A che punto è il nuovo M5S di Conte?

La guerra civile del M5S: procede la trasformazione a opera di Conte ma la resistenza è forte. C’è sempre più aria di scissione e una importante questione economica.

Giuseppe Conte non si lascia distrarre dalle problematiche della maggioranza soprattutto relative alle questione coprifuoco e allo scomodo alleato Matteo Salvini, e continua il suo lavoro all’interno del M5S per confermarsi come leader riconosciuto. “I tempi per la rifondazione del M5S sono maturi” annuncia, assicurando che nei prossimi giorni “sarà fissato un grande evento in cui coinvolgeremo tutti gli iscritti, discuteremo sul nuovo statuto, di una carta di principi e valori per dare una chiara identità politica al Movimento“.

Ma la guerra civile all’interno del partito è molto serrata, i rapporti con Davide Casaleggio sono tesi ma ormai definiti e l’addio alla Piattaforma Rousseau, col conseguente divorzio dal figlio di Gianroberto, sicuro. Nell’assemblea notturna con i capi-commissione M5S di ieri è stato annunciato ufficialmente. “Utilizzeremo un altro strumento per votare la carta dei valori e il nuovo statuto” ha dichiarato l’ex-premier. “Sul doppio mandato ci confronteremo con chiarezza, il percorso del M5S fin qui ci abbia dato tantissime soddisfazioni: il Paese in tre anni non è mai stato così incisivamente modificato“.

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Proprio il doppio mandato è uno dei principali motivi di separazione con Casaleggio: gli eletti del partito non sono disposti a cedere una terza candidatura e si sono schierati con Conte, pronto ad accantonare questo obbligo. Ovviamente l’altro punto è inerente alle quote non versate alla Piattaforma, questione su cui si andrà a una lunga battaglia legale.

E da non sottovalutare neppure la questione alleanze. Casaleggio e il vecchio modello del M5S imponevano “nessuna alleanza coi vecchi partiti“, idea ben presto abbandonata per allearsi con la Lega nel 2018 e andare al governo. Ora Conte ha deciso di spostare il Movimento verso il Centrosinistra alleandosi col Pd, cosa che ha creato diversi malumori, qualche fuoriuscita e diverse espulsioni. Il “nuovo Movimento 5 stelle può essere definito senz’altro come una forza di sinistra”  ha detto Conte intervenendo all’iniziativa “Verso le agorà” con il segretario Pd Enrico Letta. “Se la destra è conservazione, M5s è stata la forza più determinata a modernizzare il Paese“. In cantiere la definizione della coalizione per le imminenti amministrative. Il malcontento dentro il partito inizia a essere diffuso anche per la mancanza di una consultazione con gli eletti: “Conte dice che dobbiamo avere entusiasmo, ma cosa pretende se parla più con quelli del Pd che con noi? Sembra quasi che non si fidi” riferiscono fonti interne al M5S.

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Infine il dubbio maggiore: come si finanzierà il M5S di Giuseppe Conte? La “tassazione” degli eletti da parte di Casaleggio garantiva un sistema di organizzazione e comunicazione efficiente, sebbene verticistico, populista e privo di democrazia interna. Ma l’ex-Presidente del Consiglio ha un piano. “Siamo pronti” dichiara, l’idea è quella di accedere ai fondi pubblici con il 2×1000 da attribuire al M5S, cosa che spazzerebbe via anni e anni di proteste contro i finanziamenti ai partiti. Crimi ha detto di no, ma si sa che nel Movimento si cambia spesso idea su tutto, anche sui fondamentali. E poi è Vito Crimi..