Vaiolo delle scimmie: cos’è, quali sintomi ha, decorso malattia

Nel 1970 individuata come causa di patologia anche nell’essere umano: ecco che sintomi presenta e quanto dura

Il vaiolo delle scimmie, di cui un primo caso in Italia è stato individuato allo Spallanzani di Roma, ossia un italiano di giovane età che rientrava da un viaggio alle Canarie, è un’infezione virale di tipo raro, concentrata maggiormente nei luoghi tropicali dell’Africa centrale e ovest.

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La scoperta di tale disagio avvenne nel 1958, quando la individuarono in scimmie da laboratorio e da tale scoperta fu dato anche il nome alla malattia. Più tardi, ricerche effettuate su animali in Africa hanno trovato tale infezione in scoiattoli. Questo tipo di malattia può svilupparsi anche in topi, ratti e conigli. Nel 1970, il vaiolo delle scimmie è stato trovato negli esseri umani, in località lontane dell’Africa.

Il vaccino anti vaiolo si è rivelato efficace all’85% nel prevenure il vaiolo delle scimmie nell’essere umano. Nel 1997, furono rintracciati 88 casi di questa malattia in Congo.

Vaiolo delle scimmie: sintomi principali e decorso malattia

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Il vaiolo delle scimmie è provocato da un virus chiamato Monkeypox, facente parte del gruppo degli orthopox virus. Negli umani, il vaiolo delle scimmie manifesta aspetti simili al vaiolo. Sono 12 i giorni di incubazione, dopodiché la malattia comimcia a manifestarsi con i seguenti sintomi: febbre, mal di testa, dolori ai muscoli, mal di schiena, linfonodi che si gonfiano, malessere diffuso, senso di stanchezza.

Non solo, perché entro tre giorni dall’arrivo della febbre, insorgono pustole che si manifestano sul viso, e a volte anche in altre zone del corpo. Si tratta di lesioni il cui sviluppo occorre in diverse fasi, dopodiché si forma la crosta e vanno via. Di solito il vaiolo delle scimmie dura da 2 a 4 settimane.

In Africa è una malattia letale nel 10% della gente che la contrae. Il vaiolo era letale nel 30% dei casi prima che fosse debellato. Questa malattia può essere contratta tramite un morso o con contatto diretto con sangue, liquidi organici o ferite di un animale che ha contratto questa infezione.

È possibile che questo disturbo possa trasmettersi da uomo a uomo, ma la sua contagiosità è minore rispetto a quella del vaiolo umano. Si ipotizza che il virus possa essere contratto per via orale nel corso di un contatto diretto o di un lungo contatto vis a vis. Oltretutto, è possibile anche che si trasmetta con il contatto diretto con i liquidi organici di un individuo oppure oggetti contaminati dall’infezione, quali biancheria o vestiario.

Non c’è una terapia specifica per il vaiolo delle scimmie. Si dice che in Africa il pericolo di contrarre tale malattia è minore se la persona ha ricevuto un vaccino contro il vaiolo. Si sta inoltre valutando il possibile ruolo di un vaccino anti vaiolo nei pazienti esposti a questa malattia. Per la cura, si ipotizzano farmaci di tipo anti virale, quali il Cidofovir.