Depistaggio Borsellino, svelati i dialoghi tra i pm e il finto pentito Scarantino

Depistaggio Borsellino, svelate per la prima volta i contenuti delle confessioni di Vincenzo Scarantino: il finto pentito della Mafia.

depistaggio borsellino

Sono state finalmente svelate le trascrizioni delle confessioni di Vincenzo Scarantino, il finto pentito della Mafia che finse di collaborare nell’indagine in cui perse la vita Paolo Borsellino.

Le bobine rivelano anche i dialoghi con i pm del tempo, che concordavano il da farsi con il mafioso. “Scarantino, iniziamo un lavoro importantissimo che è quello della sua preparazione alla deposizione al dibattimento… mi sono spiegato, Vincenzo… si sente pronto lei?…“. Questo quello che diceva al telefono il pm Carmelo Petralia l’8 maggio del 1995, che all’epoca coordinava l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Una collaborazione, quella di Vincenzo Scarantino, che poi si è rivelata fasulla.

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Depistaggio Borsellino, svelati i dialoghi integrali del finto pentito Vincenzo Scarntino con i pm Petralia e Palma

Vincenzo Scarantino

La conversazione tra il magistrato e Scarantino è adesso finita agli atti del processo sul depistaggio sulla strage Borsellino che vede imputati tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di concorso in calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. Ora anche il pm Petralia è stato aggiunto tra gli indagati per concorso in calunnia aggravata, insieme all’altro pm che coordinò l’indagine, Annamaria Palma.

Le intercettazioni tra Petralia e Scarantino proseguono: “Sicuramente ci sarà anche il dottor Tinebra – dice il pm riferendosi all’allora procuratore di Caltanissetta e riportate dall’Adnkronosquindi tutto lo staff delle persone che lei conosce. E lei potrà parlare con Tinebra, con La Barbera di tutti i suoi problemi, così li affrontiamo in modo completo“.

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I contenuti inediti delle conversazioni

Oggi si conoscono frasi del tutto inedite. Dichiarazioni con le quali il falso pentito Vincenzo Scarantino fece condannare degli imputati innocenti per la strage del 19 luglio 1992. Il mafioso – si legge nelle trascrizioni – si lamentava e si autodefiniva “uno spione di questura” e “non un collaboratore“.

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In un’altra telefonata Scarantino dice alla pm Palma che ha “paura di andare a Genova” per un interrogatorio. Ma “la sua interlocutrice – scrivono i carabinieri nella trascrizione – lo rassicura in merito alla sicurezza dei trasferimenti che dovrà effettuare ma Scarantino le spiega che ci sono delle persone che dovrà incontrare che a lui non piacciono, specificando, a domanda, che non si tratta della dottoressa (Sabatino, ndr) bensì di individui che sono in quell’ufficio“.