Duplice femminicidio a Castelfranco: moglie e figlia del killer «ridotte alla fame»

Il decesso delle due donne potrebbe essere definito “morte annunciata”, dato che la moglie aveva denunciato Salvatore Montefusco ben 4 volte. La procura modenese ha archiviato la vicenda per due volte

Lunedì mattina, tre ore prima di essere uccisa, Gabriela Trandafir si era recata con sua figlia Renata dalla propria legale, Annalisa Tironi, che racconta che il giorno seguente ci sarebbe stata l’udienza di separazione e Gabriela ne era felice.

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Dopo aver sporto denuncia quattro volte in neanche dodici mesi, la donna credeva che tale udienza avrebbe costituito la luce in fondo al tunnel. E invece, tre ore dopo suo marito, Salvatore Montefusco, imbraccia un fucile e uccide moglie e figliastra. La procura di Modena aveva persino archiviato due di quegli esposti. La prima denuncia per maltrattamenti sporta da Gabriela, 47 anni, risale allo scorso luglio. Nel mese di agosto la denuncia viene integrata e a dicembre, la donna ne sporge un’altra. Tra aprile e maggio di quest’anno la figlia di Gabriela, Renata, 22 anni, denuncia due volte il patrigno.

Tironi spiega che Gabriela e Renata erano ridotte in povertà, nel vero senso della parola. Gabriela resta senza denaro e vende gli oggetti d’oro che possedeva, chiedendo aiuto alla sorella che abita in Veneto. Una volta, lei e la figlia, non avendo nulla da mangiare, cucinano uova avariate e hanno un malore: contattano un’ambulanza, Montefusco la  fa andar via e la sorella chiama i soccorritori.

E ancora vessazioni verbali, ruote dell’auto danneggiate, suppellettili distrutti, armi intestate alla sua ex moglie. A Natale, Gabriela va da sua sorella, e sente che nella sua auto potrebbe esserci un dispositivo per tenerla sotto controllo, supposizione che poi si rivela essere vera, tant’è che l’oggetto viene rinvenuto e sequestrato.

Vengono aperti due procedimenti di tipo penale, per cui la procura modenese chiede archiviazione. La prima è per maltrattamenti e, nonostante la situazione della famiglia sia alquanto complessa, secondo i pm le vessazioni non sono considerate continue, e si mantengono sul piano verbale, non sfociando nel reato di maltrattamenti.

Da quanto si apprende, l’avvocata Tironi avrebbe sporto richiesta di parlare con i servizi sociali, che stavano seguendo la famiglia, e il figlio minore dei due coniugi, il quale nel mese di gennaio fece un video in cui riprendeva il padre sfasciare cose in giardino. Un clima molto teso in cui l’uomo asseriva:«Vi tolgo tutto».

Forse le cose avrebbero potuto prendere tutt’altra piega «ma non c’è stato il tempo», spiega l’avvocata. Questo perché lunedì, dopo il consulto con la legale, Gabriela e Renata sono rientrata a casa. Il giorno seguente, il 14 giugno, il giudice civile avrebbe preso una decisione sulla separazione della coppia e avrebbe assegnato la villetta in campagna.

Montefusco confessa

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Per comprendere meglio l’accaduto, è necessario esaminare la confessione di Montefusco, assistito dal legale Marco Rossi, il quale spiega: «Ha raccontato che la figlia, quando è entrata in casa, gli ha detto: “Finalmente domani te ne vai”. E lui non ci ha più visto. Ha detto che non ne poteva più delle vessazioni e delle umiliazioni che subiva. Temeva di abbandonare la casa che aveva costruito lui». 

Anche lui aveva sporto due volte denuncia contro Gabriela, «strumentali», come dice la difesa delle due vittime. Rossi afferma che però «lui non le aveva mai sfiorate, dopo la prima denuncia è scattato il Codice rosso, gli sono state tolte le armi ma non c’è stato alcun provvedimento cautelare come un divieto di avvicinamento». 

Alla fine, però, lui le uccide con sette, otto fucilate. Poi si mette in macchina, guida per 5 chilometri e sosta in un bar. La barista spiega:«Era sanguinante, ha preso un caffè e ha chiesto il telefono per chiamare i carabinieri, mi ha fatto mettere il cellulare sul banco. Ha chiamato in vivavoce:
“Venitemi a prendere, ho ammazzato mia moglie e mia figlia”».