Cashback, i motivi dello stop: troppo «oneroso» ed «elitario»

Il Governo di Mario Draghi ha deciso di interrompere il Cashback di Stato. L’iniziativa, indetta dal precedente esecutivo, permetteva agli italiani di ottenere un rimborso pari al 10% degli acquisti fatti con mezzi di pagamento elettronici fino a un massimo di 150 euro con almeno 50 operazioni nell’arco di metà anno. Il Consiglio dei Ministri, al termine dei primi sei mesi, ha optato per lo stop. Da oggi, dunque, non sarà più previsto alcun incentivo di questo genere.

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Gli italiani dovranno fare a meno del Cashback di Stato nei prossimi mesi – meteoweek.com

Il Cashback di Stato è stato sospeso. La decisione era nell’aria da tempo, ma la conferma è arrivata nel corso del Consiglio dei Ministri attraverso cui è stato dato il via libera al decreto legge sulle ‘misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese’. Il Premier Mario Draghi, infatti, ha ritenuto l’iniziativa «troppo onerosa» e tale da favorire soltanto alcune categorie della popolazione, in particolare quelle già più ricche. Il progetto era stato promosso lo scorso anno dal precedente Governo con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo dei mezzi di pagamento elettronici, ma adesso sarà necessario percorrere altre strade al fine di raggiungere tali scopi. La politica, intanto, si è divisa di fronte allo stop emanato dalla Cabina di regia. Gli esponenti di Pd e M5S chiedono un dietrofront, mentre quelli di Fi e FdI plaudono all’interruzione.

Cashback: i pro e i contro

Il Cashback di Stato era una misura che prevedeva il rimborso del 10% degli acquisti, effettuati con le carte elettroniche registrate sull’app per smartphone dell’amministrazione pubblica “Io”, fino a un massimo di 150 euro per almeno 50 pagamenti fatti nell’arco di sei mesi. Per lanciare l’iniziativa, il governo dell’allora Premier Giuseppe Conte aveva promosso un cashback speciale natalizio, dall’8 al 31 dicembre 2020. Il progetto è successivamente andato avanti per i primi sei mesi del 2021, fino all’interruzione delle scorse ore. L’iniziativa, da tempo, ha creato divisioni nella popolazione. In molti hanno aderito con entusiasmo, ma un altrettanto cospicuo numero di persone è rimasto diffidente.

Il vantaggio principale derivante dal Cashback di Stato sarebbe dovuto essere quello di mettere un freno all’evasione fiscale attraverso il maggiore utilizzo dei mezzi di pagamento elettronici. La circolazione del contante, infatti, in questi anni ha dato ampio margine di manovra agli esercizi commerciali e ai liberi professionisti che non rilasciano lo scontrino fiscale. Le casse statali, in tal senso, hanno a lungo risentito delle mancate entrate. Il sistema, inoltre, di conseguenza avrebbe dovuto avere anche lo scopo di ridurre sensibilmente la circolazione di denaro contraffatto.

L’obiettivo del Cashback di Stato, dunque, era senza dubbio lodevole. I problemi derivanti, tuttavia, non sono mai mancati. Innanzitutto, infatti, è stato necessario mettere sul piatto ingenti fondi per la copertura dei rimborsi. Una spesa non indifferente per l’Italia, che ha già gravi problemi di liquidità. Inoltre, alcune categorie della popolazione sarebbero state penalizzate dalla misura. È il caso, ad esempio, di coloro che non hanno manualità con le carte oppure con gli smartphone, come le persone meno abbienti oppure gli anziani. Anche i commercianti, da parte loro, non ne hanno tratto vantaggio. I pagamenti elettronici, infatti, prevedono delle commissioni da versare alle banche che, attualmente, lo Stato non copre.

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Il Premier Mario Draghi ha sospeso il Cashback di Stato – meteoweek.com

I motivi dello stop

contro del Cashback di Stato, all’ultimo Consiglio dei Ministri, dunque, hanno prevalso sui pro. Il Premier Mario Draghi non ha avuto dubbi nel ribadire la necessità di sospendere l’iniziativa. Essa è stata, nel dettaglio, definita “troppo onerosa” oltre che a tratti controproducente, in quanto “rischia di accentuare la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, con una propensione al consumo presumibilmente più bassa, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil non sufficientemente significativo a fronte del costo della misura”. Per quanto riguarda gli oneri, in particolare, come sottolineato dal Presidente del Consiglio, i fondi stanziati, pari a 4,75 miliardi di euro, dovrebbero essere considerati non soltanto in relazione ai benefici attesi, ma anche del costo e dell’attuale quadro economico e sociale, che ha visto lo scorso anno ben 335 mila nuovi nuclei familiari e oltre 1 milione di persone in più in povertà assoluta.

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Le categorie di persone che hanno beneficiato del Cashback di Stato, secondo Mario Draghi, sarebbero infatti elitarie. Si tratta, per la maggior parte, di abitanti del Nord – più in generale coloro che sono residenti nelle grandi città – con un capofamiglia di età inferiore a 65 anni, un reddito medio-alto e una condizione diversa da quella di operaio o disoccupato. I dati specifici in merito all’iniziativa, attualmente, non sono disponibili. Le stime, tuttavia, sarebbero queste. In tal senso non ci sarebbero neanche evidenze in merito al raggiungimento dell’obiettivo principale, ovvero l’incentivazione all’utilizzo dei pagamenti elettronici. Coloro che ne hanno disponibilità, infatti, spendono già tramite le carte somme più elevate rispetto al minimo previsto dal rimborso. I meno abbienti, al contrario, non hanno la possibilità di farlo, presumibilmente né tramite carta né tramite contanti. Questi ultimi, dunque, non arriveranno in alcun caso a beneficiare del bonus.

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Un nodo importante, infine, resta quello relativo al risanamento delle casse statali. La speranza, infatti, era che il Cashback di Stato potesse contrastare in modo netto il fenomeno dell’evasione fiscale. Ad oggi, tuttavia, non si sono avuti effetti significativi sul gettito fiscale. È probabile, infatti, che l’utilizzo dei pagamenti elettronici sia stato incrementato esclusivamente in quei settori in cui era già ampiamente previsto, come la grande distribuzione, mentre gli altri ne siano rimasti esclusi. Gli effetti regressivi, dei costi e delle criticità applicative, in sostanza, non hanno condotto ad esiti favorevoli. A fronte di ciò, dunque, al Premier Mario Draghi è apparsa inevitabile la necessità di sospendere la misura.