Di Battista accusa Renzi: “vogliamo sapere da chi viene pagato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:42

Di Battista attacca duramente Renzi: “Dica da chi viene pagato”

Di Battista attacca Renzi

Alessandro di Battista lancia un nuovo attacco all’indirizzo di Matteo Renzi. Lo fa dalle pagine del Fatto Quotidiano con accuse che non lasciano dubbi sulla “rabbia politica” del pentastellato: “Dissi che la corruzione non è più quella della bustarelle, ma si fa con le consulenze. E l’unico modo per smascherarla è appunto una serie legge sul conflitto d’interessi”- ha dichiarato Di Battista. Sulla Fondazione Open poi rincara la dose: “Prima la politica era più forte delle lobby, poi le lobby hanno prevalso e ora i politici si trasformano direttamente in lobbisti”. Di Battista non ha mancato di colpire Renzi anche sul lato personale: “È uno che esiste solo nelle pagine dei giornali, non nel Paese – dice Di Battista -. Si rivende un’identità politica in Arabia Saudita. Anzi, da cittadino – continua – vorrei sapere se il senatore Renzi ha ricevuto soldi per conferenze o consulenze. Se ci fosse la legge sul conflitto d’interessi non sarebbe legale”. Poi, a proposito dei finanziamenti privati, Di Battista difende l’operato dei 5 stelle: “Noi non abbiamo abolito il finanziamento privato – dice – da quanto leggo, l’ipotesi degli inquirenti è che le norme con cui è regolato siano state aggirate, ossia che certi imprenditori o multinazionali abbiano restituito il favore per alcune leggi ai governi Renzi e Gentiloni finanziando la fondazione legata ai renziani. Le ricche consulenze commissionate dal gruppo Toto all’avvocato Bianchi sono un fatto, e non parlo della loro liceità”.

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Renzi attaccato da Di Battista
Matteo Renzi

Qualche minuto prima, dalle frequenze di Radio Anch’io, il leader di Italia Viva aveva rassicurato la Magistratura

“Non faccio nessun esposto contro i magistrati, mi stupisco”. Così Matteo Renzi a ‘Radio anch’io’, negando quanto si legge sulla stampa. “I magistrati – spiega – hanno dovere di indagare su tutti, c’è l’obbligatorietà dell’azione penale”.