Gialli e misteri italiani, il Mostro di Udine lo squartatore senza volto

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Il “mostro di Udine” chiamato anche “killer delle prostitute” è stato uno dei più prolifici assassini seriali italiani. Gli sono state attribuite almeno 14 vittime, 4 quelle accertate. È stato attivo tra il 1971 e il 1989. La maggior parte delle vittime erano prostitute, quattro di loro vennero uccise nella stessa maniera. Le indagini non riuscirono mai ad arrivare ad una soluzione, l’ultima richiesta di riapertura del caso risale al 2019, avanzata da Federica Tosel. La pista più nota per arrivare ad un responsabile fu quella del chirurgo avanzata in seguito all’omicidio del 1989 ai danni di Marina Lepre.

Il mostro di Udine – MeteoWeek

Gli omicidi avvennero in Friuli tra il 1971 e il 1989, 13 donne uccise la cui morte rimase un mistero. Si trattava quasi sempre di prostitute (solo due casi non lo erano), quattro di questi casi riconducibili allo stesso individuo. Per gli altri casi l’attribuzione fu più difficoltosa poiché all’epoca, in Friuli, il fenomeno della prostituzione era molto diffuso e si pensò che molte di loro potessero essere rimaste vittima di qualche organizzazione criminale. I quattro cadaveri riconducibili al medesimo killer, mostravano lo stesso sfregio sul ventre fatto con una lama, forse un bisturi. La serie di omicidi attribuibile al mostro di Udine, comincia il 19 febbraio 1980. Il primo cadavere venne scoperto a Pradamano, la vittima è Maria Carla Bellone, una giovane di 19 anni. Seguiranno Luana Giamporcaro il 24 gennaio 1983 e Aurelia Januschewitz, il 3 marzo 1985. L’ultima della serie Marina Lepre, era una maestra di scuola elementare e venne uccisa il 26 febbraio 1989.

L’incisione

Tutte e quattro le vittime presentavano un’incisione a forma di ‘S’ sul ventre e diverse ferite sul collo e sulla gola. Per l’omicidio di Marina Lepre venne indagato un ginecologo schizofrenico che non aveva mai svolto tuttavia l’attività di medico, sorpreso vicino al luogo del delitto. L’uomo uscì dall’indagine per mancanza di prove. Si arrivò anche ad ipotizzare l’esistenza di due serial killer diversi, uno strangolava e l’altro che agiva con il bisturi

Le vittime

Dei quattro casi certi, le vittime avevano l’addome tagliato fino al pube con un oggetto affilato, forse un bisturi. Un taglio simile a quello praticato nell’ostetricia, per questo motivo si arrivò a pensare che potesse essere stato un medico.

Le vittime furono:

Maria Carla Bellone, una prostituta di 19 anni, uccisa il 19 febbraio 1980;

Luana Giamporcaro, una prostituta di 22 anni, uccisa il 24 gennaio 1983;

Aurelia Januschewitz, una prostituta di 42 anni, uccisa il 3 marzo 1985;

Marina Lepre, una maestra di scuola elementare di 40 anni, uccisa il 26 febbraio 1989.

Marina Lepre – MeteoWeek

Presunte

Irene Belletti, venne uccisa con una serie di fendenti in diversi punti del corpo il 21 settembre 1971;

Elsa Moruzzi, venne strangolata nel novembre 1972;

Eugenia Tilling, venne uccisa nel dicembre 1975 a coltellate alla gola;

Maria Luisa Bernardo, venne uccisa a pugnalate in diverse parti del corpo il 21 settembre 1976; la polizia non esclude il collegamento tra questo delitto e quello Belletti;

Jaqueline Brechbullher venne accoltellata.

Il cadavere carbonizzato di Wilma Ghin venne ritrovato in una discarica di Gradisca nel marzo 1980; venne indagato per questo omicidio un giovane pugliese che venne poi scagionato.

Maria Bucovaz, venne strangolata nel maggio 1984;

Matilde Zanette, venne uccisa nel settembre 1984; per quest’omicidio venne arrestato Gianluigi Sebastianis;

Stojanka Joksimovic, venne strangolata nel dicembre 1984;

Nicla Perabò, venne strangolata nel settembre 1991; per quest’omicidio venne arrestato Bruno Leita

Il caso di Marina Lepre

Il caso di Marina Lepre – MeteoWeek

A differenza delle altre vittime, Marina Lepre non era una prostituta ma una maestra elementare, per questo motivo, il suo caso si differenziava dagli altri. Marina aveva 40 anni, era separata e con una figlia di nome Fedra. Viveva con il compagno a Cividale del Friuli. La sera del suo omicidio, Marina è in ospedale per farsi medicare una ferita sul mento, poco dopo viene vista vicino alla stazione, salire a bordo di una Fiat. Da quel momento, di lei, si andranno a perdere le tracce. Il suo corpo senza vita verrà ritrovato il giorno dopo, sul greto del fiume Torre, nella periferia nord della città. Sul suo corpo lo squarcio a forma di ‘S’ fino ad arrivare al pube

Un carabiniere, Edi Sanson, con un collega, torna sul luogo del delitto e a IlGiornale, racconta quanto accaduto: “Con un collega tornai nella stradina di campagna in cui quella mattina avevamo visto il corpo di Marina Lepre e nel buio c’era una macchina ferma esattamente in quel punto. Pensammo che fossero dei colleghi e ci avvicinammo a fari spenti per fare uno scherzo, senza alcuna precauzione. Invece nell’auto c’era solo un vecchio: mi sentii indifeso, come entrato nella gabbia del leone. Gli chiedemmo un documento e facemmo finta di andare via mentre in realtà ci appostammo per pedinarlo e così vedemmo che si dirigeva verso una chiesetta abbandonata e lì si inginocchiava per terra mormorando delle strane litanie. Fu una scena molto inquietante tanto che chiedemmo l’intervento di una altra pattuglia”. I due carabinieri decidono di portarlo a casa, lì trovano un uomo che sostiene di essere il fratello e spiega che il 60enne è affetto da allucinazioni. I due carabinieri chiedono di entrare ma l’uomo li caccia, in quanto sprovvisti di mandato. La posizione del 60enne verrà archiviata per mancanza di prove.

Individuato il DNA del sospettato

Durante le riprese della miniserie documentaristica di Sky, il Mostro di Udine, vennero rinvenuti nuovi elementi indiziari riguardo l’identità del killer. I reperti poi analizzati dai Ris di Parma, le risultanze vennero consegnate alla procura del capoluogo friulano a luglio del 2021. “Se i sospetti del tempo erano fondati, credo che sia deceduto”, sono le parole di Edi Sanson a IlGiornale.it.

Profilo del Mostro

Si è ipotizzato che il killer fosse un chirurgo, qualcuno comunque con delle competenze in ambito ginecologico. “Si tratta di un misogino, un uomo mosso da un odio contro le donne: il numero delle coltellate inferte nonché la presenza di over killing comunicano il piacere sadico di infliggere loro sofferenza – questo quanto spiegato alla redazione de IlGiornale.it dalla criminologa Rosa Francesca Capozza – si tratta di un narcisista patologico ovvero disposto a uccidere pur di nutrire i bisogni grandiosi e del suo ‘sé di compensazione’ rispetto a esperienze materne o con il femminile disfunzionali, con deliri pseudo-mistici legati alla missione di voler ripulire il mondo dagli impuri. Le vittime sono estranee, afferiscono a una categoria specifica di donne, in prevalenza prostitute, ma anche sole ed emarginate, la selezione è casuale. Decide consapevolmente di portare a termine gli omicidi, quindi non è uno psicotico. Si tratta di un killer ‘locale’ e stabile che compie i suoi delitti in un’area geografica delimitata e in cui si riconosce perché vi risiede. È altresì un killer ‘organizzato’ che pianifica le sue azioni criminose, scegliendo con cura luogo (in questo caso antri bui della periferia) e vittima (una categoria specifica), senza lasciare traccia né arma del delitto”.