Alleanza Pd-Azione lontana: Calenda pensa a un polo centrista

Il leader di Azione accusa i dem su programmi e alleati poco affidabili. Da +Europa si tenta una mediazione ma Calenda vorrebbe un polo alternativo alle due coalizioni, magari alleato con Italia Viva.

La stretta per l’alleanza tra Azione e Partito Democratico in vista delle elezioni politiche è molto lontana, il Campo largo sognato da Enrico Letta per battere il Centrodestra sembra un miraggio e dopo la chiusura da parte del segretario dem al Movimento 5 Stelle, Letta rischia il secco No da parte di Carlo Calenda.

Al centro della questione c’è l’accordo sulla suddivisione dei collegi uninominali. Calenda aveva chiesto quasi un terzo dei posti oltre che il collegio di Roma centro per sé stesso, ma dal Pd la risposta è stata negativa oltre al fatto che quel seggio sarebbe già riservato al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ma i punti di distanza sono anche politici, Azione infatti chiede una coalizione in cui non siano presenti ex-grillini e partiti che non hanno sostenuto il Governo Draghi. L’ultima possibilità è quella dell’incontro che si terrà oggi tra i due leader di partito per tentare di includere nel Centrosinistra quell’area moderata di cui Azione è il socio di maggioranza, ma l’ottimismo si riduce di ora in ora.

Esiste una profonda differenza tra alleanza e sottomissione. Nel primo caso si discute e si trova un compromesso, nel seconda non saprei dire. Non appartiene alla nostra cultura” scrive su Twitter Calenda il quale inoltre appare sodisfatto dai sondaggi che danno Azione e + Europa intorno al 7%, praticamente pari con Forza Italia. Intanto al partito dell’ex-ministro dello Sviluppo economico, dopo l’adesione delle ex-forziste Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, ha aderito in queste ore anche Paolo Russo, deputato eletto in Forza Italia e vicino alla ministra per il Sud.

LA MEDIAZIONE DI +EUROPA

Da parte di +Europa c’è però la spinta a chiudere l’accordo, in mezzo si è messo Benedetto Della Vedova forte dell’appoggio di Emma Bonino, con cui è detentore del simbolo. “+Europa da tempo, con Azione, sta lavorando a un’alternativa europeista, liberaldemocratica e riformista che porti avanti l’agenda Draghi – dice il sottosegretario agli Affari esteri -. Vedremo se per fare questo avremo la necessità di una corsa totalmente autonoma oppure se sarà possibile un accordo, solo sulla parte uninominale, con il Pd. Questa è la discussione delle prossime ore e per questo ieri abbiamo fatto una proposta a Letta. Bisogna evitare di fare favori a Meloni e a Salvini che hanno come modello Orbán che reprime i diritti civili, teorizza la democrazia illiberale e attacca Bruxelles“.

TERZO POLO?

A tirare per la maglia Calenda c’è però Matteo Renzi, il quale spera in un polo centrista che sia alternativo a Centrodestra a guida Fratelli d’Italia e Centrosinistra a guida Pd. “Noi lavoriamo a un terzo polo, diverso dalla destra sovranista e dalla sinistra delle tasse. Che parli di lavoro e non di assistenzialismo. Di giustizia e non di giustizialismo. Di ambiente e non di ideologia. Di infrastrutture e non di veti. Di diritti e non di slogan” scrive il leader di Italia Viva. “Se il Pd avesse davvero voglia di vincere queste elezioni incalzerebbe Meloni e Salvini sulla competenza, sulla credibilità, sulla coerenza, sulle tasse, sull’energia. Invece, la sinistra sembra voler perdere: imbarca le idee più disparate. E ieri Enrico Letta ha aperto la campagna elettorale proponendo una nuova tassa, stavolta la tassa di successione“.

Calenda e Renzi sono convinti di poter strappare voti al Centrodestra e prendere il consenso dei moderati, visto l’appiattimento di Forza Italia sulle posizioni sovraniste di FdI e Lega. Letta prova così a convincere il leader di Azione: “Faccio un appello accorato che rivolgo in modo convinto e senza secondi fini e sperando venga ascoltato: siamo disponibili con la generosità tipica del Pd“.