L’Istat fotografa la situazione del reddito delle famiglie nel quarto trimestre. Giù i consumi, calo del reddito. Cresce la pressione fiscale di 1,3 punti, ed è ora al 52,0% , il dato più alto dal quarto trimestre del 2014.
“Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato, dopo il recupero del terzo trimestre, un nuovo calo che si è tradotto in una riduzione del potere di acquisto. Il tasso di risparmio è nuovamente aumentato nel quarto trimestre, per la più accentuata contrazione della spesa per consumi finali delle famiglie”. A dirlo, è l’Istat nel commento sui dati relativi ai conti pubblici e ai redditi delle famiglie. Infatti, nel quarto trimestre del 2020, il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, con conseguenze sui consumi del 2,5%. “A fronte di un incremento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi – spiega l’Istituto – il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito rispetto al trimestre precedente del 2,1%”.
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Ciò che aumenta, come diretta conseguenza, è la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici che è stata pari al 15,2%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Ad una flessione della spesa per consumi finali più sostenuta rispetto a quella registrata dal reddito disponibile lordo, corrisponde quindi un aumento del risparmio. Calato anche il tasso di investimento delle famiglie consumatrici, che nel quarto trimestre del 2020 è stato pari al 5,7%; 0,1 punti percentuali più basso rispetto al trimestre precedente, a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi del 2,7% e della già segnalata diminuzione dell’1,8% del reddito lordo disponibile.
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L’Istat evidenzia come, nonostante la riduzione di entrate fiscali e contributive, nello stesso periodo osservato, la pressione fiscale è stata pari al 52,0% , in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 50,7% all’anno precedente. Lo scorso anno, è crollato anche il prodotto interno lordo italiano dell’8,9 per cento. Nel quarto trimestre del 2020, la quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 43,6%, è invece rimasta stabile rispetto al terzo trimestre del 2020. L’Istat analizza anche le Pd.“Come nei primi nove mesi dell’anno, l’incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil è sensibilmente aumentata in termini tendenziali per la riduzione delle entrate e per il consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese“, spiega l’Istituto.
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