Coronavirus, quella mail per mettere a tacere i medici

Coronavirus, una mail di Pechino impartiva ai medici l’ordine di tacere sul virus. Poi il contagio e l’impossibilità di nascondere la verità al mondo. 

Coronavirus
Coronavirus (GettyImages)

Una mail per mettere a tacere i medici. È quello che è accaduto a Wuhan, focolaio del Coronavirus, il 2 gennaio scorso. Un ordine perentorio partito dall’Istituto di Virologia del capoluogo dell’Hubei e indirizzato alla comunità scientifica cinese. Non si doveva assolutamente parlare del virus che si stava diffondendo in tutta la regione. Nel testo si legge che “il comitato sanitario nazionale richiede esplicitamente di non pubblicare su mezzi di comunicazione autonomi dati sperimentali dei test, risultati e conclusioni relative al suddetto virus”. 

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Coronavirus, l’ordine di tacere e il primo caso negli Usa

La mail continua chiedendo espressamente che i suddetti dati non vengano comunicati “ai media, inclusi quelli ufficiali e le organizzazioni con cui collaborano. Rispettare quanto rigorosamente richiesto”. La lettera si conclude con uno scambio di auguri. La direttrice dell’Istituto di Virologia, Wang Yan Yi, invia la mail ai dipartimenti di virologia e ricerca dopo gli ordini provenienti da Pechino.

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Coronavirus (GettyImages)

Tuttavia, 20 giorni dopo l’epidemia si diffonde anche negli Stati Uniti. Il 20 gennaio un 35enne americano che era stato a Wuhan per far visita alla sua famiglia, si ammala. I medici di una clinica vicino Washington tentano di curarlo con metodi tradizionali, ma la situazione precipita. Pochi giorni dopo gli viene somministrato un farmaco sperimentale, un antivirale creato per contrastare il virus dell’Ebola. L’uomo migliora e il 30 gennaio i sintomi spariscono. Nel frattempo, il virus si è diffuso anche in altri Paesi ed è impossibile nasconderlo al mondo.

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