousef Abdullah Alkhereiji Sons Holding Company di Jedda (una holding dell’Arabia Saudita entrata nel 2019). Poi ci sono la società delle Isole Vergini Britanniche Bramfield Limited (di cui è impossibile individuare i proprietari), la italiana Bioera Partecipazioni Srl, le lussemburghesi Unop (di Briatore) e Fima (dei fratelli Marzocco). C’è poi un’altra società, la Starfly, dove accanto a Briatore e ai Marzocco troviamo anche Gabriele Volpi, uomo d’affari italiano ma naturalizzato nigeriano, ex patron della squadra di calcio dello Spezia, che milita in serie A, e proprietario dell’Arzachena.

Società di MonteCarlo

La vera novità del bilancio 2019 di Billionaire Lifestyle è l’ingresso nel portafoglio delle partecipate di sei nuove società, che hanno determinato il rafforzamento degli attivi rispetto all’anno precedente. Le più importanti sono due entità monegasche che controllano le attività di ristorazione di lusso nel Principato di Monaco. Sono la Sam Sundream, che Billionaire Lifestyle controlla al 45% e che è iscritta in bilancio a un valore di 17,9 milioni di euro, e la Seadream Sam, posseduta al 33,5% a un valore di 12,1 milioni di euro. Nel bilancio della holding lussemburghese compare per la prima volta anche il 40% della Cova Monte Carlo, società che controlla – in joint venture con il gruppo francese Lvmh – la pasticceria che ha aperto le attività nel Principato nel 2016. Gli altri ingressi riguardano il 70% della Pizza Crazy Uk, il 100% della lussemburghese Tm Limited e il 45% di Sumosan Twiga.

La holding delle società italiane

Nell’elenco del Business center (ma forse sarebbe meglio definirlo centro “bucalettere”) di Rue de Beggen figurano altre due holding di Briatore dai nomi identici, una delle quali particolarmente importante. La prima si chiama Laridel Immobilier ed è stata costituita recentemente, nel luglio 2019. Come dice il nome è una società immobiliare ma al momento non ci sono bilanci depositati. Molto più rilevante è la seconda società, la Laridel Participations. È nata nel 1997 con il nome di Ambisoll, ed è controllata al 100% da Briatore attraverso il suo trust cipriota, l’FB Trust, di cui Briatore – secondo i documenti lussemburghesi – è contemporaneamente settlor (cioé disponente) e beneficiario. La società controlla l’89% della immobiliare italiana Invest Srl, che ha sede ad Arzachena; il 100% della Billionaire Logistics (compravendita e distribuzione di abbigliamento e accessori), anch’essa di Arzachena; e possedeva il 30% della W.W. World Srl (ex TB Buti International), società di Arezzo produttrice di orologi, che è stata chiusa nel 2017 ma che figura ancora nel bilancio della holding lussemburghese. Laridel è proprietaria del marchio “Smart Fish” e nel corso del 2018 ha ceduto la proprietà di altri due brand. In Lussemburgo, invece, la Laridel possiede il 50% della Force Dea, che controlla a sua volta il 50% della società italiana Force Dea Srl, società che si occupa di noleggio, locazione, vendita e gestione di navi e imbarcazioni da diporto. L’altro 50% della società italiana è detenuto dalla holding Odissea della famiglia Percassi, proprietaria tra l’altro dell’Atalanta calcio.

La figura di Mills

Per controllare le società Briatore si serve di soci. David Mills, avvocato inglese, è stato il fiduciario di Briatore e gestiva la società Struie Holding Ltd delle Isole Vergini Britanniche. Briatore aveva conosciuto Mills negli anni ’80, quando lavorava alla Benetton Formula 1, della quale Mills era consigliere e Briatore direttore commerciale. Ne era nato un rapporto continuo, tanto che, nel 1997, Mills l’aveva assistito sia nei confronti della Benetton (dalla quale Briatore era uscito e aveva venduto il 25% delle azioni che possedeva), sia nei confronti di un’altra scuderia automobilistica, la Ligier. Per investire i soldi ricavati dalla vendita dei titoli, Briatore (che è del tutto estraneo alle vicende giudiziarie di Mills) si era rivolto all’avvocato inglese, il quale gli aveva messo a disposizione la Struie. Ma all’insaputa di Briatore, Mills aveva depositato nella società dei fondi che secondo i magistrati di Milano erano stati versati da Silvio Berlusconi per “comprare” una sua falsa testimonianza in due processi contro il fondatore della Fininvest. Mills fu condannato in primo e secondo grado ma la Cassazione annullò la sentenza per prescrizione del reato. Tra le altre società dell’edificio di Rue de Beggen c’è anche la TM Limited, acquisita nel 2019 da Billionaire Lifestyle. Nel 2020 la società ha accolto nuovi soci: in primo luogo la Hospitality Trademarks (Lux) di Cerchione e D’Avanzo, entrata con un investimento di poco meno di 3,4 milioni di euro, poi l’imprenditore iraniano Farhad Moshiri, cittadino britannico residente a Montecarlo, che ha versato 1,4 milioni di euro. Il 1° dicembre 2020 tra i soci è entrata anche la saudita Modern Food Company, che gestisce marchi internazionali in franchising, tra cui Nozomi Riyadh, il brand di ristoranti giapponesi di lusso.

Leviosa

Bizzarra, invece, la brevissima storia della Leviosa. La società è stata fondata il 19 giugno 2019 da Primavera Investments (che come abbiamo visto appartiene a Francesco Costa, socio di Briatore nella Billionaire Lifestyle). Il 27 giugno 2019, cioè otto giorni dopo la costituzione, la Zedan Limited delle Isole Vergini Britanniche e la Khattar Holdings Private di Singapore entrano nell’azionariato della società. Passa solo un giorno (siamo al 28 giugno 2019) e Primavera Investments, Zedan Limited e Khattar Holdings Private trasferiscono le loro quote (cioè il 100% del capitale della Leviosa) a un’altra società, la Far East Leisure, che appartiene sempre a Francesco Costa.

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La vita offshore e le altre società

Dobbiamo ricordare, inoltre, che l’intera vita di Briatore è offshore. Tutte queste società e alleanze fanno proprio girar la testa. Tuttavia è normale che una società di Cipro che gestisce un trust il cui beneficiario risiede a Montecarlo, e che possiede società in Lussemburgo che a loro volta controllano società in Italia, sia amministrata da una cittadina svizzera che risiede in Thailandia dopo essere passata per gli Emirati. La Lienka Consultants risulta proprietaria del 100% della società italiana Investimenti Sardi Surl, una immobiliare di Arzachena che nel 2019 registrava attivi per 3,4 milioni di euro e una perdita d’esercizio di 377mila euro. La società è amministrata da Antonio Roberto Pretto, che gestisce tutte le altre società di Briatore in Sardegna. La Billionaire Italian Couture controlla il 44% della società svizzera Billionaire International. Quest’ultima possiede il 100% della italiana Billionaire Retail Italy, che nel 2019 ha registrato un fatturato di oltre 4 milioni di euro ma una perdita di 182mila euro. Invece, ancora in Italia, la Invest di Arzachena possiede immobili adibiti a negozi e botteghe a Golfo Pevero e altri immobili e terreni nella stessa Arzachena. Nel 2019 ha registrato un attivo netto di 4,1 milioni di euro e un utile 21.691 euro. È in utile anche Billionaire Logistics: 120mila euro di fatturato e 9.424 euro di profitti. Così come il Twiga, che con un fatturato di 4,4 milioni ha chiuso il 2019 con 60.845 euro di profitti.

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Le perdite

Dalla Costa Smeralda al Lussemburgo, da Cipro a Dubai, la galassia imprenditoriale di Flavio Briatore sembra essere in costante perdita. Pochi i bilanci in utile, almeno quelli che è possibile analizzare. E del resto, è impossibile verificare i conti delle società nel Delaware, a Dubai o quelli del trust di Cipro. E neanche quelli della società monegasca F.B. Management.  C’è anche il capitolo delle Isole Vergini Britanniche, dove ha sede la Autumn Sailing Limited, la società di cui – secondo i magistrati di Genova – Briatore sarebbe il proprietario. La vicenda è quella relativa alla presunta maxi-evasione fiscale per la gestione dello yacht Force Blue. Il prossimo giugno la Cassazione deciderà se Briatore è colpevole oppure no. Nel frattempo, lo yacht è stato ceduto all’asta, perché tenerlo sotto sequestro costava troppo allo Stato italiano, ed è stato acquistato per 7 milioni e 490mila euro da Bernie Ecclestone, amico ed ex socio di Briatore. L’imbarcazione è andata all’asta prima del responso definitivo della Cassazione, una bizzarra scelta giuridica. Ma Mr Billionaire dovrà farsene una ragione.