Gialli e misteri italiani: l’omicidio della Cattolica, Simonetta massacrata a coltellate

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Simonetta Ferrero, uccisa con 33 coltellate il 24 luglio 1971. Un caso irrisolto, dopo 51 anni il mostro che ha ucciso in modo brutale la giovane, non ha ancora un volto.

Omicidio Simonetta Ferrero – MeteoWeek

Milano, luglio 1971. La città è un deserto battuto dal sole, all’interno dell’università Cattolica del Sacro Cuore domina la solita pace e quell’atmosfera tipica di meditazione e silenzio. Quella mattina del 24 luglio, i corridoi dell’Università sono abitati da una manciata di studenti. Simonetta, 26 anni è di fretta per sbrigare le ultime commissioni prima di rientrare a casa e partire, insieme ai genitori, per andare in vacanza in Corsica. La giovane si è recata in libreria a procurarsi un vocabolario ed in profumeria, ora si muove rapida nell’Università per le ultime incombenze. Simonetta, detta ‘Munny’ è una giovane intelligente e per bene, laureata in scienze politiche, con l’aiuto del padre, impiegato alla Montedison di Piazzale Cadorna, è stata inserita come responsabile della selezione del personale.

Una ragazza per bene

Munny è una giovane con la testa sulle spalle, la tipica brava ragazza. Mentre i suoi coetanei si radunano per protestare e chiedere l’abrogazione del divieto di vendita degli anticoncezionali, lei parte con i genitori per andare in vacanza.  Simonetta è volontaria presso le “Dame di San Vincenzo” e nella Croce Rossa. Nipote di Monsignor Carlo Ferrero.

Quel terribile giorno

Omicidio Simonetta Ferrero – MeteoWeek

I genitori non vedono rientrare Simonetta. La aspettano a pranzo e poi a cena. Disperati, sporgono denuncia di scomparsa al commissariato Magenta. La mattina del 26 luglio, alle nove circa, Mario Toso, seminarista 21enne di Mogliano Veneto, oggi vescovo e docente universitario, mentre si reca alla segreteria degli istituti religiosi tramite le scale del blocco G, sente l’acqua del bagno scrosciare. Infastidito, per lo spreco – essendo lui incaricato della gestione dell’ordine dei bagni – si avvia verso il luogo incriminato, ed entra in bagno dove trova il corpo di Simonetta sdraiata su un fianco, immersa nel suo sangue sul pavimento. La salma di Simonetta verrà riconosciuta da due parenti lontani, poiché il padre, informato della tragica notizia viene colpito da due infarti e la madre da un collasso.

Le indagini

Tra le ipotesi fatte dagli inquirenti, ci fu quella che Simonetta si fosse recata in bagno per semplici motivazioni fisiologiche. Strano il fatto che avesse scelto il bagno del blocco G, anziché quello vicino all’ingresso dell’Università. Venne inoltre ipotizzato che Simonetta si potesse essere recata alla Cattolica per fare una cortesia ad un’amica e recuperare degli appunti che vennero effettivamente rinvenuti pochi giorni dopo sulla sua scrivania. Naturalmente, il primo sospettato fu proprio il seminarista che aveva trovato il corpo di Simonetta, tra le domande verbalizzate dall’avvocato difensore ci furono i seguenti quesiti:

 «Perché il mio assistito avrebbe dovuto tornare sul luogo del delitto? Dove sono i vestiti macchiati di sangue, visto che oggi Toso indossa gli stessi abiti che aveva sabato? Perché avrebbe dovuto aggredire una ragazza che non conosceva e non aveva mai incrociato? Ma soprattutto, dove sono le ferite e i graffi che, secondo i rilevamenti della scientifica, l’assassino si è procurato?»

La commessa della profumeria da cui Simonetta si era recata poco prima di venire uccisa, ricordò una Fiato 500 bianca vicino al marciapiede proprio di fronte al negozio, ma non seppe dire se su quella vettura Simonetta vi sia poi salita una volta uscita dal negozio. All’Università in quel periodo, erano presenti dei muratori, che una volta ascoltati, risultarono estranei ai fatti. Probabilmente però l’assassino aveva sfruttato il rumore prodotto dagli operai che lavoravano con dei martelli pneumatici.

L’ipotesi della rapina

Omicidio Simonetta Ferrero – MeteoWeek

Venne esclusa l’ipotesi della rapina, poiché la giovane in borsa aveva ancora i soldi e indosso i gioielli. Anche l’ipotesi di violenza sessuale venne esclusa a seguito dell’autopsia. Venne ipotizzato, come movente, una possibile mancata assunzione presso la Montedison, pista scartata una volta approfondite le indagini.

L’autopsia

Il 28 luglio venne eseguita l’autopsia, questa accertò che le pugnalate erano state 33, inferte con una lama lunga e ben affilata. Ventisette delle trentatré coltellate erano penetrate in profondità, colpendo diverse volte il torace e l’addome e gli organi vitali. Sette di questi colpi erano risultati mortali, uno di questi aveva reciso la carotide. Erano inoltre presenti delle ferite sulle mani e sulla schiena, Simonetta, evidentemente aveva tentato il tutto per difendersi dal suo aggressore. L’autopsia confermò l’assenza di violenza sessuale.

Un giallo senza soluzione

Omicidio Simonetta Ferrero – MeteoWeek

Una vita immacolata quella di Simonetta che, nelle indagini risulto’ essere appunto la brava ragazza già sopra descritta: non era fidanzata, viveva con i suoi, era seria e precisa. Lavorava da poco all’ufficio selezione del personale della Montedison. Le varie piste intraprese per risolvere l’orrendo crimine non trovarono mai riscontri, si indagò anche su alcuni personaggi sospetti che importunavano le studentesse ma senza arrivare a nulla. Come spesso accade, quando un caso ottiene molta visibilità, vi furono una serie di fenomeni che si accusarono del delitto, dando vita a centinaia di interrogatori inconcludenti.

La lettera anonima

Lidia Macchi, nel 1987, una giovane donna ex scout, venne stuprata e uccisa al Sass Pinì di Cittiglio. Si pensò quindi alla pista del serial killer, ma non vennero trovati dettagli che potessero collegare i due omicidi. Nel 1993, venne segnalato, al questore Achille Serra, tramite lettera anonima, che, nel periodo dell’omicidio, era presenta nell’Università un sacerdote veneto 50enne – allontanato in seguito per aver molestato una studentessa nel 1974 – ma anche questa pista non portò a nulla.

L’omicidio di Simonetta è rimasto senza un responsabile, del suo assassinio non è mai stato trovato un colpevole. Se fosse accaduto oggi, gli esami del DNA avrebbero potuto aiutare gli investigatori a rintracciare il colpevole, poiché Simonetta, nel difendersi, sotto le unghie, aveva sicuramente trattenuto dei frammenti, questi sarebbero stati fondamentali ai fini della soluzione del delitto. Ad oggi, invece, il giallo di Simonetta rimane irrisolto e aleggia come un’ombra oscura sull’Università.