Turista morto in Santa Croce: chiesta condanna per omicidio colposo

Un turista spagnolo Daniel Testor è morto nel 2017 a causa di un frammento staccatosi dalla basilica di Santa Croce. Sono state chieste condanne da 9 mesi a un anno e mezzo. Ecco tutti i particolari.

Per il decesso del turista spagnolo Daniel Testor, colpito da un frammento del soffitto della basilica di Santa Croce a Firenze il 19 ottobre del 2017, la Procura ha domandato pene che vanno dai 9 mesi a un anno e mezzo di carcere per i quattro imputati coinvolti. Si tratta della commercialista di Prato Irene Sanesi (9 mesi) in carina in quel periodo, Stefania Fuscagni in carica dal 2007 al 2015 (1 anno), l’ex segretario generale dell’opera Giuseppe De Micheli (1 anno e 6 mesi) e il tecnico responsabile delle sicurezza Marco Pancani (1 anno e sei mesi).

Le richieste del pm

La pm Benedetta Foti ha sostenuto che, tramite un costante monitoraggio si sarebbe potuto constatare l’aumento di rischio di cedimento. Per tutti loro l’imputazione è di omicidio colposo. Nel frattempo, subito dopo l’avvio della conclusione delle indagini gli imputati hanno già versato alla famiglia della vittima 2 milioni e 250 mila Euro. Per questo motivo la famiglia di Testor ha stabilito di non volersi costituire parte civile.

Il difensore Luca Bisori ha dichiarato che gli esperti in aula hanno affermato che sarebbe potuto accadere ovunque dal momento che Firenze è una città fragile e antica. Per i consulenti del pm però il distacco del peduccio sarebbe stato causato dal progressivo degrado del materiale lapideo provocato da infiltrazioni di acqua createsi negli anni. Infine, da parte sua l’Opera Santa Croce ha colto l’occasione per rinnovare la sua vicinanza alla famiglia dell’uomo vittima del dramma.

I dettagli della vicenda

La vicenda risale appunto al 2017, quando Daniel Testor si trovava in Italia per festeggiare il suo ventiquattresimo anno di matrimonio. L’uomo era accanto alla moglie e ad altri turisti quando è stato colpito alla testa da un frammento lapideo cascato da trenta metri. In seguito il segretario generale all’Opera di Santa Croce, Giuseppe De Micheli, aveva riferito all’ANSA che solo una settimana prima della tragedia avevano usato un elevatore per pulire le vetrate e avevano anche compiuto un controllo sulle superfici della zona.

Tutto era risultato essere regolare. Non appena avvenuti i fatti qualcuno aveva chiamato i soccorsi che erano sopraggiunti in poco tempo, ma purtroppo era stato tutto inutile.