Reggio Emilia, confiscati beni dal valore di 2 mln di euro a 52enne in carcere

Beni mobili e immobili sono stati confiscati dalla Direzione Investigativa Antimafia ad un 52enne originario di Cutro, attualmente in carcere. L’uomo è stato arrestato nel 2015 in virtù dell’operazione “Aemilia” per avere favorito le attività di associazioni di stampo mafioso. Il provvedimento, in particolare, ha riguardato lussuosi appartamenti, veicoli e una società.

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La Dia ha disposto che i beni venissero confiscati in via definitiva – meteoweek.com

La Direzione Investigativa Antimafia ha disposto la confisca di beni mobili e immobili, per un valore totale di circa 2 milioni di euro, nei confronti di un cinquantaduenne originario di Cutro, in provincia di Crotone. L’uomo, che dal 1995 viveva in provincia di Reggio Emilia, era stato arrestato nel 2015 a margine dell’operazione “Aemilia” con l’accusa di associazione di stampo mafioso. Il suo ruolo, in particolare, sarebbe stato di raccordo con la cosca Grande Aracri. A lui sarebbero stati affidati compiti di rilievo, in diretto collegamento con personaggi di spicco dell’associazione a delinquere. Inoltre, in base alle indagini, avrebbe creato appositamente alcune imprese al fine di commettere reati fiscali e riciclaggio. Il denaro illecito, tra i tanti, venne utilizzato per la lottizzazione di un terreno che portò alla costruzione di complessi immobiliari dal valore di oltre 20 milioni di euro. La condanna in via definitiva, a 9 anni e 4 mesi di reclusione, era arrivata nel 2018.

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Il provvedimento di confisca dei beni dal valore di circa 2 milioni di euro è diventato definitivo nelle scorse ore. La Corte di Cassazione, infatti, si è espressa in tal senso su proposta della Direzione Investigativa Antimafia. In particolare, la misura riguarda immobili situati a Reggio Emilia e Arcole, tra cui una lussuosa villa dove il cinquantaduenne originario di Cutro viveva con la famiglia, una società e diversi veicoli. È stata disposta l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 5 anni. Ad oggi l’uomo sta ancora scontando la sua pena tra le mura del carcere di Oristano.