Paga la mafia per aggredire il nipote, Marta Magri arrestata a Mantova

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:48

Finita in carcere Marta Magri, mantovana 56enne, grazie all’operazione “Hope” della Dda di Brescia: la donna aveva contatti con l’ndrangheta, assoldata per intimidire nipote e cognata per risolvere una controversia sull’eredità.

carabinieri Mantova

Si è conclusa in queste in quel di Mantova, l’operazione che ha portato al fermo di nove persone responsabili “di gravi episodi delittuosi, compiuti anche con modalità mafiose e con finalità di agevolazione della cosca Bellocco di Rosarno”.  Questo è quanto emesso dalla Procura distrettuale di Brescia, a seguito dell’operazione Hope che include un grave  episodio verificato nel Mantovano, tra Bagnolo e Governolo.

L’aggressione organizzata da Marta Magri

Secondo quanto emerso dalle indagini, la mantovana 56enne Marta Magri avrebbe assoldato dei criminali legati alla ‘ndrangheta, così da poter per intimidire il nipote e la cognata e risolvere una controversia economica legata a una eredità.

Sulla cosca ‘ndranghetista dei Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria), tuttavia, indagavano già da tempo i carabinieri, che sono quindi riusciti ad intervenire tempestivamente e a bloccarne nuove azioni criminali. Questo perché la Magri si era rivolta ad Antonio Loprete, organico alla cosca dei Bellocco, più volte per risolvere un contenzioso famigliare.

Il 19 giugno 2018 il nipote della Magri è quindi stato raggiunto dai criminali, aggredito e picchiato a sangue, mentre usciva da una tabaccheria di Governolo (Mantova). La donna, mandante dell’aggressione, ora è finita in carcere grazie all’operazione Hope, e insieme a lei altre 9 persone tra Calabria, Veneto e Lombardia. Oltre a Hope, i carabinieri erano impegnati nella collegata operazione Magma, che permesso infine di disarticolare tutto il clan Bellocco in tutta Italia.

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Le indagini e l’operazione

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Ros Carabinieri. Le forze dell’ordine si sono concentrate soprattutto sulla figura del calabrese Antonio Loprete, classe 1963, organico alla cosca dei Bellocco, e alla mantovana Marta Magri, che “pienamente consapevole della caratura criminale del calabrese, chiedeva a questi il suo intervento per far compiere gravi azioni intimidatorie contro il nipote e la cognata, per risolvere una controversia economica”.

L’azione intimidatoria è stata perpetrata ai danni del nipote Francesco Corrao il 19 giugno 2018, da parte di alcuni aggressori che, dopo averlo avvicinato mentre usciva da un tabaccaio a Governolo, gli hanno provocato a suon di pugni la frattura della mascella. Ricoverato presso l’ospedale di Mantova, è stato “sottoposto ad un intervento di chirurgia maxillo facciale di ricomposizione con una prognosi iniziale di 40 giorni che si protraeva poi per ulteriori due mesi, con compromissione della dentatura”.

Le indagini e gli approfondimenti investigativi hanno consentito di scoprire come la Magri aveva più volte tentato di assoldare, all’inizio senza successo di esecuzione, gli aggressori facenti parte del clan, “dietro pagamento di un importo iniziale di 3.000 euro“.

Con l’operazione Hope sono però ora  stati individuati gli esecutori materiali del pestaggio: si tratta del moldavo Gheorghe Lozovan (classe 1976) e degli albanesi Eduard Keta (classe 1984) e Kleant Curri (classe 1994).

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