Maria Antonietta Rositani racconta: “mi ha lanciato la benzina e mi ha detto muori”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:05

Maria Antonietta Rositani racconta i particolari di quel tentato omicidio, che l’ha vista coinvolta a causa di una vendetta da parte del suo ex marito, già condannato ai domiciliari.

Maria Antonietta Rositani

Maria Antonietta Rositani è ancora ricoverata all’ospedale, da ben 8 mesi da quel terribile gesto. Erano le 6 del mattino del 12 marzo scorso, quando il suo ex marito Ciro Russo, già condannato per violenze domestiche, l’ha raggiunta con l’auto e le ha gettato benzina addosso, dandole fuoco. La donna, di soli 42 anni, ha così riportato gravissime ustioni estese sul 50% del corpo, ed è ancora ricoverata al Policlinico di Bari.

Il movente

Dietro questa drammatica storia di violenza, si nasconde un passato burrascoso. Per vent’anni, infatti, la donna ha subito ogni tipo di tortura, da quella verbale a quella fisica: urla, schiaffi, calci, insulti, tutti subiti in silenzio per paura di ripercussioni sulla famiglia e per amore. Finché l’ira dell’ex marito non si è gettata addosso anche alla figlia.

A quel punto la donna ha scelto finalmente di reagire: ha avuto coraggio, ma quel suo stesso coraggio l’ha poi portata a una conseguenza ancora più cruenta.

Il dramma

Ciro Russo, a seguito delle denunce di Maria Antonietta, è così stato chiamato in processo, e condannato in appello per maltrattamenti in famiglia. Dopo essere stato però lasciato agli arresti domiciliari, l’uomo è riuscito ad evadere dall’abitazione, con lo scopo di vendicarsi sulla povera vittima. È riuscito così a raggiungere Reggio Calabria, accostarsi alla macchina della donna e darle fuoco.

In un’intervista all’AGI, la Rositani racconta quanto accaduto quel maledetto giorno: “Il 12 marzo di quest’anno alle 6 del mattino squilla il telefono di casa. Mi alzo dal letto spaventata, pensando fosse successo qualcosa ai miei familiari. Invece, una voce che non riesco a distinguere mi inonda di parolacce. Io attacco, ma mi richiama. Stavolta capisco: è lui”.

La donna spegne il telefono, dedicandosi alla sua quotidianità: ma una volta tornata a casa dopo aver accompagnato i suoi figli a scuola, viene informata dai carabinieri di un presentimento fondato. Il suo ex marito è evaso.

“Mentre mi sto precipitando dai carabinieri, vengo raggiunta da un veicolo che mi sperona e blocca l’uscita dal lato guida. È lui. Prendo il cellulare per chiamare la polizia, perché capisco che il mio ex vuole uccidermi. Ma a quel punto, guardandomi negli occhi, getta la benzina contro la macchina e appicca il fuoco dal lato passeggero, ammazzando il cagnolino che avevo regalato a mio figlio. La macchina è in fiamme, apro la portiera e cerco di uscire, ma lui non si ferma: mi butta addosso la benzina gridandomi ‘muori’”.

L’uomo verrà arrestato il giorno dopo in una pizzeria, a Reggio Calabria, a pochi metri dal Comando provinciale dei carabinieri. Una spavalderia, la sua, che gli è costata cara.

Il lungo percorso di riabilitazione

Il prezzo più grande, tuttavia, è quello che deve pagare Maria Antonietta Rositani. Un lungo, lento e doloroso calvario che l’ha vista 200 volte in sala operatoria, in coma per una settimana e un mese in rianimazione a causa di tutta una serie di complicanze. Ora, in terapia intensiva, il suo corpo è distrutto, ridotto a fasciature e ferite ancora aperte.

Dovrà riuscire dopo 8 mesi di permanenza in ospedale a tornare a camminare con le sue gambe, e a convivere con il costante senso di paura: la paura che quell’uomo di cui si fidava, e che amava, potrebbe un giorno tornare a farle del male. Come lei stessa racconta: “spero che ci sia una giusta condanna di Ciro Russo, e non solo per me, ma per tutte le donne che stanno soffrendo in questo momento e che potrebbero trovarsi nella mia stessa situazione”.

Il messaggio di Maria Antonietta alle altre donne

La coraggiosa donna lancia un messaggio sia alle istituzioni che alle altre vittime di violenza domestica. È importante che lo Stato dia risposte, che sostenga le donne e che sensibilizzi tutti gli operatori affinché non sottovalutino le loro richieste di aiuto, a volte velate per paura e amore.

E allora, è anche di questo amore malato che Maria Antonietta racconta: poiché non può essere considerato amore, quell’ossessione che lascia lividi sul corpo, che offende, ti insulta e minaccia di morte. “L’amore dovrebbe essere una carezza, in grado di farti sentire tra le nuvole, dovrebbe essere felicità. Dobbiamo denunciare perché oggi siamo noi, domani può essere una nostra figlia, una nostra nipote, una nostra zia, qualunque altra persona”.

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