Coronavirus, “solo” 29 morti e 433 contagi: ulteriore regresso

Si registra una brusca decelerata nell’estensione del virus e delle sue conseguenze in Cina, anche nella regione dell’Hubei.

Ospedale attrezzato in una fabbrica di Yangzhou (Photo by STR/AFP via Getty Images)

Numeri in calo

Così come da una settimana a questa parte l’Organizzazione Mondiale della Sanità riceve un bollettino sempre meno pesante dalla Cina per quanto riguarda il coronavirus. Meno pesante ma pur sempre drammatico: stando al ministero della salute pubblica di Pechino ieri i morti sarebbero stati 29 e i nuovi contagi sarebbero stati 433. Si tratta del dato più basso da quando l’epidemia ha raggiunto il suo culmine.

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Anche in Hubei un quadro migliore

Pur restando la situazione di maggiore emergenza, la provincia dell’Hubei annuncia non solo che i contagiati stanno diminuendo – 409 sui 433 complessivi riscontrati in tutto il paese – ma che aumentano anche le guarigioni. I morti a Wuhan e dintorni sono stati in tutto 26, tre quelli registrati fuori dalla provincia epicentro del focolaio.

“É  presto”

Tuttavia è presto per dire che la situazione sta migliorando: “In questo momento non possiamo permetterci l’errore di pensare che la situazione si sta risolvendo né che il peggio sia passato – dice Bruce Aylward, capo missione dell’OMS in Cina – perché questa è stata la prima ondata del virus, ma se romperemo l’isolamento potrebbero esserci altri casi di ritorno, i cosiddetti ‘rebound’. Occorre mantenere altissimo il livello di controllo e di monitoraggio”.

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Le altre vittime

I tre decessi di ieri sono stati registrati a Pechino, nella provincia di Heilongjiang e a Henan. In tutti e tre i casi si tratta di pazienti già in ospedale e che in un secondo momento sono risultati positivi al coronavirus.

La commissione nazionale sanitaria cinese ha anche ritoccato il numero dei cosiddetti pazienti gravi, 406, annunciando che il numero delle persone guarite è considerevolmente aumentato con quasi tremila contagiati che sono stati curati e dimessi senza ulteriori conseguenze. Le persone monitorate perché presentano sintomi riconducibili al coronavirus, ma sono tuttora negativi al tampone, sono quasi 700mila.