Gialli e misteri italiani, la morte di Lolita: il successo, il declino e il brutale omicidio

È stata dimenticata Graziella Franchini, in arte ‘Lolita’. Il suo brutale omicidio è rimasto senza un colpevole. Sono passati ormai 35 anni dal ritrovamento dal corpo della cantante, a Lamezia Terme.

Un mistero lungo più di trent’anni, la morte della cantante Graziella Franchini che venne uccisa nella villetta in cui viveva, nel complesso residenziale della Marinella a Lamezia Terme, il 27 aprile 1986.

Lolita

Graziella Franchini, nota al grande pubblico come ‘Lolita’, una ragazza bionda, minuta, dal carattere buono e disponibile. Si era fatta conoscere a soli 15 anni in uno spettacolo della parrocchia di Bollate, dal maestro Franco Chiaravalle che l’aveva notata. Venne così presentata a Mara Del Rio, cantante e produttrice discografica che scelse il nome d’arte, ‘Lolita’, per via della sua giovinezza e bellezza. La giovane partecipò al Festival di Pesaro vincendolo, e venne così lanciata, grazie a quel successo, nel mondo della musica.  Lolita apparve in diverse trasmissioni televisive, fece anche un duetto con Renato Rascel, in una pubblicità di Carosello.

Con la canzone La mia vita non ha domani, vinse nel 1967, il Festival di Zurigo e venne ammessa nel 1969, alla finale del Festival di Napoli. Arrivò la vittoria a Star of Italy e un piazzamento eccezionale alla manifestazione Star of the World che la portò a partecipare alla trasmissione musicale della Rai, Settevoci, condotta da Pippo Baudo. Con il suo successo L’ultimo ballo d’estate, partecipò nel 1969 ad Un disco per l’estate. Con il 1973 arrivò la possibilità della sua consacrazione definitiva con la partecipazione al Festival di Sanremo, ma venne bocciata dalla giuria con il brano Innamorata io? Non riuscì quindi a partecipare alla serata finale. A causa di quell’insuccesso, la vita artistica di Lolita subì una brusca interruzione. Tornò a far parlare di sé negli anni 80, quando, trasferitasi a Lamezia Terme, in Calabria, riprese a cantare, incidendo la sua ultima canzone e ottenendo a livello locale, un discreto successo.

La morte misteriosa

Graziella Franchini venne trovata morta la mattina del 28 aprile 1986, nella sua casa a Lamezia Terme, all’età di 36 anni, il volto devastato dai colpi, le gambe aperte e in mezzo a queste, un bottiglione senza collo. La cantante, il 27 aprile, giorno della sua morte, si sarebbe dovuta esibire in uno spettacolo musicale a San Leonardo di Cutro ma non si presentò, destando la preoccupazione dei suoi impresari, poiché Graziella non era solita tardare, senza nemmeno avvisare per altro. Era infatti una persona molto puntuale e professionale.

La scena del crimine

Fonte il lametino.it

Andarono a bussare alla sua porta, senza ricevere risposta alcuna. Dalla finestra del bagno era visibile una luce accesa. Si rivolsero al medico con cui Graziella aveva una relazione ma nemmeno lui seppe dare alcune informazione. Fu lui stesso a proporre di introdursi all’interno dell’abitazione tramite il giardino, e così fecero, trovando il corpo straziato di Graziella.

L’omicidio

L’aggressore di Graziella si accanì su di lei con ferocia, il viso della donna era tumefatto con ecchimosi e lesioni da taglio, il naso fratturato, il corpo della cantante era irriconoscibile. Una grossa ferita al basso ventre, proprio sopra il pube la deturpava, una ferita profonda quella mortale.

La ricostruzione

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dell’epoca, Graziella quel giorno, si era alzata verso le 13 e come d’abitudine un’oretta dopo si stava preparando per fare il bagno, ed è proprio in quel lasso di tempo che sarebbe stata aggredita e uccisa. La porta di ingresso era chiusa a chiave, venne dunque ipotizzato che l’assassino  fosse entrato a sua volta tramite il giardino. L’ultima persona a vederla viva fu il medico, che aveva però un alibi.

La versione di Mara Del Rio

La sua talent scout, Mara Del Rio, grande amica di Lolita, raccontò che la donna aveva iniziato una relazione con un ginecologo di Lamezia Terme, Michele Roperto, divorziato e con un bimbo, che aveva già una nuova compagna, questa faceva parte di una famiglia di ‘ndrangheta. I parenti di questa avevano minacciato e aggredito già diverse volte Graziella Franchini e secondo la Del Rio sarebbero i responsabili del suo assassinio.

Quell’aggressione del venerdì santo

Prima dell’omicidio vi fu un’aggressione. Avvenne intorno alle 23:30 di un venerdì santo. Il medico era insieme alla Franchini nell’appartamento di lei, quando sarebbero giunte alla porta la ex fidanzata, Teresa Tropea con la madre. “[…] La Tropea disse che voleva con lei soltanto parlare. Invece, subito dopo che venne aperta la porta, madre e figlia si lanciarono contro di lei come delle invasate, e gridando entrambe “te ne devi andare”, “lo devi lasciare” e altre espressioni volgari”. Poi, “[…] la percossero nel corpo e la spinsero verso la camera da letto ove la Tropea prese a colpirla con una sbarra di ferro, che in quel momento non identificai, e la madre le saltò addosso tirandole i capelli e mordendola sulle braccia, mentre la povera Franchini, senza opporre alcuna resistenza, si copriva la faccia con un cuscino da letto ove l’avevano costretta”.

Il processo

Vennero processate per il delitto, la studentessa di medicina Teresa Tropea, rivale in amore di Lolita e Caterina Pagliuso, madre della Tropea. Il medico dichiarò di essere stato fidanzato alcuni anni con la Tropea e che questa era venuta a conoscenza della relazione con la cantante nell’ottobre del 1985 e che avrebbe tentato più volte di interromperla. Diverse furono infatti le discussioni tra la Tropea e la vittima, iniziate con richieste pacifiche ma portate poi avanti in modo sempre più violento ed aggressivo, con liti e scenate.

Le due, a processo, si dichiararono innocenti. Inizialmente addirittura negarono di conoscerla e di aver avuto con lei dei contrasti. Venne però successivamente trovata, a casa della Tropea, una foto della Franchini e una leva del cambio senza pomello della vettura della Tropea, che secondo gli inquirenti venne utilizzata per l’aggressione avvenuta il venerdì santo. Scattò così il fermo per le donne.

L’alibi

Teresa Tropea fornì un alibi che venne ritenuto valido. Il giorno del delitto si trovava in Sicilia, a Messina e la conferma arrivò da diverse persone, in più, venne portato come prova, anche un biglietto del treno che la condusse a Messina. Vi furono altre testimonianze però, una in particolare localizzava le due donne – Teresa Tropea e la madre – a bordo di una Panda, tra le 14/14:30 proprio quella domenica alla Marinella, testimonianza che venne successivamente ritrattata.

Lo scritto anonimo

Arrivò ai carabinieri un biglietto anonimo, in cui venivano menzionate le due donne, descritte come ‘nere’ quel giorno, innanzi alla porta di Graziella Franchini. Il biglietto venne considerato poco attendibile dalla Corte.

L’assoluzione

Secondo i giudici la motivazione legata ad una rivalità amorosa non era sufficiente per portare ad un assassinio in quanto, il comportamento della Tropea sarebbe stato illogico poiché a seguito dell’aggressione del venerdì santo, il medico si era mostrato molto turbato e per riconquistarlo, uccidere la rivale non sarebbe valso a nulla. Vennero assolte in primo grado, nel giugno 1988, “per il complesso di perplessità”. Nei due successivi gradi di giudizio si trasformerà in una assoluzione con formula piena “per non aver commesso il fatto”.  Il delitto venne archiviato senza che fosse individuato un colpevole e rimane, ad oggi, irrisolto.

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